Sessualità

5 figure lesbiche che hanno cambiato il mondo

Alla scoperta di 5 donne lesbiche che hanno rivoluzionato la storia, raccontate dalla penna di Florent Manelli.

Alla scoperta di 5 donne lesbiche che hanno rivoluzionato la storia, raccontate dalla penna di Florent Manelli.

Florent Manelli è un autore e illustratore francese, che ha realizzato il volume 40 LGBT+ qui ont changé le monde. Tra le pagine e i disegni inseriti al suo interno, spiccano i ritratti di diverse icone gay o di lesbiche transgender che si sono distinte per avere abbattuto ostacoli all’apparenza insormontabili e indistruttibili.

 

Alcune delle loro storie sono abbastanza note alla comunità LGBTQ, mentre altre sono meno conosciute: accanto a nomi celebri come Alar Turin, omosessuale pioniere dell’informatica, della drag queen RuPaul, o del regista spagnolo Pedro Almodovar, spuntano, per esempio, quelli di Judith Butler, che ha esordito con gli studi sul genere, o del più giovane autore non binario Jacob Tobia.

Tra i protagonisti di questo libro ci sono anche le battaglie di diverse lesbiche che sono passate alla storia per il contributo che hanno dato alla causa LGBTQ. Vi raccontiamo la storia di 5 figure femminili incredibili, che hanno lottato contro il patriarcato, sperando che presto i loro nomi significhino qualcosa per tutti.

5. Lynda Baumann

Lynda Baumann viene definita da Manelli come un’attivista instancabile e determinata: il suo impegno si è rivolto verso i diritti della comunità LGBTQ, in particolare nei confronti degli invisibili della Namibia, Stato in cui i rapporti tra omosessuali vengono tuttora considerati contronatura.

La Baumann si è battuta a fianco dell’organizzazione Namibia Diverse Woman e della Coalizione delle Lesbiche Africane, con l’obiettivo di garantire la libertà, la giustizia e l’autonomia fisica a tutte le donne che vivono in Africa, e non solo.

4. Monique Wittig

Monique Wittig non necessiterebbe neanche di presentazioni: si tratta, infatti, dell’autrice del volume La pensée straight, e di una frase divenuta celebre in tutto il mondo: “Le lesbiche non sono femmine”. La Wittig affermava, infatti, quanto sia necessario distruggere i sessi come realtà sociologica se si ha intenzione di cominciare a esistere.

Poetessa, saggista, docente universitaria e teorica femminista, è stata una delle fondatrici del Mouvement de Libération des Femmes, dando origine al femminismo in Francia. Si autodefinì lesbica radicale: per lei l’eterosessualità è un regime politico, un contratto sociale che non vuole essere firmato dalle lesbiche. Il termine lesbica assume quindi una connotazione politica, in grado di superare il concetto stesso di orientamento sessuale.

3. Barbara Gittings

Il CV di Barbara Gittings è davvero molto lungo: è stata la coordinatrice della Gay Task Force dell’American Library Association, tra gli anni ’50 e ’70 ha partecipato a numerose mobilitazioni a sostegno dei diritti gay ed è stata redattrice per The Ladder, il primo mensile lesbico degli Stati Uniti.

La sua lotta sociale ha avuto come obiettivo principale quello di fare in modo che l’omosessualità non fosse più considerata come una malattia mentale.

2. Audre Lorde

Audre Lorde è stata una saggista e una poetessa afroamericana, autrice di diverse opere di riferimento per il pensiero femminista. La Lorde è riuscita a far cadere le maschere del femminismo occidentale, che spesso si nasconde dietro la sua facciata mainstream. È infatti bianco, etero e borghese. I suoi scritti sono stati anche in grado di denunciare problemi ancora oggi profondamente attuali, quali le discriminazioni razziali e la violenza da parte della polizia nei confronti delle persone di colore.

Fabianna Bonne

Fabianna Bonne è un’attivista lesbica classe 1988. Ha fondato, alle Seychelles, l’associazione LGBTI Sey, per combattere l’omofobia e la transfobia che regnano sovrane in questo Stato. Nonostante gli insulti e le minacce ricevuti per il suo attivismo, Fabianna Bonne non si è arresa e sta continuando a tenere duro per assicurare uno spazio sicuro alle minoranze che vengono, ancora ampiamente stigmatizzate.