Le parole che fanno bene al sesso

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Sdrammatizzano l’imbarazzo, ci uniscono all’altro, aumentano il piacere. Ecco perché nel sesso le parole sono importanti.

Sdrammatizzano l’imbarazzo, ci uniscono all’altro, aumentano il piacere. Ecco perché nel sesso le parole sono importanti.

Scrive l’informatico finlandese Linus Torvalds: "Il software è come il sesso: è migliore quando è libero e gratuito.” Come dargli torto? La libertà è la seconda condizione che garantisce l’appagamento sessuale, dopo la condivisione emotiva.

Ci sono tanti “modi”di fare sesso, ma per fare del “buon sesso” ne esiste solo uno: lasciarsi andare insieme all’altro.

Ascoltare le vibrazioni del corpo, sentire l’intesa, dire parole sincere di piacere e desiderio. Una delle convinzioni, che si ha, è che nel sesso sia meglio non parlare. O, quanto meno, non parlare troppo. Tutto dipende, però, da quel che si dice.

Ci sono parole che uniscono e parole che dividono.

Le prime vengono dalla pancia e riguardano la nostra gioia di stare con l’altro. A volte sono semplici e poco articolate: “mi piaci”, “mi fai stare bene”, “ti voglio”, “è bellissimo". Altre volte sono buffe e servono per sdrammatizzare momenti di imbarazzo. Altre volte, ancora, sono schiette e poco romantiche, ma mai volgari: come quando, per esempio, vogliamo far intendere all’altro che desideriamo essere toccate o baciate in un determinato punto.

Le seconde, invece, sono finte e artefatte. Non vengono dalla pancia ma dalla testa e, prima di essere dette, sono filtrate e rimodellate. L’obiettivo non è più quello di condividere con l'altro, ma esclusivamente di conquistarlo. A volte sono eccessivamente caricate di tenerezza innaturale (tipo: “come sei coccoloso”, “pacioccone mio”), altre volte sembrano uscite da un film porno e scadono in una scontata volgarità. Ben venga il sesso libero, insomma.

A patto che la libertà sia intesa come trasparenza nei confronti dell’altro e non come mancanza di attenzione.

Dirgli ciò che sentiamo può essere un buon inizio: crederci per provare... anche (perché no?) più piacere.

Foto @ Stephan Popov

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