Coronavirus e distanza: una lettera d'amore

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Lockdown e separazione forzata: una riflessione sdolcinata sulle conseguenze del coronavirus in amore.  

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Ho letto di coppie che sono state messe in crisi dalla quarantena. Abituate a vedersi soltanto la sera, si sono ritrovate in una nuova dimensione: quella in cui l'amore non è a tempo, come in quelle stanze dei motel che si vedono nei film, quelle in cui si rifugiano gli amanti.

Li vedo litigare sulla cena. Perché il capello di lei è finito di nuovo nell'impasto della pizza. Perché lui è giudice a Masterchef, solo che non cucina mai. Li ritrovo a pianificare viaggi e a non trovare un accordo sulla meta.

Lei pensa che la suocera riesca a essere invadente anche a distanza. Lui fa finta di niente, anche se sa che lei odia sua madre. E intanto pensa al suo, di impasto: lì non ci ha mai trovato neanche mezzo capello.

Lui esce a comprare il giornale e le sigarette, la sua ora d'aria preferita della settimana. Lei va a fare la spesa e si chiede perché non possa andarci lui, una buona volta...

La mattina mi sveglio e immagino il tuo viso accanto al mio. Apro gli occhi sempre prima di te e ti guardo dormire, di nascosto. Te ne accorgi sempre, ma me lo lasci fare. Passo i giorni a immaginare come sarà toccarti di nuovo. Ai tuoi baci. Alla tua lingua su di me. Sono quasi due mesi che non ci vediamo.

Ricordo la sensazione della mia mano sulla tua barba, la prima volta, a quella della prima volta che ho sentito la tua voce o della prima in cui ti ho guardato al buio e ho visto i tuoi occhi accendersi.

Ho iniziato a contare i giorni che mi separano da te. Ho una lista mentale di tutto quello che vorrei fare. Una bucket list, che non vorrei mai smettere di aggiornare. Potremo andare al mare? È la nostra prima estate insieme. Ti immagino su una tavola da surf, con quel sorriso da scemo che mi ha fregata fin da subito. La tua pelle che diventa dorata, la mia che fa invidia alle aragoste.

Vorrei farti vedere la casa in cui sono cresciuta. Vorrei pogare a un concerto con te. Vorrei mostrarti che sono una frana a guidare, ma che so andare benissimo in bicicletta. Vorrei farti assaggiare le mie lasagne. Guardare film horror, anche se ho paura, perché con te lo posso fare. Giocare ai videogiochi fino al mattino, parlare di cazzate, ridere fino alle lacrime, come succede sempre quando sono con te.

Ho letto di coppie che sono state messe in crisi dalla quarantena. E non le capisco. La crisi non nasce più dalla distanza? L'abitudine rende davvero così miopi da farci diventare le prede predilette dell'incazzatura facile?

Nessuno ci ridarà indietro questi due mesi. Ma un regalo, in fondo, ce lo hanno fatto: quello di farci capire che la distanza fa schifo.

Che una videochiamata non potrà mai vincere su un abbraccio.
Che chi se ne importa cosa mangiamo a cena, se stiamo insieme.
Che sarà bello quando potremo tornare a viaggiare, e chi se ne frega della meta.
Che la spesa possiamo farla in due.
Che la prossima volta, quando aprirò gli occhi, forse non sarà più un sogno. Ma ci sarai davvero tu accanto a me.

Al 4 maggio
Alla resistenza
A te

Foto apertura: Aleksandr Davydov - 123RF

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