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Giusy Versace e quella «tremenda voglia di vivere»

L'incidente e poi un cambio di pelle che l'ha portata alle Olimpiadi, a Ballando con le Stelle e persino in politica: storia di una donna che quando non ha potuto più camminare, ha iniziato a correre.

L'incidente e poi un cambio di pelle che l'ha portata alle Olimpiadi, a Ballando con le Stelle e persino in politica: storia di una donna che quando non ha potuto più camminare, ha iniziato a correre.

Nel suo corpo, tra carne e carbonio, Giusy Versace incarna tantissime cose. C'è l'impegno: sportivo, politico, ma soprattutto emotivo. Quello che ha messo in campo dopo il grave incidente stradale in cui ha perso entrambe le gambe. Quello che l'ha fatta volteggiare a Ballando con le stelle. Quello che l'ha spinta a sfidare i suoi limiti come atleta, quando le statistiche ti sono tutte contro. Nascere è faticoso, ma rinascere è un vero miracolo, fatto anche di fede e coraggio.

Il 2005 è l'anno che ha cambiato il tuo corpo e la tua vita. Nel 2007, con l'arrivo delle protesi, c'è stata una vera e propria rinascita, in cui hai cambiato pelle. Quali sono l'emozione e le convinzioni che ti hanno spinto a reagire, a rinascere?

Ho scoperto di avere una tremenda voglia di vivere proprio quando ho rischiato di perdere la vita. Forse è proprio questo che mi ha emozionato e la Fede mi ha spinta a ringraziare ed apprezzare tutto ciò che ancora posso fare, senza piangere per ciò che non posso cambiare più».

La rinascita può essere bloccata anche da motivi ambientali: Stato poco efficiente, sistema sanitario in alcuni punti, specialmente al Sud, inceppato. Come reagire?

«Innanzitutto con più rispetto, più tolleranza e più generosità. Questa pandemia e la crisi non solo sanitaria ma soprattutto economica generata, ha alimentato lo stato di frustrazione, sfiducia e rabbia… tutto questo è certamente comprensibile, ma al tempo stesso non aiuta nessuno. Serve un maggiore sforzo da parte di tutti, Stato incluso».

Ballando con le stelle: ti abbiamo amata in quello show e la tua passione per una disciplina diversa dall'atletica ha incantato tutti. Cosa ti è rimasto di quella esperienza?

«Parliamo di una delle sfide più grandi, soprattutto per la responsabilità che sentivo, avendo i riflettori puntati addosso. Esibirsi in diretta televisiva il sabato sera, in una delle trasmissioni più seguite e nelle quali le gambe sono le protagoniste, non nascondo che stavo spesso in apnea dall'ansia, di più che ai blocchi di partenza di una gara. Volevo solo fare bella figura per me, per la mia famiglia e per tutte le persone con disabilità che vedevano in me un punto di riferimento. Non potevo permettermi di sbagliare. Ho lavorato duramente, ma mai e poi mai avrei pensato di arrivare in finale e vincere. Proprio io che le gambe non le ho! …L'emozione più grande? Forse rimettere i tacchi e ballare sui tacchi. Se Milly non avesse insistito, non avrei mai trovato il coraggio di farlo. La ringrazierò sempre per questo».

Cos'è per te oggi lo sport?

«Lo sport è ossigeno, vita, energia. E' una preziosa opportunità per riscattarsi, mettersi alla prova, educare e lanciare messaggi. Lo sport permette anche di raccontare le storie dei suoi protagonisti».

Cosa ricordi delle tue esperienze paralimpiche?

«Tanta incertezza, fatica, sudore, impegno, sacrificio ma anche tante risate, soddisfazioni, gioie, vittorie. Tante gare che porto nel cuore, viaggi che mi hanno cambiata, che mi hanno fatto imparare qualcosa di nuovo. Ma quello che mi ha segnata di più sono stati gli allenamenti quotidiani con il mio allenatore A. Giannini. Se dobbiamo pensare alle gare, certamente l'esperienza olimpica di Rio è stata speciale, ma le gare più belle le ricordo a Grosseto dove ho esordito sui 400m in una giornata di pioggia, e gli Europei 2016 perché negli spalti oltre a mio fratello erano venuti a vedermi (per la prima volta dal vivo) mio padre e i suoi fratelli, quegli zii preferiti che mi hanno coccolata in ospedale e aiutata a rimettermi in piedi. Quell'argento e quel bronzo vinti in quella occasione li ho dedicati a loro».

Violenza sulle donne: lo sport è un terreno in cui questo argomento esiste e difficile da sradicare. Cosa si può fare per rendere migliore la vita delle atlete e delle sportiva? Secondo te c'entra con la presenza meno frequente di allenatrici?

«Forse l'assenza di donne in ruoli tecnici potrebbe anche incidere, ma non ne sono poi così sicura. Di certo è una piaga che richiede ancora molto impegno per essere contrastata, ma lo sport stesso è una grande opportunità: prezioso strumento di educazione e di rispetto per le regole, per se stessi e per gli altri».

Nel tuo curriculum c'è spazio anche per la politica: cos'è per te questo impegno? Cosa significa dedicare la propria vita al bene comune?

«L'impegno è gravoso. Scegliere di prestare il mio volto alla politica non è stato semplice né fatto con leggerezza. Questa scelta mi ha costretta a molte rinunce di cui peraltro nessuno parla mai, ma dal momento che diventi un soggetto politicamente esposto molte cose, in tanti settori, ti vengono precluse. Io sono una che ama le sfide: mi è stata lanciata, ci ho pensato un po' e l'ho colta approcciandomi alla politica con quello spirito nobile per cui secondo me nasce: il prestarsi agli altri. Presto la mia voce, la mia determinazione e le mie competenze a quel mondo di donne, giovani e persone con disabilità che chiedono più spazi e più diritti. Anche per questo 10 anni fa ho fondato una Onlus (www.disabilinolimits.org), per colmare i vuoti creati dallo Stato. Va però detto che stare in Parlamento non significa avere la bacchetta magica».

Cioè?

«È una lotta continua anche qui anche, perché non sempre raggiungi gli obiettivi che vorresti. Studio, approfondisco, ascolto e quando posso agisco. È un impegno che se assumi con la serietà richiesta ti toglie spazio, tempo ed energie ma se, nel mio piccolo, posso dare un contributo per migliorare la vita di altri, ne sono felice».