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Eleonora Petrella: «Impariamo a giocare con il look e a non avere più paura»

L'influencer, autrice del libro Non ho niente da mettermi, ci spiega come non temere lo specchio e ritrovarci tra ciò che abbiamo nell'armadio, spogliandoci per sempre della paura

L'influencer, autrice del libro Non ho niente da mettermi, ci spiega come non temere lo specchio e ritrovarci tra ciò che abbiamo nell'armadio, spogliandoci per sempre della paura

«Fidatevi di una che le ha provate tutte». Eleonora Petrella vive il look e lo stile come un fattore spirituale, che rispecchia appieno chi si è e la legittima volontà di scegliere come si vuole apparire, ma senza sottostare ai diktat di nessuno. «Non esistono regole rigide: dipende tutto da te e da cosa vuoi per te», scrive nel suo libro Non ho niente da mettermi (Mondadori). 

Secondo la sua visione, abbiamo passato anni a fare binge shopping, cercando di colmare mancanze a cui non sappiamo dare un nome, impegnandoci anche a non valorizzarci perché non abbastanza in sintonia non solo con il nostro corpo, ma con noi stesse. È ora di mettere mano al nostro armadio (e forse alla percezione di noi stesse). Il guardaroba perfetto? Quello che ci facilità la vita, non quello che ce la complica. 

Eleonora Petrella, nel tuo libro scrivi «L'abito giusto non è quello che ti sta bene, ma quello che ti fa stare bene». Un'affermazione che un po' ribalta il vecchio adagio secondo il quale «l'abito fa il monaco...»: è sempre vero?
«Il look giusto è quello che ci sta bene esteticamente, ma non solo. Spesso viene vissuto come una maschera, un obbligo, qualcosa che non ci fa stare serene. E automaticamente anche il look migliore del mondo perde la sua bellezza, se non vissuto serenamente. Ciò che conta è come ci sta: dallo starci bene al farci stare bene ci può passare un abisso oppure uno spazio sottilissimo. Ma nel momento in cui però si trova un look donante, è inevitabile che ci faccia stare bene. Diventa una seconda pelle, un'estensione del nostro essere». 

Secondo te il voler apparire al meglio è un “peccato” a cui dobbiamo imparare a rinunciare?
«L'apparire non è un negativo: l'importante è avere ben chiaro quello che si ha dentro e quello che si vuole comunicare».

Tanti vestiti e niente da metterci: come scegliere il capo adatto a noi?
«Dobbiamo ricontestualizzare il tutto e chiederci: Cosa abbiamo dentro di noi in quel momento? Che impressione vogliamo dare? Non abbiamo una seconda occasione per dare una prima buona impressione. Per questo, quando non abbiamo le idee chiare, la colpa non è da riversare sulla mancanza di abiti, ma di chiarezza su chi siamo e che immagine vogliamo trasmettere anche a noi stesse. Bisogna chiedersi: Che idea voglio dare di me? Che emozioni sto vivendo? Che tipologia di donna voglio vestire quest'oggi? Dobbiamo uscire dall'idea di essere delle costanti: noi siamo un processo, siamo in divenire. Quindi la prima regola per avere un guardaroba perfetto è tanto semplice quanto imprescindibile: dobbiamo innanzitutto imparare a conoscerci».

Colloquio vs odio per tacchi: cosa mi metto?
«Quando il dress code richiesto da una mansione lavorativa è differente dal proprio gusto e dalle proprie idee di stile, bisogna saper scendere a compromessi, valutando ciò che ci costa meno. Per questo val la pena inserire nel proprio guardaroba almeno una giacca e una calzatura, che rappresentano un piccolo compromesso tra ciò che siamo e ciò che ci viene richiesto. Se sono abituata a portare jeans, felpa e sneaker, ma voglio candidarmi in banca, andrò a sostituire questi indimenti con camicia e golfino, le sneaker con delle stringate. Lo sforzo è necessario per il proprio bene, anche se per fortuna i sistemi si stanno pian piano svecchiando».

Cosa fare con le maledette mezze stagioni?
«Ricorriamo al caro vecchio metodo della nonna, anche se oggi non fa più figo parlare di “metodo a cipolla”, ma si preferisce utilizzare il termine il layering. Per farlo bene, bisogna prima valutare come si vivono le temperature esterne e poi scegliere i tessuti migliori da tenere a contatto con la propria pelle, che deve traspirare. Si ritorna sempre lì, a ciò che ci fa stare bene. Se non patisco la sudorazione, posso usare una camicetta o una blusa. Al contrario, è bene che il primo strato sia un tessuto che si asciughi facilmente e che non emani cattivo odore. Il primo strato deve essere “amichevole” per la nostra pelle. A livello stilistico meglio tenere i tessuti più leggeri all'esterno e quello più pesante all'interno».

Quali sono i criteri da seguire per scegliere ciò che ci sta bene?
«Conoscersi è la parte fondamentale: siamo la persona con cui condivideremo il resto della nostra vita. Dobbiamo imparare a volerci bene. Ma in tutto questo dobbiamo imparare a vivere il look come un gioco! Inoltre, può essere utile avere il parere di una persona che ci vuole bene, che tiene al nostro benessere, quando facciamo shopping, per continuare a tenere la barra dritta e far sottostare il gusto personale solo al nostro benessere».

Quali sono gli errori più comuni quando andiamo a fare shopping?
«Ce ne sono diversi. Prima di tutto, ci lasciamo assalire dalla voglia di comprare tanto. Ascoltiamo troppo le tendenze, che a volte suonano come diktat e ci portano a pensare che siamo noi ad essere sbagliate. Dobbiamo ricordare che sono i capi che si devono adattare a noi, e non il contrario. Tutto va adattato alle nostre esigenze. Poi c'è la taglia, che ha un ruolo fondamentale». 

Come ce ne lasciamo condizionare?
«Per non dire di portare una determinata taglia, tendiamo ad escludere dei capi o dei brand che possono vestirci meglio perché percepiti meno cool».

Qual è lo stile che ammiri di più?
«Non ce n'è uno: sono molto volubile e il mio stile ne risente! Faccio fatica a riconoscermi in un look specifico. Preferisco che sia femminile ed elegante, caratteristiche che sento più affini a me. Faccio fatica a riconoscermi in un jeans o in una felpa, ma non perché non bello, ma perché dovrei riadattarlo alla mia persona. Se non mi sento veramente me stessa, lo escludo a priori. Tendo ad avere un look più lezioso, che poi smorzo con una calzatura decisa per non renderlo stucchevole».

Cosa leggi nel modo in cui si vestono le donne?
«Tanta paura. La paura è ciò che noto di più nelle persone che mi seguono: quella di osare, di sbagliare, di sembrare quello che non sono, a tratti anche di riconoscersi perché abituate a una visione di sé completamente diversa. Ma anche capire cosa non ci piace è un buon punto di partenza. Prendere posizione è un atto difficile, concreto. C'è anche la paura di confrontarsi con la propria immagine, soprattutto quando passa il tempo, quando si cresce e si matura». 

Che consiglio daresti alle donne per superare queste paure?
«Di provarci in qualunque modo, in qualunque caso: avrete sperimentato e giocato. Si può andare oltre i propri limiti, che stanno tutti nella nostra testa, apprezzando il look e allo stesso tempo declassandolo: prendiamolo come un bellissimo pacco regalo, un involucro prezioso che riveste tutto il resto. Utilizziamo il look per giocare, sperimentare, senza che diventi un'ossessione, una costrizione o un peso».