Stile

Rossella Migliaccio: «Dimmi di che forma sei e ti dirò come amarti»

L'autrice di Armocromia torna con un libro sulle forme. Tra body positivity e variety, ecco come cambiare il nostro rapporto col corpo e vivere felici.

L'autrice di Armocromia torna con un libro sulle forme. Tra body positivity e variety, ecco come cambiare il nostro rapporto col corpo e vivere felici.

Rossella Migliaccio torna a parlare dei corpi umani, indagando questa volta le loro forme e la strada da seguire per accettarsi e costruire un rapporto felice con il proprio fisico. Dopo il successo di Armocromia, è di nuovo in libreria con Forme. La guida alle proporzioni per imparare a valorizzare e finalmente amare la nostra unicità (Vallardi).

Con il suo consueto stile intuitivo, grazie anche alla sua esperienza con colori e forme, riversata nell'Italian Image Institute, guida lettori e lettrici alla scoperta dei concetti di body potivity, body confidence e inizia a scardinare il concetto di diversità in favore di quello di varietà. Obiettivo principale: normalizzazione. Che non significa aderire a uno standard, bensì scardinarli tutti, giusti o sbagliati che siano. Ma non pensate che Rossella ci stia invitando a ricusare la bellezza in favore di un “liberi tutti” sulla dieta o del tutone come stile di vita.

«Sono profondamente convinta che il desiderio di sentirsi belli non sia né frivolo né superficiale – scrive nell'introduzione del suo libro – giocare con gli abiti, con gli accessori, con il corpo, contiene una meravigliosa dimensione ludica ed è un diritto di tutti. Il senso estetico e la ricerca dell’armonia sono insiti nell’essere umano: non toglieteci la bellezza, perché è essa che, come diceva qualcuno, “salverà il mondo”».

Rossella Migliaccio, hai dedicato la sua vita all'immagine. Dopo aver scritto un libro per aiutarci a scoprire la palette giusta per ognuno di noi, hai spostato la sua attenzione alle forme. Perché?
Lavorando come esperta di colore e di immagine, prendo in considerazione sia i colori che le forme. L'armocromia era solo un tassello di un puzzle più ampio. Il pubblico ha iniziato a conoscermi per questo argomento, più nuovo e accattivante. Così dopo il successo del primo libro, è stato spontaneo pensare a un secondo. Dato che forme e colori sono complementari, ci stava come secondo step.

Cos'è per te la body positivity?
È un concetto nuovo sui social, che per fortuna sta prendendo sempre più piede in Italia e non solo. È quel processo di consapevolezza, accettazione e normalizzazione del proprio corpo. È quell'atteggiamento positivo che si dovrebbe avere verso il corpo che ognuno di noi ha, andando oltre il concetto di normale o gli standard imposti da altri.

Nella tua introduzione scrivi: «Ho potuto verificare in diretta come la normalizzazione del corpo crei sofferenza». Cosa intendi?
In quel passaggio faccio riferimento al fatto che, lavorando con persone che mi hanno chiesto di rivedere la propria immagine, mi sono resa conto che dietro quell'aspetto che può sembrare apparentemente superficiale, in realtà si cela un rapporto difficile con il corpo. Si prova un senso di inadeguatezza creato da un continuo confronto con modelli irraggiungibili o per il giudizio continuo a cui si è sottoposti. Si dà un valore alle persone in base all'aspetto fisico e questo genera vergogna, inadeguatezza e sì, anche sofferenza.

Tre consigli per acquisire maggiore consapevolezza di noi e del nostro corpo.
Innanzitutto bisogna partire dal presupposto che nessuno di noi ha dei difetti, ma che ognuno di noi ha delle caratteristiche anatomiche normalissime, che ci rendono uniche. Diventano difetti quando vogliamo pensare a un unico standard. Poi dobbiamo passare dal concetto di diversity al concetto di variety: così potremo capire che ognuno di noi è una varietà, ha una sua forma. È un passaggio importante per superare il concetto di omologazione. Infine, dobbiamo ricordarci che non siamo sole.

Come può aiutarci quest'ultimo passaggio?
Quando abbiamo caratteristiche particolari, come le dimensioni dei seni, che possono essere diverse, ci sentiamo sole e ci nascondiamo. Oppure prendiamo l'addome, di cui tanto si parla su giornali e Instagram. Ci sono tantissimi consigli su come fare per avere la pancia piatta. Ma nessuno ce l'ha! Il corpo umano, soprattutto quello femminile, non ha questa caratteristica, tanto che anche le sportive possono avere l'addome arrotondato. È una questione di anatomia, postura e alimentazione. Bisogna parlarne, non vergognarsi! Sono cose normalissime, comuni a tante donne. Questa è la normalizzazione.

Quando le nostre forme cambiano, spesso è una cosa che si fa fatica ad accettare: cosa fare in quel caso?
Ancora una volta ciò succede perché attribuiamo al corpo un valore che va oltre la sua funzione anatomica. Poi c'è un aspetto estetico che non va negato. Tutti vogliamo sentirci in forma, anche per stare bene. Se ci va, dobbiamo farlo, ma non deve essere un'ossessione. Non posso attribuire il mio valore come persona alla cellulite o al numero della bilancia o a quello sul cartellino dei vestiti.

Attraverso Forme ti proponi di aiutare le persone a valorizzare il proprio corpo: da dove partire?
Di solito si parte dalla consapevolezza della propria forma e caratteristiche. Quando ho capito le proporzioni del mio corpo, allora sceglierò abiti e accessori che valorizzano e bilanciano quelle forme. Voglio aiutare le persone a superare l'atteggiamento contrario. Se va di moda un dato modello, allora mortifichiamo i nostri corpi con abiti non adatti. Ne deriva frustrazione, omologazione... Mettiamo al centro la persona, le sue caratteristiche fisiche e poi scegliamo gli abiti. È l'abito che deve adattarsi alla persona, come per i colori, non il contrario.

Uno dei capitoli del tuo libro si intitola "Il diavolo è nei dettagli": qual è l'aspetto più importante tra le parti del nostro corpo a cui prestiamo meno attenzione che può ribaltare la situazione?
In quel capitolo parto proprio dall'idea di badare ai dettagli. Tendiamo a focalizzarci sempre sulle solite cose: i fianchi, la pancia, che consideriamo problemi insormontabili. Mentre sottovalutiamo l'importanza di certi dettagli come le mani o il collo. Con scolli e piccoli accorgimenti si valorizza l'intera figura. Spesso ci si dimentica di questi dettagli belli.

Quali sono le figure social che ritiene siano migliori ambasciatrici della body positive?
In Italia c'è Laura Brioschi, ma le personalità, anche americane sono tante (come Sarah Nicole Landry, ndr.). A volte anche personaggi famosi come Billie Eilish, vittima di body shaming per una foto in cui sembra aver messo su qualche chilo, danno dei segnali forti. La sua risposta netta e sicura è un buon modo di rispondere e deve essere di esempio.

Quali invece secondo lei stanno veicolando un messaggio in qualche modo sbagliato?
I modelli negativi sono tutti quelli che propongono uno standard di bellezza.

Non teme che si possa cadere in un eccesso opposto, quello in cui venga accettato uno stile di vita poco sano solo perché vergognarsi del peso in eccesso è oggi fuori moda?
Normalizzare è anche quello: non passare da un estremo all'altro. Prima non eravamo abbastanza belle, ora non siamo abbastanza brutte. Non va bene veicolare dei messaggi che potrebbero portare a uno stile alimentare sbagliato. Il tema non è lo standard giusto o quello sbagliato, ma il fatto che questo modo di pensare vada cancellato. La bellezza è un corpo sano.

Il consiglio per sbloccare la body confidence in chi non si accetta.
Innanzitutto, di non attribuire al corpo colpe che non ha. Purtroppo questa cosa succede quando vediamo persone famose che sorridono, magari su un red carpet, e attribuiamo il loro sorriso e successo all'aspetto fisico. Ma non conosciamo le loro vite, che potrebbero essere anche molto infelici. Dunque non diamo al corpo la responsabilità di renderci felici o infelici.