Il lavoro post-Coronavirus, nel segno dello smart working

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Dall’aumento dello smart working alla misurazione della temperatura corporea, passando per un nuovo concetto di open space: una previsione in 10 punti.

La pandemia di Coronavirus ha cambiato (anzi, stravolto) per alcuni mesi le vite degli italiani, che adesso stanno piano piano tornando alla normalità, alle passeggiate al parco, allo shopping seppur contingentato, al piccolo ma grande piacere di un caffè al bar. Torneranno anche le serate al cinema e le partite di pallone, insieme alla musica dal vivo. Ma il Covid-19 è destinato a rimanere, o quantomeno a lasciare un’eredità nel mondo del lavoro, che vedrà alcuni importanti cambiamenti. Ecco quali.

1. Più smart working e coworking

Insieme alla diffusione del virus, è cresciuto anche il lavoro a distanza. Lo smart working è destinato a rimanere tra noi, anche in una versione ‘parziale’: con molti dipendenti pronti a lavorare da remoto, molte grandi aziende creeranno degli spazi di coworking distaccati (magari su base provinciale), in cui concentrare piccole porzioni della forza-lavoro, anziché costringere tutto il personale a raggiungere ogni giorno la sede centrale.

2. Una nuova comunicazione

Le riunioni di lavoro? La maggior parte di esse sarà sostituita da videochat di gruppo, mentre le email interne ‘diventeranno’ sms o addirittura messaggi via WhatsApp. In alternativa saranno organizzati meeting veloci, con pochi partecipanti, divisi in gruppetti e in collegamento da stanze diverse. La distanza fisica tra colleghi, ma soprattutto tra capi e sottoposti, non sarà assolutamente un male, anzi: la comunicazione sarà non solo più informale, ma anche più diretta e chiara.

3. Meno trasferte di lavoro

Il distanziamento sociale un giorno non sarà più necessario, ma comunque gradito. Le ditte cercheranno dunque di limitare i viaggi di lavoro dei dipendenti, siano essi per convegni, corsi di aggiornamento oppure incontri con clienti e fornitori: diventeranno in un certo senso un lusso per molte aziende, interessate a dare un taglio al budget alle spese. Anche perché, in fondo, tante cose da 'trasferta' si possono fare comodamente online.

4. L’open-space si trasforma

Gli uffici open-space, ovvero senza muri e barriere, dove tutti possono vedere e ascoltare ciò che fanno e dicono gli altri, non sono destinati a scomparire. Ma a cambiare sì, tra scrivanie distanziate o con pannelli in plexiglass tra l’una e l’altra, distributori di igienizzanti per mani, porte automatizzate, chiusura degli spazi di pausa comuni e posti fissi assegnati, per tutti. Basta, insomma, con gli stagisti sballottati da una postazione all’altra. Secondo gli esperti, non dovrebbero tornare i cubicoli.

5. Misurazione della temperatura

I datori di lavoro non solo avranno il diritto di misurare la temperatura corporea dei dipendenti, ma saranno addirittura invitati a farlo, come già accade negli Stati Uniti in realtà come Amazon, Walmart e Starbucks. Gli esami medici, di ogni genere, sono destinati ad assumere grande importanza negli ambienti lavorativi del futuro.

6. La mascherina come abbigliamento

Soprattutto nelle grandi compagnie, con una massiccia presenza di personale, la mascherina diventerà un accessorio tutt’altro che accessorio, bensì necessario (o quasi). Da abbinare magari al completo scelto per la giornata di lavoro, in tono con la cravatta, più seriosa da lunedì ma giovedì, e con delle fantasie in occasione del casual friday.

7. Otto ore non più necessarie

Numerosi studi già lo avevano dimostrato, la pandemia è stata l’occasione per confermarlo: lo smart working non intacca la produttività. Al contrario: la favorisce. La flessibilità, logistica e oraria, è destinata a diventare norma e non più eccezione. Conterà di più l’obiettivo e non il tempo impiegato per raggiungerlo. Con buona pace delle vecchie otto ore di lavoro.

8. La maternità non sarà più un problema

Se fino a ieri tante donne fuoriuscite dal mondo del lavoro a causa della maternità faticavano (eufemismo) a entrarci di nuovo, in futuro le cose potrebbero cambiare. In positivo. Una cultura del lavoro differente, fatta di flessibilità e smart working, potrebbe infatti regalare anche alle neo mamme grandi opportunità, oltre alla possibilità di non perdere l’impiego.

9. Maggiore automazione

Dopo tante buone previsioni, una decisamente negativa. Dato che i robot e gli algoritmi non si ammalano, nel futuro del lavoro dovrebbe (potrebbe, se vogliamo essere positivi) esserci sempre più automazione: niente che non fosse già stato previsto, in fondo. Diciamo che il Coronavirus potrebbe ‘solo’ accelerare il processo.

10. Addio al digital divide

Il digital divide è è il divario esistente tra chi ha accesso effettivo alle tecnologie dell'informazione e chi ne è escluso, in modo parziale o totale. Ebbene, la necessità di lavorare in modo diverso, ovvero da remoto, così come di (ipotizziamo) assistere a lezioni online, porterà all’abbattimento di questo divario: più hotspot, Wi-Fi persino sui mezzi pubblici, fibra per tutti. Per mettersi al lavoro ovunque e senza rallentamenti.

Foto apertura: gstockstudio - 123RF

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