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L'uro si è davvero estinto?

Chi era l'uro e perché si è estinto? Tutto quello che sappiamo sul Bos taurus primigenius, più due progetti per riportarlo in vita.

Chi era l'uro e perché si è estinto? Tutto quello che sappiamo sul Bos taurus primigenius, più due progetti per riportarlo in vita.

Al mondo esistono circa un miliardo e mezzo di bovini domestici, allevati per fornire latte e carne all’essere umano. Tutti loro discendono da un’unica specie selvatica, dichiarata estinta nel 1627: il Bos taurus primigenius, più comunemente conosciuto come uro.

Ma chi era l’uro? E, soprattutto, si è davvero estinto?

L’uro: il primo vero animale domestico

La storia dell’uro comincia in tempi preistorici. Al tempo preda ambita, tanto da essere raffigurato nelle pitture di Lascaux, divenne poi oggetto di attenzione per gli agricoltori del Neolitico che vollero utilizzare l’uro per ottenere i primi bovini domestici. L’addomesticamento avvenne in tre punti diversi del pianeta, a partire da 9.000 anni fa, in Mesopotamia, in Africa occidentale e in India (dove nacque lo zebù – Bos taurus indicus).

Cosa sappiamo del Bos taurus primigenius

L’uro si è estinto ben prima dell’invenzione della fotografia. Quindi, quello che ad oggi sappiamo del suo aspetto, è frutto di studi scientifici sui fossili trovati nel corso degli anni e sulle pitture dell’essere umano.

Ad esempio, tre tratti molto caratteristici dell’uro sono le corna a forma di lira ricurve in avanti, una striscia più chiara lungo la spina dorsale e il dimorfismo sessuale nei colori del mantello. Infatti, i maschi erano neri con una striscia grigia chiara (o marroncina), mentre le femmine erano rossastre.

Il Bos taurus primigenius era decisamente più grande del suo discendente odierno. Basti pensare che l’altezza al garrese di una vacca domestica di taglia media è di circa 150 cm, mentre l’uro raggiungeva i 175 cm per 1.000 kg di peso.

Dalle testimonianze, si evince che l’uro era un animale dal temperamento molto aggressivo, tanto che nella cultura antica la sua uccisione era visto come atto di grande coraggio.

Dove viveva

L’uro era endemico delle isole britanniche fino all’Africa, del Medio Oriente e dell’India, ma anche dell’Asia centrale. Di fatto, era una specie di bovino selvatico diffusa in tutto il mondo.

A partire dal XIII secolo d.C., l’areale dell’uro si restrinse alla Polonia, alla Lituania, alla Moldavia, alla Transilvania e alla Prussia Orientale. In queste zone, il diritto alla caccia apparteneva prettamente alle famiglie nobiliari per poi divenire prerogativa delle famiglie reali.

Con il declino della popolazione degli uri, la caccia cessò e divenne punibile con la morte.

L’estinzione dell’uro

Secondo le stime reali, nel 1564, i guardacaccia erano a conoscenza di soli 38 esemplari di uro ancora vivi. L’ultimo uro in vita era una femmina e morì nel 1627 nella foresta di Jaktorów, in Polonia. Il suo cranio è oggi di proprietà del Livrustkammaren di Stoccolma.

monumento ultimo uro

Foto: Tomasz Kuran - Wikimedia Commons

Le cause dell’estinzione dell’uro ad oggi non sono ancora del tutto chiare, soprattutto alla luce del fatto che altre specie di bovini selvatici, come bisonti o alci, sono sopravvissute fino ai giorni nostri.

Un gruppo di ricercatori ha di recente analizzato il collagene osseo di 295 fossili di uri, bisonti europei e alci provenienti da 14 paesi. Il risultato dello studio è stata pubblicato su Global Change Biology e sembra proprio che l’uro si sia estinto perché, come le altre specie di bovini, fu costretto a modificare la propria dieta a causa degli enormi cambiamenti ambientali provocati anche dall’uomo.

Secondo la ricerca, il bisonte europeo e l’alce hanno mostrato una maggior flessibilità nel cambio di alimentazione, mentre l’uro non ha saputo far fronte ai cambiamenti e andò incontro all’estinzione.

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I progetti per riportare in vita l’uro

Negli anni Venti del Novecento, i fratelli tedeschi Heinz e Lutz Heck cercarono di riportare in vita gli uri grazie ai bovini domestici. Poiché i geni dell’uro sono ancora presenti nei discendenti, il piano prevedeva l’incrocio di varie razze, specialmente bovini da combattimento spagnoli, bovini scozzesi Highlander e bovini di razza Podolica ungherese.

Il risultato venne chiamato bovino di Heck, anche noto come uro rinato o uro di Heck. Ad ogni modo, la somiglianza risulta essere incompleta.

uro di heck

Foto: GerardM - Wikimedia Commons

Programmi di de-estinzione simili esistono ancora oggi e prendono il nome di Operation Taurus e The Taurus Project. Anch’essi si basano sull’eredità genetica degli uri presenti in alcune razze odierne, come la Maremmana italiana, i bovini di Busha o Podolici dei Balcani. Il concetto è molto semplice: selezionando il pedigree e facendo incrociare le razze a ritroso si vanno ad ottenere generazioni sempre più simili all’uro originario.

Entrambe le iniziative fanno parte del programma più ampio Rewilding Europe, che ha come obiettivo quello di reintrodurre diverse specie selvatiche estinte al fine di creare un paesaggio più naturale e, perché no, incoraggiare lo sviluppo o la ricomparsa di nuove specie animali e / o vegetali.

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Foto di apertura: tjwvandongen - 123rf