Anche i cani (e i gatti) vanno in Paradiso: i consigli di Mario Fontana

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Perdere uno dei nostri amici a quattro zampe può essere devastante quanto la morte di un parente. "Oltre la vita"  di Mario Fontana è un libro che ci aiuta a fare pace con la dipartita dei pelosetti e pelosoni. 

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La perdita di un animale domestico può essere devastante quanto quella di una persona amata. «Però la morte non è la fine, è solo una transizione». A dirlo è Mario Fontana, autore del libro Oltre la vita. Perché ci rivedremo ancora (TeaserLAB). L'autore sposa la teoria secondo la quale ritroveremo gli animali nell'aldilà. Così, mentre la religione cristiana nega l'esistenza dell'anima negli animali, gli esseri umani si attaccano a questa speranza.

Cani e gatti sono con noi sempre: ecco come gestire il rapporto con gli animali domestici anche nell'aldilà.

La vita degli animali è troppo corta

Un cane può arrivare a vivere fino a 16 anni, ma la verità è che già arrivato a 9 anni ha raggiunto la fase della vecchiaia. Se fosse un uomo avrebbe intorno ai settant'anni. Molto fa l'alimentazione e il movimento fisico. Ma contro il dna si può poco. La vita degli animali è troppo corta e quando ne adottiamo uno, dobbiamo rassegnarci a vederlo andare via prima di noi.

Gli animali e le religioni

«Papa Francesco ha chiarito la sua posizione durante un incontro con un bambino il cui cane era morto di recente, dicendogli che il Paradiso è aperto a tutte le creature di Dio», scrive Fontana. Una posizione in netto contrasto con quella di Papa Benedetto XVI, che sostiene che quando gli animali muoiono, semplicemente muoiono.

Foto: Alina Odryna - 123rf.com

I pontefici di molte epoche - Giovanni Paolo II ma anche Paolo VI - consideravano gli animali creature di Dio. Quindi è facile pensare che anche la Chiesa sta virando verso una verità che chi ha un animale sa bene: anche le bestie hanno un anima.

«Se c'è un Dio - spiega Mario Fontana, - lui, naturalmente, ha il controllo completo sul destino di tutte le anime. Per tutto quello che ho vissuto in questo mondo, trovo difficile credere che il Creatore possa buttare semplicemente via qualcosa di prezioso come l'anima di una delle sue creature, anche se in origine quell'anima non era umana».

Secondo l'Islam tutte le anime sono eterne, comprese quelle degli animali. Il buddismo li considera esseri senzienti e afferma che gli umani possono rinascere come animali e viceversa. L'induismo vede le anime animali come una tappa verso la liberazione (moksha). L'ebraismo invece non ha una posizione ben definita.

«Finché non hai amato un animale, una parte della tua anima sarà sempre senza luce».

«I nostri amici sono sempre al nostro fianco»

«Gli animali nell’Aldilà inviano ai loro vecchi padroni segni e messaggi dal cielo? A volte lo fanno, ma la comunicazione animale dopo la morte è diversa da come comunicano le anime umane. Se un animale che avete amato non c’è più e vorreste un segno da lui, ecco come potreste percepirlo, ma bisogna fare attenzione», scrive Fontana.

Secondo l'autore gli animali mandano numerosi e diversi segnali dall'Aldilà: odori che fanno pensare all'animale, tocco fisico, suoni, messaggi onirici. All'improvviso potreste notare un oggetto - un collare, ad esempio - visibile da qualche parte.

Foto: Alexander Pokusay - 123rf.com

Per i gatti invece, c'è un'altra storia: sembra che non si rassegnino alla morte e, se hanno amato molto la propria casa e la propria famiglia, tornino dall'Aldilà. Fontana parla di "gatti psichici", presenze che si fanno sentire con miagolii, odori e peso fisico, ma che non è possibile vedere. Perché «un gatto non muore mai. Lui ti rimane sempre vicino».

Gli animali e l'aldilà

Gli animali sono a loro agio con la morte, sanno come tornare ed essere ancora presenti, ma non solo. La maggior parte di loro «ha la capacità di avvertire cose che appartengono al soprannaturale». Innanzitutto, è merito dell'udito finissimo. Poi ci sono i profumi e la vista. «Vedono più di noi», anche al buio.

I felini poi hanno un ricettore particolare: sentono la morte, la propria e quella degli umani. Da sempre questo animale è stato percepito come un ponte col mondo della morte, sin dall'antico Egitto. Ma i felini sentono anche l'infelicità dei padroni, i loro problemi di salute e persino catastrofi imminenti come terremoti. Dei veri e propri angeli custodi.

Il Ponte dell'Arcobaleno

«In ogni leggenda c'è sempre un fondo di verità. Crederci non costa nulla», scrive Fontana, che nel suo libro racconta quella del Ponte dell'Arcobaleno.

«C'è un ponte tra il Paradiso e la Terra, e si chiama Ponte dell’Arcobaleno. Quando un animale che è stato particolarmente vicino a qualcuno qui sulla Terra muore, la sua destinazione è al Ponte dell'Arcobaleno. Questa leggenda rappresenta l'idea che gli animali e i loro proprietari si riuniranno dopo la morte in un luogo felice». Ma cosa succede a quei poveri animali che hanno subito violenze e maltrattamenti dai loro padroni? Tornano forti e possono dedicarsi di nuovo ai giochi.

La mancanza dei padroni però si fa sentire, ma è qui che i pelosi si riuniranno agli umani che hanno amato e li hanno riamati.

«Angeli a quattro zampe»

«La parola angelo deriva dal greco antico e significa “messaggero”, in questo senso possiamo dire che gli animali sono angeli che ci portano il messaggio di come vivere nel momento presente. Potremmo non esserne consapevoli immediatamente, ma il loro messaggio ci parla sempre di gratitudine».

In un momento in cui mindfulness e yoga spopolano, sapere che proprio accanto a noi ci sono degli "insegnanti" straordinari di gratitudine, dovrebbe risvegliarci un po'. Cani e gatti non discriminano, ci amano per quello che siamo, «per il nostro animale domestico siamo i più grandi eroi della Terra».

«Questi piccoli angeli pelosi hanno la capacità di rendere felice la nostra esistenza e di renderci persone migliori. Con un animale al nostro fianco impariamo ad amare incondizionatamente, capiamo che la vita non è solo lavoro e denaro, ma sono quei momenti unici, quando siamo accanto a chi amiamo».

Trattiamoli bene, dunque. Non abbandoniamoli. Amiamoli. Perché loro sì, che ci rimarranno accanto per sempre. E ci ritroveremo tutti al Ponte dell'Arcobaleno

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