Coronavirus, la magia del brinner in quarantena

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La quarantena ci ha spinti a cercare nel cibo le coccole a cui abbiamo dovuto rinunciare dal vivo. Il brinner, una colazione gustata all'ora di cena, è tra queste.

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Una tazza di latte. Caldo. Bianco. Fumante. Magari con un velo di panna sopra. Un pezzo di pane un po' duretto o i biscotti preferiti da inzuppare. Questo è uno dei riti più antichi celebrati all'ora della colazione. Ma ho visto spesso mia madre cenare così, un po' per pigrizia, un po' per cercare in quel liquido bianco e avvolgente una coccola non ricevuta. Noi lo chiamiamo zuppa di latte. Gli anglosassoni lo chiamano brinner.

Cos'è il brinner? 

Secondo Urban Dictionary il brinner è una colazione mangiata all'ora di cena o in qualsiasi altro momento della giornata. Ecco perché ci piace così tanto.

Brinner, le origini

Noto a tutti (ma senza questo nome) dalla notte dei tempi, il brinner sarebbe stato istituzionalizzato da Bill Gragner. Erano gli anni Novanta e questo studente d'arte di Sydney cercava un modo per mantenersi gli studi. Così iniziò a lavorare in un ristorante. Tre anni dopo, a soli 22 anni, aprì Bill's. Il locale divenne famoso per le colazioni servite su lunghi tavoli sociali. Inoltre, qui, uova bacon, waffles e pancakes erano serviti per tutto il giorno. Oggi i locali Bill's sono ovunque. Inoltre, a Melbourne si è anche tenuto il Brinner Festival.
Su instagram l'hashtag conta oltre 108.000 post, che immortalano pancake di zucchine con uova, waffle, uova strapazzate, mirtilli e hamburger. Per usarlo, basta consumare il piatto (o semplicemente postare la foto) di sera. Anche perché, in un epoca di "politeismo alimentare", dove orari e menu si confondono, è difficile avere un'esperienza autentica e conforme a vecchi canoni. Persino il nutrirsi diventa creativo.

Brinner, nuovo rito da quarantena

L'emergenza Coronavirus ci ha costretti in casa per oltre 50 giorni. Nella fase 2 usciremo un po' di più, ma le mura domestiche rimarranno il nostro luogo di permanenza principale. Per alcuni la stanza-cuore della casa è da sempre la cucina.

In questo periodo frequentata ancora più assiduamente. Come ha spiegato Sonia Peronaci, «il cibo ora è comfort, coccola: ci avviciniamo a ciò che ci piace». E che male c'è se ciò che ci piace si mangia di solito a colazione? Durante la quarantena il tempo si è dilatato. Abbiamo mangiato di più, cercando la ghiottoneria, cimentandoci in ricette ardimentose perché c'era l'ingrediente più importante: il tempo. E poco importa se i pancake li abbiamo fatti alle dieci di sera. Ne avevamo voglia. Perché poi, diciamocelo, la colazione è il miglior pasto della giornata, ma spesso lo consumiamo troppo in fretta. 

Foto: foodandmore-123RF

>>Leggi anche: Sonia Peronaci: «Cosa cambierà dentro e fuori le cucine nella fase 2 ... della nostra vita»


Il brinner è un modo per andare oltre il semplice latte e caffè, biscotti, marmellate, fette biscottate o uova strapazzate. Gli inglesi e i paesi anglosassoni celebrano il brinner con pietanze elaborate. Secondo Alessandro Barbero in A che ora si mangia, la colazione anglosassone coincide con un piatto caldo, salato, cucinato. Via libera dunque a French toast, Full English Breakfast e Pancake. La colazione italiana è solitamente dolce e non cucinata. Di conseguenza lo è anche il brinner. E chissà se, con la possibilità di acquistare croissant e brioche al bar sotto casa, non ne faremo scorta per mangiarli anche a tarda sera, accoccolati sul divano, per ritrovare il tempo e i carboidrati perduti.

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