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Gender is over: lo speciale

Un viaggio che ci porta alla scoperta di un mondo ancora poco conosciuto. ''Gender is over'' racconta le storie di chi, nato in un corpo che non riconosce, decide di cambiare sesso per (ri)trovare la propria innata identità. Uno speciale nato per far chiarezza sull'identità di genere e sulla sua rappresentazione nella società odierna.

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Marta, una vita non binary: «Non voglio una società a compartimenti stagni»

Ha fatto coming out da lesbica a 15 anni ora si batte per una società più giusta, con meno caselline e più sfumature. Ecco cosa significa essere non binary.

Ha fatto coming out da lesbica a 15 anni ora si batte per una società più giusta, con meno caselline e più sfumature. Ecco cosa significa essere non binary.

Possiamo aver familiarizzato con i concetti di omosessualità e lesbismo. Forse abbiamo ancora qualche difficoltà con il mondo trans, motivo per cui violenze e bullismo nei confronti di queste persone sono più frequenti nonché meno osservati dalla cronaca. Ma con la disforia di genere si fa ancora fatica. Con questo termine si indica una incongruenza, che molto spesso genera malessere, percepita da un individuo che non si riconosce nel proprio sesso fenotipico e nel genere assegnatogli alla nascita. 

Marta, nome di fantasia, è nata donna, ma ha sempre avuto un corpo molto androgino. Con la pubertà il suo dna le ha scolpito addosso due seni con cui non si sente in armonia. Lei, lesbica dichiarata dall'età di 15 anni, preferiva il suo corpo infante perché neutro, perché non la costringevano a scegliere se andare nel bagno delle donne o degli uomini. «Vorrei far parte di un mondo di sfumature – ci racconta – e non di una società fatta a compartimenti stagni». Questa è la sua storia e quella di tutti coloro che non riescono a sopportare di vivere in una società a compartimenti stagni.

Cosa significa per te essere una persona non binary?
Secondo me è il non vedersi incatenati in un genere binario, che sia uomo o donna, ma far parte un po' di una sfumatura. Nel contesto di una società in cui si deve corrispondere a un genere sessuale, essere un individuo non binary fa sentire fuori posto in alcune occasioni. 

Ti senti mai a disagio nel tuo essere non binary?
Sì, ma fortunatamente non provo disforia quotidianamente. Mi capita spesso con i bagni, facendo shopping, quando vorrei fare acquisti nel reparto uomo, ma poi sono costretta a scegliere anche alcuni capi femminili. Per fortuna ci sono brand che stanno puntando sulla produzione di vestiti unisex.

Quale pronome o pronomi vuoi che vengano usati per definirti?
Femminili. Da un lato mi trovo bene come donna, a livello politico e di attivismo. Mi oriento in questo genere, anche se in altri aspetti ho caratteristiche più maschili. Semplicemente, mi percepisco esterna alla suddivisione. Vorrei che esistesse il genere neutro.

Quando hai capito di essere non binary?
Fin da piccola sono cresciuta come un bambino e tutti mi prendevano come tale per il mio corpo gracile e mascolino, e per i capelli supercorti. Sono cresciuta percepita al maschile: ho dovuto alzar la voce per dire di essere una bambina. Verso i 14, 15 anni il mio seno è cresciuto molto e da lì tutto è cambiato.

Come ti sei sentita?
Ho sofferto molto. Nel mio corpo neutro mi sentivo a mio agio. Il seno mi ha reso una vittima di bullismo. Negli anni ho imparato ad amarmi per quello che ero, ad andarmi bene, ma non è stato facile. 

A 15 anni hai fatto coming out come persona lesbica. 
Non ho mai nascosto ciò che ero. Anche mia nonna sa che lo sono. E per un po' stavo bene così. Pensavo che il nodo fosse quello. Ma negli ultimi anni sono venuta a contatto con dei ragazzi trans e si è risvegliata quella vocina, quel fastidio che sentivo rispetto al mio corpo: era la disforia di genere. Ne ho parlato con la mia psicologa e con altre persone, ma ho capito che la mia via non è la transizione. 

Come mai?
Perché non mi vedo nemmeno anche come uomo, ma solo come una persona neutra. 

Quali sono i principali problemi con la consapevolezza di non volerti riconoscere in un'identità di genere definita?
Un problema che c'è nel quotidiano, molto grosso con cui si sta lavorando nel gruppo trans, è il voto. Quando si va a votare ci sono due file, quella per gli uomini e quella per le donne. Ogni volta mi ritrovo a dover giustificare la mia presenza nella fila della casellina F ed è fastidioso. Ti trovi a dover dare spiegazioni per cose che non dovresti, quando basterebbe dividere le persone secondo le iniziali del cognome. Poi in alcuni contesti mi dà fastidio, ma in altri no: se al bar mi dicono “Ragazzo, vuoi un caffè?”, mi scappa il sorriso.

Che ruolo ha avuto la psicoterapia nella tua esperienza non binary?
Sono seguita da una dottoressa da due anni: quando le ho parlato del mio essere non binary si è creato un dialogo costruttivo. La psicoterapia mi ha anche aiutato a capire che se accetto il mio corpo, sto bene. Mi sto solo informando per la riduzione del seno. Quando a 14 anni scopri di essere gay, alcuni ragazzi lo vivono come un trauma. A 24 anni, dopo tante domande, ho capito che essere non binary fa di me solo una delle persone che vivono questa situazione. 

Ma i tuoi non sanno della disforia di genere.
Non ho fatto coming out come persona non binary, che vengono identificate nel termine ombrello “trans”, cosa che ci rende un po' più visibili in quanto minoranza. Solo mio fratello lo sa. 

La tua consapevolezza non binary ti ha creato problemi nei rapporti professionali e sociali?
Mi sono circondata di persone con mentalità molto aperta: quindi no. Definirmi non binary ha aiutato me, ma non è una cosa che faccio presente nei rapporti lavorativi, dove però non nascondo la mia sessualità.

Relazioni amorose: come funzionano per una persona non binary?
La mia consapevolezza da persona non binaria viene dall'ultimo anno, quindi non mi ha condizionato, anche perché le mie partner sono sempre state aperte. Se qualcuna avesse fatto una battuta transfobica, avrei troncato subito. 

Come ti fa sentire l'esserti “liberata”, almeno dentro di te, da un'identità di genere definita?
Consapevole. Sono nata in un corpo da ragazza, ma ho caratteristiche psicologiche più “maschili”: anche se è tutta una costruzione, ti dà quella consapevolezza che ti fa dire “esiste il mio posto”. Per anni sei solo una casellina, M o F: bisogna capire che è una concezione sbagliata. Essere non binari è anche una critica a una società in cui una persona devi incasellarla per forza: ci sono miliardi di sfumature. Ma qualcosa sta cambiando...

Perché pensi che le persone facciano ancora fatica a comprendere l'esistenza di mondi al di là del lui o lei?
Perché sono realtà a lungo taciute. L'omosessualità e l'essere trans risalgono agli albori della civiltà. Ma sono sempre state nascoste. Negli ultimi decenni, anche grazie alla conquista dei diritti civili, molte persone si sono sentite libere di essere ciò che sono. L'omosessualità non è aumentata, come dicono: ora si è solo più liberi di dirlo.

Secondo te, cosa è necessario per far emergere il tema del non binary e della disforia di genere nella società.
Per quanto sia difficile, bisogna parlarne con grande libertà. Bisognerebbe poter dire di essere non binary con la stessa libertà di “sono gay”.