Flessibilità, inclusione, benessere e purpose: la Gen Z sta cambiando le regole del mondo del lavoro. Ecco cosa devono fare le aziende per attrarre e valorizzare i nuovi talenti
Flessibilità, inclusione, benessere e purpose: la Gen Z sta cambiando le regole del mondo del lavoro. Ecco cosa devono fare le aziende per attrarre e valorizzare i nuovi talentiLa Generazione Z sta rapidamente trasformando il mondo del lavoro, portando con sé nuove priorità, valori e aspettative. La cultura aziendale e le politiche organizzative che hanno definito il mondo del lavoro che abbiamo conosciuto finora gli stanno stretti. Nativi digitali cresciuti in un’epoca di cambiamenti tecnologici e sociali, i giovani della Gen Z rappresentano una forza lavoro sempre più numerosa e influente, destinata a superare i baby boomer proprio alla fine di questo 2025 e a costituire il 30% dei lavoratori entro il 2030. Le aziende si trovano così di fronte alla necessità di adattarsi a queste nuove esigenze, ridefinendo il proprio atteggiamento.
Si parla sempre di più di “perennials attitude”, atteggiamento di apertura mentale, svincolato dall’età anagrafica, che permette di includere nella vision aziendale concetti come flessibilità e inclusione, attenzione per la salute mentale e la ricerca di un purpose condiviso. Comprendere le caratteristiche e le aspettative della Gen Z è oggi fondamentale per costruire ambienti di lavoro attrattivi, inclusivi e capaci di valorizzare il contributo di tutte le generazioni. Poiché secondo numerose ricerche la fine dell’anno coinciderà con la scelta di molte di queste persone nate tra il 1997 e il 2002 di lasciare il proprio lavoro, mettere mano alle politiche e alla cultura aziendali è ora più che mai inderogabile.
Lavoro e Gen Z: come lo vogliono
Com’è il lavoro dei sogni per le persone appartenenti alla Generazione Z? Ha diverse caratteristiche che tantissimi sondaggi ritrovano nelle interviste condotte a campioni molto ampi. Ma tra le tante, la parola più importante sembra essere una: flessibilità.
Flessibile
Da una recente analisi dei dati interni Microsoft ha messo in evidenza che nel 77% dei casi i lavoratori Gen Z prediligono annunci di lavoro in cui sia presente la parola "flessibilità". Per i Millennials l'incremento di interazione con un annuncio simile era solo del 30% in più.
Secondo un sondaggio dell'ADP Research Institute molti dipendenti si licenzierebbero se si richiedesse loro di trascorrere più tempo in ufficio. Infatti, la flessibilità e la mancanza di essa, garantita da smart working e orari variabili sono all'origine di uno dei fenomeni più temuti dalle aziende: la great resignation, cioè le grandi dimissioni.
Il fenomeno, iniziato subito dopo la pandemia Covid-19, è caratterizzato da un massiccio aumento delle dimissioni volontarie a causa di un precario work-life balance e per l'insoddisfazione circa le condizioni professionali, oltre a un maggiore - appunto - desiderio di flessibilità.
Un caloroso benvenuto
Essendo una delle generazioni che più ha sperimentato i benefici - ma anche i limiti - dello smart working, ha bisogno di un onboarding sentito, caloroso, in cui la popolazione aziendale accolga i nuovi arrivati e li instradi verso il proprio ruolo. Secondo un sondaggio di Great Place to Work ciò serve a mantenerli «coinvolti e motivati».
Diversità e inclusione
La Generazione Z ha iniziato a esaminare - e anche rifiutare - offerte di lavoro allettanti se il purpose (lo scopo che l'azienda persegue) e i principi fondativi non includono anche il rispetto delle diversità e azioni di inclusione.
Infatti, queste persone hanno abbandonato l'idea di dover rispondere a una immagine esteriore preimpostata, presentandosi in ufficio con abbigliamento informale, senza paura di mostrare piercing, tatuaggi, o tagli di capelli "non convenzionali".
Secondo un sondaggio di Talent LMS e Bamboo HR il 77% della Generazione Z negli Stati Uniti ritiene importante lavorare per un'azienda attenta a diversità, equità e inclusione. Ma c'è anche l'esigenza di percepire l'attenzione a responsabilità sociale e ambientale.
Retribuzione
Se i boomer hanno sempre messo al primo posto il livello di stipendio, per la generazione Z a contare sono la flessibilità, il valore generato dal proprio lavoro e la possibilità di percepire uno sviluppo di carriera. Non si tratta di una fetta di popolazione ascetica o idealista, bensì di una quantità di persone che non hanno la preoccupazione di dover pagare il mutuo o di dover provvedere al mantenimento dei figli, dato che ha scelto di non fare entrambe le cose.
Paga equa e pranzi gratis
Proprio perché questa fascia di popolazione è esperta in materia finanziaria (anzi, ha dovuto diventarlo perché è tra le più povere della storia ed è spesso a corto di liquidità), tra i benefit più richiesti ci sono ticket per la spesa o possibilità di pranzare in ufficio. Segue la possibilità di usufruire del congedo per malattia senza sensi di colpa. Ciò non significa che non sono attenti alla busta paga. Secondo una ricerca del Pew Research Center è una delle ragioni che li guidano verso nuovi posti di lavoro.
Team e mentoring
Forti dell'esperienza della pandemia, per la generazione Z lavorare in team in contesti collaborativi è uno dei plus che rendono appetibile una posizione lavorativa. Anche perché è proprio in un ambiente con queste caratteristiche che è più probabile ricevere il servizio di mentoring, necessario allo sviluppo di carriera.
Salute mentale
Il burnout e la mancanza di rispetto per l'equilibrio tra lavoro e vita privata sono tra le ragioni principali all'origine delle dimissioni che la Gen Z non ha paura di presentare in azienda. Per questo preferiscono realtà che tengono in considerazione la salute mentale e forniscano gli strumenti per prendersi cura del proprio benessere generale.
“Perennials attitude”: perché portarla in azienda
«Nei contesti organizzativi contemporanei è essenziale spostare l’attenzione da ciò che divide le generazioni a ciò che le unisce, soprattutto alla luce delle aspettative emergenti della Gen Z - spiega Emanuele Mangiacotti, Adjunct Faculty Member Luiss Business School - Questa generazione rende evidente il valore dei "perennials", intesi come individui che si definiscono non per l’età anagrafica, ma per una mentalità aperta, curiosa e orientata all’apprendimento continuo. Ne deriva un patchwork generazionale in cui la Gen Z si combina con altre realtà professionali, generando un’integrazione complementare di competenze, sensibilità e prospettive».
«L’approccio "perennial" riconosce e valorizza tale intreccio, promuovendo un dialogo costante tra esperienza consolidata e innovazione emergente, spesso stimolata proprio dalla Gen Z. In questo quadro, la diffusione di una mentalità purpose-driven rappresenta il terreno comune su cui diverse generazioni, inclusa la Gen Z, convergono nel dare significato e impatto al lavoro».
Foto di apertura: senivpetro su Freepik

