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Milano Cortina 2026, l'altra faccia della medaglia: il costo ambientale

Nel dossier di presentazione dovevano essere "i giochi invernali più sostenibili della storia". Ma gli interrogativi sull’impatto ambientale delle opere in alta quota sono tantissimi e hanno risposte poco confortanti

Nel dossier di presentazione dovevano essere "i giochi invernali più sostenibili della storia". Ma gli interrogativi sull’impatto ambientale delle opere in alta quota sono tantissimi e hanno risposte poco confortanti

L'eleganza delle vette imbiancate, la promessa di renderli "i giochi invernali più sostenibili di sempre", l'ardore della competizione: le olimpiadi invernali Milano Cortina 2026 si avvicinano, ma dietro le luci della ribalta e gli intenti nobili, si cela un'ombra lunga, fatta di cemento, acqua e promesse disattese. Il Comitato organizzatore aveva garantito che il 92% delle strutture sportive annoverate tra quelle da utilizzare nelle competizioni esistesse già, stanziando un budget di 1,5 miliardi di euro. 

Ma dopo le promesse sono arrivate le smentite dei numeri. Decine di cantieri in Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige. E i finanziamenti saliti a 5,7 miliardi. L'evento, inizialmente concepito per essere un modello di sostenibilità economica e ambientale basato sull'uso di strutture esistenti, si sta scontrando con una realtà ben diversa, dove la voglia di lasciare il segno con nuove opere e l'inevitabile impatto sul territorio alimentano un acceso dibattito. Il dossier di candidatura prometteva l'assenza di nuove costruzioni impattanti. Ma le esigenze logistiche hanno dimostrato che è difficile mantenere anche le promesse più pure.

L'elefante bianco di Cortina: la pista da bob

Il simbolo più controverso di questa edizione dei giochi olimpici invernali è senza dubbio la decisione di ricostruire la pista da bob "Eugenio Monti" a Cortina, ribattezzato “Cortina sliding centre” nella zona di Ronco. Il circuito ospiterà le gare di slittino, skeleton e bob. È costato l’abbattimento di 500 larici secolari e 118 milioni di euro, rispetto agli "appena" 45 stimati nel dossier.

Una scelta che ha sollevato un coro di critiche, non solo per i costi esorbitanti destinati a un'opera che rischia di diventare una "cattedrale nel deserto" – il bob è uno sport con un numero esiguo di atleti e scarsa visibilità mediatica post-evento – ma anche per l'impatto devastante su un ecosistema montano fragile. Gli attivisti avevano suggerito di utilizzare quella di Innsbruck, anche per non replicare il caso della pista realizzata nel 2006 a Cesana-Pariol per le Olimpiadi invernali di Torino. Furono spesi 110 milioni di euro per costruirla e molti altri per la bonifica del terreno dopo lo smantellamento. 

Questa decisione stride con le indicazioni del CIO stesso, che suggeriva l'uso di sedi esistenti in nazioni limitrofe, e aggira, secondo gli attivisti, le valutazioni di impatto ambientale (VIA) attraverso l'uso di commissioni straordinarie. Roberta De Zanna, consigliera comunale di minoranza per la lista Cortina Bene Comune, intervistata da Repubblica, ha messo l'accento anche sul costo post-Giochi: «Solo per mantenere la pista da bob serviranno 1,5 milioni all’anno».

Villaggio olimpico a tempo

Ogni edizione dei Giochi Olimpici richiede la costruzione di un Villaggio. Ma le associazioni avevano presentato una proposta alternativa all’installazione delle 377 casette prefabbricate realizzate a Fiames e costate 39 milioni di euro. Per ospitare i 1400 atleti per un totale di 28 notti si suggeriva di ristrutturare comprensori già esistenti, come l’ex villaggio Eni a Borca di Cadore, chiuso da anni. 

Le case sarebbero state un’eredità importante per la gente che vuole restare a vivere qui e che fa fatica a trovare case a prezzi accessibili. «Il Villaggio Olimpico con le casette prefabbricate e che sparirà insieme ai Giochi, è un’altra occasione sprecata», oltre a un ulteriore ferita nel paesaggio alpino, ha sottolineato De Zanna.

La nuova cabinovia Apollonio-Socrepes

Tra le opere nel mirino dei critici ambientalisti (e non) c'è la nuova cabinovia Apollonio-Socrepes che collegherà il centro di Cortina con la cima delle Tofane. Con un avvio di cantiere tormentato, l'impianto che richiederà 10 piloni, 3 stazioni, 50 cabine da dieci posti, e che imbarcherà 2.400 persone all’ora è stato inserito tra le opere a procedure accelerate e commissariamento. Una scelta che ha consentito di snellire l’iter delle autorizzazioni, ma ha sollevato critiche da parte dei cittadini e delle associazioni ambientaliste. 

Risultato: a poche settimane dalla cerimonia di inaugurazione manca ancora il collaudo dell’impianto, i lavori di completamento della stazione di partenza non sono stati ultimati, così come quelli della stazione intermedia. Intanto, i cantieri hanno distrutto boschi, i piloni hanno invaso i prati e i residenti hanno una nuova cabinovia davanti le finestre di casa. 

La neve che non c'è: l'emergenza idrica e climatica

Il vero protagonista (o antagonista) dei Giochi è il clima che cambia. La carenza di neve naturale è ormai una costante nelle località sciistiche, e Cortina non fa eccezione. Per garantire lo svolgimento delle competizioni, si stima un fabbisogno idrico colossale. Secondo gli organizzatori serviranno circa 836mila metri cubi di acqua. Che, rapportato ai 27 giorni di durata dei Giochi olimpici e paralimpici, significa svuotare 12 piscine olimpioniche ogni giorno. 

Un consumo che pesa sulle risorse idriche locali, accentuato dalla creazione di nuovi bacini idrici in quota che alterano ulteriormente l'ecosistema naturale. Se da un lato l'organizzazione garantisce l'uso di elettricità 100% rinnovabile e certificata per la produzione, il problema della risorsa idrica e dell'alterazione del paesaggio resta sul tavolo.

Un'eredità sostenibile? I dubbi restano

Il comitato organizzatore di Milano Cortina 2026 ha stilato una strategia di sostenibilità, impegnandosi a ridurre le emissioni, utilizzare soluzioni circolari e massimizzare il riciclo. Sono stati allocati fondi per l'efficienza energetica degli impianti sportivi pubblici, un'iniziativa lodevole per il territorio.

Tuttavia, la mancanza di dati trasparenti sull'impronta carbonica complessiva dei Giochi (diretta e indiretta) lascia un retrogusto amaro. Molti progetti, infatti, non hanno subito una valutazione di impatto ambientale formale.

Mentre Milano e Cortina si preparano ad accogliere il mondo, la domanda sorge spontanea: la ricerca della gloria olimpica giustifica una pressione ambientale così significativa su uno degli ambienti alpini più delicati d'Europa? La risposta, forse, la darà il tempo, o meglio, l'eredità che questi Giochi lasceranno al territorio. Senza dimenticare, per citare Ferdinando Cotugno e un passaggio del suo romanzo "Tempo di ritorno", «la Terra non è un buffet all you can eat. Anche da quelli a un certo punto ti cacciano».

Foto di apertura iStock