Il lessico nato nei forum americani è arrivato nei diari dei tredicenni italiani, e non riguarda solo i ragazzi
Il lessico nato nei forum americani è arrivato nei diari dei tredicenni italiani, e non riguarda solo i ragazziIn Adolescence, la miniserie Netflix che ha scardinato le certezze di genitori e insegnanti in tutto il mondo, un tredicenne accusato di omicidio usa parole che gli adulti in aula non riconoscono: «80/20», «incel», «manosfera». Da quando la serie è diventata un caso globale, la ricerca «manosfera cos'è» è esplosa sui motori italiani, segno che il fenomeno raccontato in Adolescence non è fiction bensì cronaca quotidiana delle camerette dei nostri figli.
Manosfera: un ecosistema nato vent'anni fa
Il significato di manosfera è più ampio di quanto suggerisca l'eco mediatica recente. Il termine – crasi delle parole inglesi «man» e «sphere» – è emerso in rete attorno al 2009 per indicare l'insieme di comunità online dedicate agli interessi maschili, prima di caricarsi di connotazioni più cupe legate ai movimenti per i diritti degli uomini.
Oggi la manosfera comprende sigle diverse: gli MRA (Men's Rights Activists), i MGTOW che scelgono il separatismo dalle donne, i PUA specializzati in tecniche di seduzione manipolatoria e, forse quella più estrema, la comunità Incel (abbreviazione di «involuntary celibate»).
Un rapporto dell'Università Cattolica ha rilevato che l'86% degli uomini che frequentano questi ambienti lo fa regolarmente su YouTube, oggi baricentro digitale della narrazione sulla mascolinità.
Cosa significa manosfera per chi ci finisce dentro
Cosa significa manosfera, in concreto, per un adolescente che vi si imbatte cercando consigli su palestra, dating o criptovalute? Significa imparare un linguaggio codificato – pillola rossa, maschio alfa, femoide – e trovare, spesso, un senso di appartenenza che a scuola non ha mai avuto.
Lo confermano Harriet Over e i colleghi dell'Università di York, secondo cui la manosfera sta contribuendo a normalizzare atteggiamenti sessisti e ad aggravare le disuguaglianze già presenti tra i banchi (Child and Adolescent Mental Health, 2025). Un sondaggio Hope Not Hate del 2023, citato nello stesso studio, ha rilevato che l'80% dei sedicenni e diciassettenni britannici aveva già consumato contenuti di Andrew Tate – contro il 60% che sapeva chi fosse il primo ministro.
Incel, quando la rabbia diventa ideologia
Tra le sigle della manosfera, incel è quella che desta più allarme. Sono uomini convinti di essere esclusi dalle relazioni non per scelta bensì per un presunto complotto sociale ai loro danni, spesso sintetizzato nella cosiddetta teoria dell'80/20: l'idea, priva di fondamento scientifico, secondo cui l'80% delle donne sceglierebbe solo il 20% degli uomini.
La manosfera e i rischi reali per la parità di genere
Non si tratta di un allarme isolato. Una ricerca pubblicata su Social Inclusion nel 2025 da Ignazzi, Maretti e Fontanella mappa la manosfera italiana come una rete digitale strutturata, con nodi e funzioni specifiche nella diffusione di contenuti antifemministi. Lo studioso Luc Cousineau della Dalhousie University, che da anni indaga questi ambienti, spiega che ciò che rende la manosfera così efficace non è soltanto l'odio che veicola, bensì il senso di appartenenza che regala a ragazzi soli: «si sentono ascoltati», osserva, «ed è potente».
Proprio in questa capacità di intercettare fragilità reali sta il pericolo maggiore per la parità di genere: la retorica della «crisi della mascolinità» trasforma il disagio individuale in ostilità collettiva verso le donne, alimentando un continuum che va dalla battuta sessista online fino, nei casi estremi, alla violenza agita nel mondo reale.
Uscirne, del resto, è possibile. Uno studio pubblicato su Journal of Gender Studies da Botto e Gottzén nel 2024 ha ricostruito i percorsi di ex frequentatori della manosfera, individuando nella vulnerabilità – non solo nell'odio – il filo conduttore di ingresso e uscita da queste comunità: i ragazzi che riescono ad allontanarsene sono spesso quelli che trovano, altrove, ascolto e relazioni autentiche.
Tuttavia, i meccanismi con cui gli algoritmi spingono i più giovani verso contenuti sempre più estremi restano ancora nebulosi, un nodo che ricercatori e piattaforme sono chiamati ad affrontare con maggiore urgenza.
Riconoscere i segnali prima che si trasformino in convinzioni radicate resta, in ogni caso, la strada più efficace: non servono censure, bensì dialogo precoce in famiglia e a scuola, capace di offrire ai ragazzi un'appartenenza alternativa a quella tossica promessa dagli algoritmi.
Foto di apertura: iStock

