Restare soli non è più un ripiego o qualcosa di cui vergognarsi: ora ci si può costruire su carriere da influencer
Restare soli non è più un ripiego o qualcosa di cui vergognarsi: ora ci si può costruire su carriere da influencerNel vostro momento di scroll compulsivo sui social media potrebbe capitarvi di guardare un tipo di reel piuttosto bizzarro. Non le immagini di gente che si diverte o che mostra, compiaciuta, la sua cena glamour vissuta in compagnia in locali affollati. Potreste imbattervi in scene quasi banali: un allenamento solitario in palestra con auricolari isolanti, un bucato, la preparazione di una cena in una cucina silenziosa, l'immagine di un uomo o una donna immersi nella visione di un film sciattamente sdraiati su un divano. Sono i solitude influencer. Specializzazione: solo-maxxing. Ecco cosa significa.
Cos'è il solo-maxxing: significato
Negli Stati Uniti lo chiamano "solo maxxing dating trend", la tendenza a “massimizzare” la propria vita da single anziché viverla come un'attesa o qualcosa di cui vergognarsi. Su TikTok il termine è ormai un hashtag da milioni di visualizzazioni, un contenitore che raccoglie allenamenti in solitaria, cene preparate per una sola persona, weekend organizzati senza dover consultare nessuno.
Non è la solita retorica dell'amor proprio da didascalia motivazionale: è una scelta dichiarata, rivendicata, messa in scena con la stessa cura estetica che un tempo si riservava agli appuntamenti di coppia.
Non solitudine subita, ma progettata
Il solo-maxxing non va confuso con l'isolamento né con la classica fase di transizione fra una relazione e l'altra. Chi lo pratica considera la vita da single non un vuoto da riempire, bensì una strategia attiva per far crescere carriera, finanze e stabilità emotiva.
La condizione di single, in questa cornice, smette di essere un sottotesto malinconico e diventa la trama principale: si viaggia da soli, si va al cinema da soli, si organizza la cena della domenica da soli, senza il bisogno di giustificarsi con nessuno.
Il conto salato degli appuntamenti
Dietro l'estetica minimalista dei reel c'è anche un fattore molto meno filosofico: il costo di un appuntamento. Secondo dati diffusi a febbraio dal Real Financial Progress Index della Bank of Montreal, negli Stati Uniti una serata romantica media – fra cena, drink, trasporti e cura personale – avrebbe raggiunto i 205 dollari. Una cifra che il “Guardian” avrebbe messo in relazione diretta con la crescita del fenomeno, secondo quanto ripreso da altre testate che hanno citato l'inchiesta originale del quotidiano britannico; non è stato possibile verificare direttamente la fonte primaria al momento della stesura di questo articolo, e se ne consiglia la consultazione diretta per un approfondimento.
Il risultato è una gen z che guarda al dating come a una voce di bilancio da razionalizzare, non diversa dall'abbonamento allo streaming o dalla palestra. C'è chi lo definisce pragmatismo, chi lo interpreta come il sintomo di una precarietà economica diffusa: mercato del lavoro instabile, affitti alle stelle, l'incognita dell'intelligenza artificiale sulle professioni d'ingresso. In questo scenario, restare soli – o meglio, scegliere di restarlo – diventa anche un modo per proteggere il proprio budget.
Crescita personale o paura dell'intimità
Non tutti però leggono il fenomeno come un progresso culturale. Diversi professionisti della salute mentale, interpellati da testate internazionali come “Vice” e “Fortune”, invitano a distinguere fra una solitudine scelta per empowerment e una vissuta per evitamento.
Il dubbio che ricorre più spesso è se il solo-maxxing nasca da un reale desiderio di stare bene con se stessi oppure da una difficoltà, non dichiarata, a gestire la vulnerabilità che ogni relazione comporta. Trattandosi di dichiarazioni raccolte da fonti terze e non verificabili direttamente da questa redazione, vanno considerate con la dovuta cautela.
C'è poi chi, fra i sociologi che studiano le dinamiche del dating digitale, sottolinea che la vera novità non sia la condizione di single in sé – in calo da decenni il tasso di persone in coppia, soprattutto fra i più giovani – bensì la sua rivendicazione pubblica e orgogliosa. Restare soli non è più qualcosa da nascondere: è diventato un contenuto, un'estetica, in alcuni casi un piccolo genere editoriale fatto di routine mattutine, rituali di cura e cene apparecchiate per uno.
L'estetica dei solitude influencer
Il fascino dei solitude influencer sta proprio in questa dimensione contemplativa e silenziosa, agli antipodi rispetto all'iperconnessione a cui i social ci hanno abituate. Niente location esotiche, niente tavolate affollate: la messa in scena punta su gesti minimi, quasi domestici, dove il valore non sta nel condividere l'esperienza con qualcuno, bensì nel viverla per intero, senza sconti, da sole o da soli. È un'estetica che seduce anche perché rassicura: dimostra che si può stare bene pure fuori dal copione della coppia.
Un equilibrio da costruire
Il solo-maxxing resta un fenomeno in evoluzione, sospeso fra rivendicazione identitaria e necessità economica, fra crescita autentica e fuga elegantemente confezionata. Non esiste una versione giusta o sbagliata della solitudine: esiste il modo in cui ciascuna la abita. La gen z, in questo, ha semplicemente reso pubblico un processo che le generazioni precedenti vivevano in silenzio, trasformandolo in un genere a sé, con le sue regole, i suoi rituali e i suoi protagonisti.
Foto di apertura su Magnific

