Marco Granelli: «Auto, bici e monopattini: sulle strade di Milano ci sarà spazio per tutti»

Trentacinque chilometri in più di piste ciclabili, allargamento dei marciapiedi, mezzi pubblici elettrici. L’obiettivo? Meno traffico e più salute per i cittadini. Intervista all’Assessore a Mobilità e Lavori pubblici del capoluogo lombardo. 

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Intervenire sulla mobilità e sul traffico per contenere l’emergenza Coronavirus può essere il punto di partenza per una svolta green a Milano. Ne è convinto Marco Granelli, l’assessore alla Mobilità e lavori Pubblici del capoluogo lombardo, una città che vuole diventare moderna ed ecofriendly al tempo stesso, a misura d’uomo e di ciclista, capace di offrire un trasporto pubblico efficiente e sempre più soluzioni di sharing mobility.

E il processo potrebbe essere favorito dal Bonus Mobilità, contributo di 500 euro previsto dal Decreto Rilancio che vuole aiutare i cittadini negli spostamenti in un periodo in cui le corse dei mezzi pubblici sono limitate, nel rispetto delle regole di distanziamento sociale, contenendo al tempo stesso il traffico e dunque lo smog.

Come hanno risposto i milanesi al Bonus Mobilità?

«Riteniamo che questo incentivo costituisca un impulso molto importante alla mobilità leggera. In questi giorni abbiamo visto le code davanti ai negozi di biciclette e questo ci fa molto piacere, ma è difficile fare una previsione sul numero di acquisti. Da parte nostra, per favorire la sharing mobility, abbiamo allargato le flotte presenti sul territorio urbano di biciclette free floating e monopattini elettrici a disposizione dei cittadini. Le bici in condivisione senza stallo fisso potranno passare da 8 mila a 16 mila, mentre i monopattini elettrici potranno aumentare da 2.250 a 6 mila».

Come stava cambiando la città, già prima della pandemia?

«Di base le politiche sulla mobilità del Comune di Milano erano già orientate a contenere il traffico della mobilità privata e delle merci, nonché a rinnovare il parco mezzi pubblici: basti ricordare il piano per la sostituzione di tutti i mezzi non elettrici con veicoli più efficienti anche dal punto di vista delle emissioni inquinanti, per contenere le emissioni di polveri dannose per la salute».

Con la Fase 2 il Comune di Milano ha annunciato il piano Strade Aperte. Ce lo può illustrare?

«Strade Aperte prevede un veloce incremento della rete di ciclabilità e pedonalità, anche in considerazione dell'applicazione del distanziamento sui mezzi del trasporto pubblico, al fine di evitare un eccesso di uso dell'auto. Questo passa dall’allargamento dei marciapiedi in diverse strade, anche solo con la segnaletica orizzontale come già stiamo facendo in corso Buenos Aires; dall’aumento delle strade dove si può andare al massimo a 30Km/h, con interventi sui controviali; dalla realizzazione di oltre 30 chilometri di piste ciclabili».

Che cosa ci può dire di questi 35 km di nuove piste ciclabili?

«Siamo riusciti a ottenere dal Governo alcune semplificazioni che ci consentono di procedere in modo più snello e rapido verso la realizzazione di piste ciclabili in sola segnaletica. Abbiamo iniziato dalla direttrice San Babila-Sesto Marelli: il tratto che va fino a Corso Buenos Aires è già stato tracciato e pensiamo di arrivare in Piazzale Loreto entro luglio. Poi proseguiremo verso il confine nord-ovest della città, con Sesto San Giovanni entro dicembre. La ciclabilità va incentivata quale mezzo alternativo all'automobile e al trasporto pubblico: tra gli altri interventi in attuazione quello più strutturato da Bisceglie a Buonarroti lungo l’asse Legioni Romane-Berna-Zurigo, che poi prolunga in Caterina da Forlì, Sardegna e Buonarroti. Altri interventi per la ciclabilità riguarderanno la riqualificazione urbana, ad esempio lungo la direttrice Bussa-Farini-Cimitero Monumentale».

I milanesi stanno già sfruttando questi nuovi tratti?

«I risultati di utilizzo sono buoni. In Corso Venezia, dopo una settimana di esistenza della nuova ciclabile, la mobilità era già cambiata. Su 100 veicoli transitati nei giorni feriali tra le 6 e le 22 all'incrocio con via Palestro, 50 erano auto, 32 bici, 18 moto. In un minuto sono passate mediamente 7 auto, 5 bici, 3 moto. In direzione periferia, le bici hanno quasi pareggiato le auto: 39 contro 43. Il sorpasso si è verificato di sabato, quando le biciclette sono state addirittura la maggioranza: 54 su 100 veicoli verso il centro, 61 su 100 in direzione periferia. Attenzione, però, ci tengo a sottolinearlo: le politiche della mobilità che stiamo attuando non sono contro le auto e a favore delle biciclette, o viceversa».

La ‘nuova Milano’ passa anche da un rafforzamento del piano Piazze Aperte, varato prima del lockdown.

«Questo progetto di urbanistica, che nell’ultimo anno e mezzo ha rigenerato 15 piazze della città, sbarcherà in una decina di nuove località selezionate tra le 65 proposte presentate da cittadini e associazioni. Tra gli interventi previsti quello in piazza Sicilia, dove verrà così garantita maggior sicurezza anche all’uscita dei bambini da scuola, e in piazza Minniti, che si andrà a connettere con il quadrilatero di via Toce all'Isola. Anche in via Marghera la strategia vedrà l’allargamento di alcuni marciapiedi che verosimilmente vedranno un maggior flusso di pedoni. L’obiettivo è garantire il distanziamento sociale e la fruizione in sicurezza delle strade, riducendo le carreggiate senza modifiche alla viabilità. Inoltre, con maggiore spazio sui marciapiedi per le attività commerciali e i pedoni, aiuteremo questa città a uscire dal Covid-19 e a combattere la crisi economica».

E per quanto riguarda il trasporto pubblico?

«Nel bacino milanese è fondamentale. Prima della pandemia veniva usato dal 60% dei cittadini, che lo preferivano all'auto privata per la facilità degli spostamenti, la capillarità e l'interoperabilità con altri sistemi di trasporto. A partire da 4 maggio il 100% della rete è tornata in circolo, ma finché le attuali norme anticontagio resteranno in vigore solo il 30% degli oltre 1,5 milioni di passeggeri quotidiani potrà utilizzare il trasporto pubblico locale, che ad oggi ha una capacità di carico del 20%».

Prima ha accennato alla convivenza tra auto e bici. Per avere una mobilità green servirà, oltre all’aumento delle piste ciclabili, anche un maggiore rispetto tra i cittadini?

«Noi pensiamo che in strada ci debba essere spazio per tutti: una convivenza rispettosa delle regole porterebbe benefici a tutta la collettività. Come abbiamo scritto nel documento "Milano 2020 strategia di adattamento", stiamo cercando un nuovo equilibrio di utilizzo delle nostre strade, che devono essere spazi sicuri per chi viaggia in auto, moto, bici, monopattino e anche per i pedoni. Noi ci stiamo provando grazie a una scelta politica precisa. I milanesi stanno cambiando con i loro comportamenti».

La pandemia ha incentivato lo smart working. Se tanti continuassero a lavorare da casa, la mobilità ne trarrebbe beneficio.

«Il Covid-19 ha dato una forte spinta al ricorso al lavoro a distanza. Ora si tratterà di trasformare l'emergenza in opportunità valorizzando le esperienze positive, ed è per questo che stiamo dialogando con i mobility manager delle aziende per raccogliere idee e comprendere come i tempi della città possano essere modificati. Smussare le ore di punta o stimolare l'interesse delle aziende a far spostare i lavoratori con mezzi alternativi all'auto: sono alcune idee».

In questi mesi i milanesi hanno vissuto una città diversa: vuota e silenziosa, ma almeno senza smog. Il Coronavirus cambierà la sensibilità dei cittadini sulle questioni ambientali?

«Contribuirà al cambiamento, che già era in atto. Nessuna mamma desidera che il proprio figlio viva in una città con alti livelli di PM10 e fra gli indici di attrattività di un luogo ora viene spesso inserita anche la qualità dell'aria. Adesso c’è una maggiore consapevolezza sul fatto che la nostra salute viene prima di tutto».

Questo lascia maggiore spazio di manovra agli amministratori…

«Milano è conosciuta nel mondo per essere una città dall'anima imprenditoriale e votata all'operosità. Questo vuol dire muoversi. Siamo convinti che ci siano ampi spazi per muoversi meglio e in modo meno dannoso per l'ambiente e l'aria che noi e le nostre famiglie respirano. Il messaggio è passato: questo consente a noi amministratori di pianificare politiche come l’Area B con un maggiore consenso da parte dei cittadini, tenendo ben a mente che l'equilibrio e la gradualità sono fondamentali per dipingere uno scenario realistico. Comprendiamo che questo cambiamento abbia un costo. Noi per primi abbiamo messo in campo molti incentivi economici e mi pare che anche il Governo lo stia facendo. Solo politiche condivise possono produrre un aumento esponenziale dei risultati».  

Ecologia e ambiente
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