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Vita da Mamma: la rubrica di Federica Federico

Mamma di due preadolescenti, ex avvocato, moglie e blogger. Federica Federico, fondatrice di Vita da Mamma, regala consigli, idee, spunti e approfondimenti preziosi destinati a tutte le madri di oggi.

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Che cos’è la nomofobia e come comportarsi con chi ne soffre

Nomofobia: significato, cause e sintomi di un’ansia incontrollata e irrazionale che può colpire chiunque faccia uso di un cellulare o di altro strumento di connessione alla rete.

Nomofobia: significato, cause e sintomi di un’ansia incontrollata e irrazionale che può colpire chiunque faccia uso di un cellulare o di altro strumento di connessione alla rete.

Quante persone conosci, frequenti o “segui” solo virtualmente? Quanti interessi vivi online? Nella più ampia intenzione di parlare di Nomofobia, porre queste domande è necessario in ragione della natura del tempo moderno che si muove su due ambiti spaziali simultanei: l’online e l’offline, il virtuale e il reale

Il bilanciamento tra il dentro e il fuori la rete diventa tanto più difficile quanto maggiormente inclusiva e penetrante è la vita virtuale; mancando  a quest’ultima uno spazio sistematico e concreto, l’online rischia di sovrapporsi alla realtà soffocando i bisogni di chi fattivamente ci sta accanto. Gli adulti nomofobici o diversamente dipendenti dalla rete soffocano i bisogni dei compagni e dei figli, allo stesso modo preadolescenti e adolescenti social o internet-dipendenti preoccupano i genitori e trascurano la compartecipazione familiare e-o sociale.

Chi soffre di Nomofobia, sintomi

La nomofobia si misura anche sul numero di volte in cui il soggetto (adulto o ragazzo) controlla:

  • se ha il cellulare in tasca, nello zaino o in borsa; 
  • se ha campo;
  • se ha la batteria abbastanza carica;
  • se ha ricevuto notifiche o chiamate. 

Sintomo specifico della nomofobia è, infatti, l’ansia di restare disconnesso che si manifesta in un malessere quando il soggetto si allontana dal dispositivo elettronico. 

  • Non a caso ne controlla la disposizione toccandosi la tasca o infilando la mano nello scomparto della borsa dove usa tenere il cellulare; 
  • non a caso in assenza di campo ricercare la rete diventa un bisogno; 
  • non a caso presta estrema attenzione ai contatti in ingresso.

Che cos’è la nomofobia - definizione

Il termine Nomofobia traduce NO Mobile Phone Phobia, terminologia medico-psicologica impiegata per riassumere il timore o la paura irrazionali di rimanere fuori dalla rete, ovvero senza connessione, restando quindi irraggiungibili.

Fattivamente questa condizione, che nel nomofobico diviene ansiogena, si traduce in una serie di sentimenti con corrispondenti comportamenti: 

  • paura di dimenticare o smarrire il cellulare, di qui l’azione di controllo descritta sopra;
  • paura di essere irraggiungibili, di qui l’attenzione, continua e senza una causa specifica, alle “tacchette del cellulare”, siano esse quelle della batteria o della connettività alla rete;
  • paura di perdere notifiche, ovvero contatti, di qui la ricerca visiva delle icone e delle notifiche direttamente sul display del dispositivo a conferma di un rapporto costante con esso.
     
  • nomofobia

Quante persone soffrono di Nomofobia

Più cresce la connettività alla rete, più il lavoro, gli interessi e la socialità si spostano online più aumenta il pericolo di diventare internet dipendenti o anche nomofobici

Posta la riconoscibilità dei sintomi, resta facile testare il nostro livello di attaccamento alla rete, come fare? 

Proviamo a spegnere il cellulare per almeno due ore e valutiamo il “sentire emotivo” in questo tempo di distacco: 

  • l’ansia legata alla possibilità di perdere dei contatti o delle notizie importanti è sintomo di nomofobia; 
  • la tentazione a riaccendere il dispositivo o il pensiero costante ad esso sono, a loro volta spie di un disagio; 
  • mentre l’irritabilità resta, tra tutti, l’indicatore più importante di un problema pronto a sfociare in una dipendenza.

Nomofobia e dipendenza da cellulare, pc, tablet e dispositivi elettronici connessi alla rete

Se la nomofobia è figlia della modernità, il legame col mondo reale dovrebbe essere una esigenza da curare in famiglia. Noi genitori per primi dovremmo evitare di scivolare nella trappola della connessione perenne e dovremmo imparare a fare esercizio di disconnessione per il tempo necessario e utile alla cura delle relazioni con il partner e con i figli.

Quelli che seguono rappresentano validi esercizi di disconnessione:

  • niente cellulare a tavola;
  • niente cellulare durante le serate (film, gioco o altro) in famiglia;
  • stabilire un orario in cui i cellulari si spengono e soprattutto niente cellulare a letto.

L’uso del cellulare a letto, di sera e prima del riposo notturno, è particolarmente pericoloso e dannoso per i bambini e i ragazzi perché da un lato interferisce con la qualità del sonno, disturbata dall’emissione di luci e suoni, dall’altro pretende un autocontrollo che i giovani non hanno (abbiamo già parlato del pericoloso fenomeno del vamping).

Preadolescenti e adolescenti sono i soggetti più esposti al rischio di sviluppare una dipendenza da internet, in modo particolare il loro legame con la rete è interattivo, ovvero loro interagiscono con altre persone sulle piattaforme social, e nel muoversi tra foto, video e commenti provano sentimenti e assaporano emozioni catalizzanti. La trappola è subito chiara: possono vivere dentro la rete più di quanto non riescano a sperimentare fuori di essa con la tendenza a calarsi sempre di più nell’online.

Save the Children ha indagato il fenomeno della dipendenza giovanile dalla rete, dall’indagine è emerso che il 5% dei giovani tra i 14 e i 21 anni è moderatamente dipendente dai social, mentre lo 0,8% riconosce già una seria dipendenza da questi strumenti.

I sintomi non sono molto lontani o difformi dalla Nomofobia, che in sé è una manifestazione di detta condizione: 

  • bisogno di essere continuamente raggiungibile;
  • grande tempo speso online; 
  • ansia, se non rabbia o tensione, in caso di disconnessione;
  • difficoltà a relazionarsi con gli altri nella realtà fisica e concreta, nonché senso di frustrazione o condizione di isolamento sociale vinta solo online.

Cosa possono fare le famiglie

I ragazzi hanno bisogno di una maggiore educazione digitale, ma il vero nodo è l’esempio che forniamo loro: sarà difficile educarli a un uso finalizzato e corretto del mezzo informatico se come genitori diventiamo “dipendenti dal giochino di turno” oppure facciamo un uso dei social poco costruttivo; se non siamo attenti alle FakeNews e condividiamo qualsiasi cosa ci sembri attraente o postiamo foto personali senza cautelare la nostra privatezza e quella dei nostri familiari. 

Lo stesso possesso del cellulare non dovrebbe mai essere eccessivamente anticipato e, anche gli over 14 andrebbero monitorati nella disposizione della connettività alla rete restando il dialogo l’arma più forte per prevenirne anche la dipendenza.

  • Se vostro figlio trascorre molto tempo online, anche a discapito di bisogni primari - quali il sonno - chiedetegli di interrogarsi sulle sue esigenze provando a fargli notare come il rapporto tra lui e il mezzo si stia invertendo: non è più lui a “comandare” sullo strumento informatico ma sta avvenendo il contrario.
  • Se vostro figlio ha già sviluppato sentimenti di rabbia, tensione, ansia o depressione quando non può accedere alla rete, valutate di chiedere aiuto partendo da un confronto col pediatra.
  • Considerate il livello di sincerità dei ragazzi come un indicatore della genuinità del loro rapporto con la rete: litigare perché il ragazzo non vuole smettere di giocare al videogioco o non vuole spegnere il telefono, peggio ancora scoprilo bugiardo sul tempo trascorso online, sono indicatori di un disturbo galoppante.

Ricordate che il ragazzo, come anche l’adulto, dipendente dalla rete è un soggetto caduto in una trappola, va disintossicato con pazienza e in un tempo lungo che equivale a quello di un percorso di rieducazione: vietare e punire sono misure estreme a cui si fa ricorso eccezionalmente; dialogare, condurre al ragionamento, invece, sono gli approcci giusti per superare il problema piano piano. Se necessario, non abbiate timore di chiedere aiuto a un professionista.

Sarebbe importante stabilire e mantenere delle regole sin da subito, compreso l’orario in cui il cellulare si spegne.

È consigliabile che i genitori stiano sul pezzo rispetto alle tendenze e agli usi dei giovani: informatevi, cercate di conoscere le piattaforme su cui i vostri ragazzi si muovono, parlatene con loro e, soprattutto, cercate di condividere con i figli uno spazio virtuale, ovvero un interesse online. La rete è ricca di interessi costruttivi! Più sarà positivo ed educativo l’interesse prescelto tanto più il ragazzo imparerà a fare un uso ragionato della rete.

Essere consapevoli della rete, ci aiuta a creare un dialogo con i nostri figli su questi temi, senza considerare che ci permette anche di sperimentare i rischi e il come tenerli lontani.