Sharenting: cos'è e perché i genitori dovrebbero evitarlo

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Che cos'è lo sharenting, e quali rischi comporta nella vita dei genitori e dei bambini? Scopriamo qualcosa in più su un fenomeno sempre più in crescita.

Che cos'è lo sharenting, e quali rischi comporta nella vita dei genitori e dei bambini? Scopriamo qualcosa in più su un fenomeno sempre più in crescita.
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Quando si parla di sharenting, si parla di una nuova definizione di parenting, o meglio, di un’evoluzione (per molti esperti negativa) dell’essere genitori. Si parla, insomma, di quei genitori che condividono sui social network tutto ciò che riguarda il bambino, dalle impronte digitali all’ecografia passando per la prima pupù o il primo bagnetto, finendo per perdere di vista le priorità e i confini.

Cos'è lo sharenting?

Con il termine sharenting, termine nato dalla combinazione delle parole “parenting”, e cioè fare i genitori, e “sharing”, condividere, si identifica un sempre più diffuso comportamento che accomuna i genitori che condividono ogni dettaglio della vita del bambino online. Un qualcosa che l’influencer Chiara Ferragni ha fatto con il figlio Leone, avuto dal marito Fedez, apparentemente consapevole, però, dei rischi che riguardano lo sharenting.

Nel caso di Ferragni, che ha trasformato i social in una professione e in una (enorme) fonte di reddito, si può pensare che sia consapevole delle conseguenze di un’eccessiva sovraesposizione del proprio figlio online. I rischi, però, ci sono e spesso sono meno evidenti di quanto si pensi.

Sovraesposizione sui social: i rischi dello sharenting 

Quando si pensa alla sovraesposizione sui social, infatti, non si tiene conto del fatto che, quando riguarda i minori, i rischi aumentano. In primis perché il minore non può, ovviamente, scegliere se essere o meno presente sui social, e infatti in Francia madri e padri possono essere denunciati dai figli, una volta adulti, per avere condiviso in rete foto senza il loro permesso.

Foto:  lightfieldstudios - 123rf.com

Il secondo rischio, molto più concreto e pericoloso, è che le immagini tenere postate in rete possano finire nelle mani di persone dedite alla pedopornografia, che potrebbero manipolarle e re-immetterle in circuiti molto più pericolosi e criminali di un apparentemente banale post su Facebook o Instagram.

Sharenting e privacy

Parlando di sharenting si parla, inevitabilmente, anche di privacy. Che il bambino ha di diritto, ma che essendo nelle mani dei genitori perde, perché sono loro a decidere cosa e quando postare.

Un compromesso, per chi desidera condividere con le persone che conosce immagini del proprio bambino, è impostare appunto diversi criteri di privacy: post privati, solo per amici o per una ristretta cerchia di amici, quando si posta su Facebook, e account Instagram chiusi e accessibili soltanto previa richiesta.

In questo modo, lavorando sulla propria lista di amici, si può quantomeno contenere il rischio che le foto del proprio bambino finiscano in mani sbagliate.

Sharenting e distorsione della realtà del bambino 

Una cosa di cui non tutti sono consapevoli a livello cosciente è che la vita mostrata sui social network non è quasi mai il riflesso della vita vera. Sia per chi posta, sia per chi guarda.

Foto: Elena Nesterova - 123rf.com

La stessa cosa vale per immagini che riguardano i bambini: foto e post che vengono postati possono dare un’idea distorta di come davvero sia la vita del bambino, e contribuire a creare convinzioni che, quando il bambino sarà adolescente (e potrà dunque accedere agli stessi mezzi usati dai genitori) potrebbero creare pericolose conseguenze riguardanti la distorsione della realtà.

Sharenting e uso sbagliato delle immagini

Anche le immagini possono essere usate in modo sbagliato, non soltanto per quanto riguarda la pedopornografia, ma anche per furti di identità. È bene dunque essere molto cauti quando si postano foto di bambini, soprattutto se molto piccoli e soprattutto se si vede chiaramente il viso.

Da sharenting a condivisione consapevole

Condividere in modo compulsivo ogni attimo della vita del bambino è molto differente dalla condivisione consapevole di attimi per noi significativi. A questo si deve pensare, dunque, quando si scatta una foto o si fa un video e si passa subito al social network senza prendersi un secondo per riflettere.

È vero, in quello scatto il nostro bambino è venuto benissimo, ma non necessariamente si tratta di una foto da condividere con estranei, o con persone che poco si conoscono: meglio optare per foto in cui l’adulto è presente, e in cui il bimbo non si vede chiaramente in faccia, e foto che non riflettono la vita intima e la crescita del piccolo.

Anche la quantità dei post fa la differenza: decine di foto e post al giorno in cui si racconta la vita del bambino sono un’invasione della privacy del piccolo (e possono anche essere poco graditi da chi fa parte della propria rete), selezionare una foto o un post particolarmente significativo, e condividerlo, è una soluzione decisamente più adeguata e opportuna.

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