Educazione
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Parent coaching secondo Elisa Pella: “Non serve essere genitori perfetti, ma desiderare di migliorarsi”

Non è psicoterapia, non mette mano ai traumi: la parent coach ci spiega cos’è e chi dovrebbe scegliere di seguire questo percorso (che ha varie forme)

Non è psicoterapia, non mette mano ai traumi: la parent coach ci spiega cos’è e chi dovrebbe scegliere di seguire questo percorso (che ha varie forme)

“Se stai facendo questo con tuo figlio, stai sbagliando”. “Smetti di parlare così con tua figlia prima che sia troppo tardi”. “Questi sono i 5 comportamenti giusti da tenere quando il bambino ha una crisi di pianto”. Di titoli come questi, lanciati a velocità fotonica sui social grazie a reel che fanno leva sulle ansie dei genitori da parte di sedicenti esperti di parent coaching, potremmo citarvene a migliaia. Il messaggio di cui ci vogliono convincere è che, se abbiamo dei figli, stiamo facendo sicuramente qualche errore, ma che con il loro percorso/insegnamento/profilo, possiamo cambiare e vincere il premio “genitori dell’anno”. Spoiler: non è proprio così.

Nel panorama attuale della genitorialità, sempre più famiglie si trovano ad affrontare dubbi, sfide e momenti di stallo. In questo contesto, il parent coaching emerge come una risorsa preziosa per chi desidera migliorare sé stesso e la relazione con i figli, senza cercare la perfezione a tutti i costi. Ne abbiamo parlato con Elisa Pella, parent coach certificata ICF - International Coaching Federation Italia , che ci ha raccontato il suo approccio, le peculiarità di questa figura e le differenze rispetto ad altri professionisti per raggiungere il benessere familiare.

Cos’è il parent coaching?

Il parent coaching è una declinazione di questa disciplina focalizzata sulla genitorialità, che mette al centro la relazione tra coach e coachee (il genitore o la coppia). Attraverso incontri, domande mirate ed esercizi pratici, il parent coach aiuta i genitori a definire e raggiungere i propri obiettivi, con l’intento di portare un miglioramento concreto in uno o più aspetti della loro vita.

“Sarebbe importante che tutti i genitori si informassero su come funziona lo sviluppo, ma non occorre necessariamente frequentare corsi per diventare genitori migliori: è una scelta che nasce dalla voglia di lavorare su di sé, sentirsi più sicuri e più coerenti”, esordisce Elisa Pella, riflettendo sul cosa vuol dire davvero scegliere un percorso di parent coaching.

Il ruolo del parent coach

Cosa fa, concretamente, un parent coach? “Innanzitutto, ascolto le esigenze delle persone con cui lavoro e verifico di essere il professionista giusto per aiutarle a raggiungere i loro obiettivi o a superare gli ostacoli”, spiega Pella. 

Ogni percorso inizia con una chiamata conoscitiva non vincolante, in cui si valutano le necessità dei genitori e si comprende se il coaching sia la strada adeguata. “Il coach aiuta il coachee a prendere coscienza dei propri obiettivi e limiti, per avere maggiore chiarezza e lucidità. Serve energia e volontà di cambiamento”.

Quando il coaching non basta

Non sempre, però, il coaching rappresenta la soluzione migliore. “Se tra i genitori c’è una relazione molto conflittuale, se sono in una fase in cui non riescono neppure a parlarsi, o se uno dei due attraversa una crisi profonda o uno stato depressivo, è necessario rivolgersi a un professionista diverso, come uno psicologo”, chiarisce Pella. Il parent coaching, infatti, è cosa ben diversa dalla psicologia: lavora in una condizione di sostanziale benessere e si rivolge a coppie che si vogliono bene, ma che a volte inciampano in errori di comunicazione. “Non facciamo diagnosi, non lavoriamo su traumi o psicopatologie: lavoriamo dal presente, fissando obiettivi verso il futuro desiderato e costruendo insieme i passi per arrivarci”.

Un altro tema centrale dei percorsi di parent coaching è la conflittualità. “Spesso si tende a volerla eliminare del tutto, ma è inalienabile dalle relazioni, qualunque esse siano. È più importante avere strumenti per stare nel disagio e nella frizione invece di illudersi di poterla cancellare. L’obiettivo non è eliminare i contrasti, ma imparare a viverli con maggiore soddisfazione personale e relazionale”.

Come scegliere il coach giusto

“Diffidate da chi promette miracoli in quattro settimane – avverte Pella - È fondamentale trovare il professionista con cui ci si sente a proprio agio, cosa tutt’altro che semplice, sia nel parent coaching che nella terapia. Ora, grazie ai social, è più facile conoscere il coach e capire se possa essere la persona giusta per noi”.

La formazione del professionista è importante, ma non basta: “A prescindere dalle mie qualifiche e certificazioni, il mio punto di forza è la sensibilità verso le persone, maturata grazie a studi ed esperienze di vita”.

Chi sono i coachee e perché si rivolgono a un parent coach

I coachee sono i genitori. Le motivazioni che spingono a rivolgersi a un parent coach sono molteplici: “Si parte spesso da un momento di difficoltà, da una perplessità sul proprio ruolo o da una fatica che sembra insormontabile. A volte si cerca aiuto per superare blocchi o semplicemente per intraprendere un percorso di crescita genitoriale”, racconta Pella. “Non faccio consulenze, non dico cosa fare in una situazione specifica: il mio obiettivo è dare fiducia, sicurezza e chiarezza”.

Psicologia e parent coaching: due mondi diversi

Quando ci si chiede cosa significa parent coaching, bisogna ricordare che questa materia non ha nulla a che fare con la psicologia: sono ambiti distinti, con percorsi di formazione differenti. 

“Lo psicologo lavora anche sul passato, il coach si concentra sul presente per creare cambiamento. Un percorso di coaching dura in genere un paio di mesi, mentre l’analisi psicologica può andare avanti anni. I due percorsi possono integrarsi, ma sconsiglio di iniziare entrambe le cose insieme”, sottolinea Pella. 

Nonostante le differenze, però, le due professionalità possono integrarsi, ma è fondamentale affidarsi a persone serie e qualificate.

Costi del parent coaching

Il costo di un percorso varia in base alla durata e alla modalità. “Propongo tra i 5 e gli 8 incontri, mai meno di 3. Il prezzo va dai 300 ai 650 euro per percorsi individuali o di coppia. Offro anche percorsi di gruppo, più accessibili e workshop tematici dal vivo, che costano tra i 30 e i 100 euro”, spiega la coach. I workshop sono interattivi, affrontano tematiche specifiche (come la rabbia genitoriale, la gestione dei bambini nella fascia 0-4 anni, o come parlare di morte e sessualità) e permettono di confrontarsi con altre famiglie.

I rischi di una genitorialità inconsapevole

Secondo Elisa Pella non dobbiamo vivere con l’angoscia di sbagliare, marchiando a fuoco i nostri figli in modo irreversibile per ogni inciampo commesso nella relazione quotidiana. “C’è molto spazio per gli errori nella genitorialità, senza che diventino irreparabili. Il percorso di coaching si fa per sé stessi, per avere uno spazio di confronto e di crescita”.

Consigli di lettura per genitori curiosi

Per chi desidera approfondire il tema della genitorialità consapevole, Elisa Pella consiglia due libri: “Il cervello dei bambini spiegato ai genitori” di Alvaro Bilbao (Salani Editore) e “Diventare grandi, insieme” di Silvana Quadrino (Uppa). Due testi che aiutano a comprendere meglio il mondo dei più piccoli e a crescere insieme a loro.

Come recita un antico proverbio italiano, “nessuno nasce imparato”: non esistono genitori perfetti, ma solo persone che scelgono di mettersi in gioco, guidate dall’amore per i figli e dalla volontà di migliorarsi. Il parent coaching, in questo percorso, può essere un alleato prezioso.

Immagine di apertura: Freepik