Giustizia secondo Ilaria Cucchi

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«La giustizia non è uguale per tutti» ed esistono «i processi a due velocità»: ecco la definizione di giustizia secondo una delle donne che in Italia si è battuta di più perché fosse garantita a suo fratello, Stefano Cucchi.

La storia di Stefano Cucchi è la dimostrazione che no, la giustizia non è uguale per tutti. "Processi a due velocità", "muri di gomma" da abbattere con verità che riemergono tra mille paure dopo dieci anni, tanta fatica, lacrime e determinazione: la sintesi di tutto ciò è una donna, Ilaria Cucchi, che con la sua determinazione ha riscritto almeno in Italia il significato della parola giustizia.

Anno dopo anno, udienza dopo udienza, la vera storia di quei sette giorni che hanno portato alla morte Stefano Cucchi sta pian piano prendendo forma. Gli occhi pesti di un ragazzo di 31 anni smettono di essere solo l'immagine disturbante sulle prime pagine dei giornali e diventano lacrime e commozione, grazie anche a canzoni, libri e film come Sulla mia pelle.

La tenacia e l'amore di una famiglia per il proprio fratello e figlio riscrive i confini delle aule dei tribunali, dei verdetti e delle testimonianze. Persino delle parole. Ed ecco che la storia di uno – Stefano Cucchi – diventa importante per tutti gli italiani, che oggi forse possono sentirsi un po' più al sicuro.

Per il Vocabolario delle Celebrità ecco cos'è la Giustizia secondo Ilaria Cucchi.

La sua definizione di Giustizia

«Giustizia è qualcosa di diverso da vendetta. Restituisce dignità all'essere umano – in questo caso, a mio fratello Stefano e alla mia famiglia. Inoltre, ridà speranza non solo alle persone coinvolte ma anche a tante altre che combattono la nostra stessa battaglia, e a tutti i cittadini che in questi anni si sono rivisti nelle nostre battaglie, sconfitte e fatiche».

Qual è il suo primo ricordo legato alla giustizia?

«Il mio primo ricordo di giustizia è legato alla prima volta in cui sono entrata nell'aula di un tribunale: ho assistito a qualcosa che non avevo visto nemmeno nei film, con mio fratello e la mia famiglia che erano sul banco degli imputati. Poi ricordo un altro momento, quando sono tornata in aula per il processo Cucchi-bis, e ho pensato: “Quindi è così che funzionano i processi”».

Il suo concetto di giustizia è stato influenzato da libri o canzoni?

«Sicuramente. Ci sono stati tantissimi brani che hanno permesso di far arrivare alla portata di tutti una storia che altrimenti sarebbe rimasta in un'aula di giustizia. Lo stesso ruolo hanno avuto anche i mezzi di informazione. Poi, naturalmente, c'è il film Sulla mia pelle (prodotto da Netflix, ndr.), che ha restituito una dimensione umana al caso giudiziario. Perché mio fratello non era un caso giudiziario ma una persona, e questo film lo avvicina alle persone che da casa fanno fatica a comprendere questa storia».

Quando pensi a "giustizia" qual è la parola o l'aggettivo che associa nella sua mente? Perché?

«Fatica. Non potevo immaginarlo dieci anni fa, ma oggi so che la giustizia non è per tutti e che i processi hanno due velocità, a seconda di chi coinvolgono».

Che idea aveva della giustizia prima che iniziasse la storia di suo fratello?

«Prima pensavo alla giustizia in modo idealistico. Nel tempo è cambiata e ho capito che tutto ciò che avevo immaginato non era vero».

Come è una vita alla continua ricerca della giustizia?

«Difficile».

Essere una donna in cerca di giustizia ha reso le cose ancora più complicate?

«Penso che siamo proprio noi donne a portare avanti queste battaglie. Tante volte mi sono chiesta qual è il motivo che ci spinge a non arrenderci. Ci sono stati momenti in cui pensavo che non ce l'avremmo mai fatta. Dico noi perché mi riferisco anche a Fabio Anselmo (avvocato di Stefano Cucchi e della famiglia Cucchi, ndr.) perché la mia battaglia non è solo mia. È stata veramente dura. Non ho mai pensato di fermarmi. Se tornassi indietro rifarei esattamente tutto quello che ho fatto. Ma sono battaglie devastanti non solo sul piano economico, ma anche emotivo. Le famiglie ne escono distrutte».

Perché abbiamo bisogno della giustizia?

«Abbiamo bisogno di giustizia per abbattere la legge del più forte e per continuare a coltivare la speranza di avere una società migliore».

Foto: LaPresse

Chi è Ilaria Cucchi

 Ilaria Cucchi nasce a Roma nel 1974. Lavora come amministratrice di condominio. Il 22 ottobre 2009 la morte del fratello Stefano cambia la sua vita, trasformandola in un'attivista per i diritti umani. Lotta contro ogni forma di tortura costituendo l'associazione "Federico Aldrovandi", nome che insieme a Giuseppe Uva e Michele Ferrulli si aggiunge alla lista dei morti le cui famiglie cercano giustizia. Nonostante le aspre critiche ricevute da personalità politiche come Matteo Salvini e le accuse di sciacallaggio, Ilaria Cucchi continua a combattere perché la verità sulla morte del fratello venga a galla e i colpevoli vengano consegnati alla giustizia.

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