Addio ad Andrea Camilleri, ecco le idee da portare con noi nel futuro

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Lo scrittore siciliano si è spento a 93 anni. Incredibile cantastorie, lascia dietro di sé tanti aneddoti e consigli con cui affrontare il tempo (difficile) che verrà.

Andrea Camilleri non c'è più. Eppure c'è ancora. È ovunque, sui social, in tv. Ci parla ancora anche se, a 93 anni, dopo settimane in gravi condizioni, si è arreso a quella morte che non temeva. Parla ancora, Camilleri, attraverso gli oltre cento libri scritti, che lo consegnano all'immortalità. Attraverso le centinaia di interviste e aneddoti regalati al mondo. Ma ci parla soprattutto attraverso le sue idee, sempre lucide e taglienti, oneste e non compromesse.

Chi era Andrea Camilleri e cosa ci lascia per affrontare il (difficile) futuro che ci aspetta

Andrea Camilleri è nato il 6 settembre 1925 a Porto Empedocle, in provincia di Agrigento. Cresce in pieno fascismo e ci crede, a quelle parole, ai gesti da piccolo Balilla. Giovanissimo, scrive al Duce perché lo arruoli nella guerra di Abissinia. Mussolini gli risponderà, dicendogli di attendere perché «troppo giovane».

Anni dopo, ricordando quel momento, in un'intervista al Corriere dirà che avrebbe voluto dire un "no" più convinto al fascismo: «Ci sarebbe voluto un coraggio inumano. Ho detto no, ma tardi, dopo averci creduto come tutti. A guardarmi indietro ora ai miei occhi appaio come uno che ci è cascato e questo mi fa tanta rabbia».

Impegno politico

Col tempo le sue idee sono radicalmente cambiate e ha passato tutta la sua vita a combattere il populismo. Nel 1943 fondò una sezione del Pci col permesso degli americani, grazie all'intercessione di un vescovo. Ha sempre votato a sinistra, pur essendone una perenne spina nel fianco. Le sue critiche colpivano lì, dove faceva male, chiedendo al partito di cogliere le istanze dal passo. Per anni ha criticato Berlusconi e soprattutto il berlusconismo.

Ha aspramente criticato le idee estremiste di Matteo Salvini. «Non voglio fare paragoni ma intorno alle posizioni estremiste di Salvini avverto lo stesso consenso che a dodici anni, nel 1937, sentivo intorno a Mussolini. Ed è un brutto consenso perché fa venire alla luce il lato peggiore degli italiani, quello che abbiamo sempre nascosto, il razzismo».

Alla vista dell'attuale vicepremier con in mano un rosario, lui disse: «Mi fa vomitare», attirandosi gli sfottò di Salvini. La sua ultima battaglia era per i porti aperti. Brilla la sua citazione più usata in queste ore: «Non bisogna mai avere paura dell'altro perché tu rispetto all'altro sei l'altro».

La sua fede incrollabile nei giovani lo aveva spinto a ricordare l'entusiasmo della liberazione, nel 1945, e l'impegno nel rifare l'Italia. «E poi? Poi io consegno a mia pronipote e a voi un futuro incerto. Questo è un fallimento che mi porto nella tomba», aveva detto nel 2017 agli studenti di Porto Empedocle. A loro chiedeva di non "disilluderlo". «Rifondate la politica con la vostra incorruttibilità».

La carriera

Andrea Camilleri ha conosciuto tardi la fama come scrittore. Trasferitosi a Roma, nel 1949 si iscrive all'Accademia di Arte Drammatica Silvio D'Amico. Scrive i primi racconti e collabora con alcuni quotidiani. Inizia a lavorare con il teatro e poi con la tv.

Entra in Rai nel 1957 come delegato alla produzione e sceneggiatore. Presta la sua penna alla storia televisiva de Il commissario Maigret. «(Dino Fabbri) cominciò a parlarmene... faceva piovere sul bagnato. Io avevo cominciato a leggere Simenon da bambino, mi trovò entusiasta. Senza ancora parlarne a nessuno elaborammo una sorta di progetto. È chiaro che per il protagonista subito ci venne l’idea di Gino Cervi…».

La carriera letteraria

Il primo libro pubblicato da Andrea Camilleri fu Il corso delle cose. Pagò per questa pubblicazione (vent'anni dopo lo riediterà la "sua" Sellerio). Nel 1980 per Garzanti pubblicherà Un filo di fumo. Ma negli anni Ottanta sarà l'amicizia con Elvira Sellerio a cambiargli la vita.

L'editrice palermitana diventerà l'interlocutore privilegiato dello scrittore siciliano, che legherà il suo destino ai "libretti blu". Le prime opere pubblicate con Sellerio sono libri storici: La strage dimenticata a La stagione della caccia, fino al Il birraio di Presto.

Il commissario Montalbano

Poi nel 1994 venne Montalbano, la celebrità a 70 anni suonati, il suo dialetto, i "cabbasisi". «Mi capita di usare parole dialettali che esprimono compiutamente, rotondamente, come un sasso, quello che io volevo dire, e non trovo l’equivalente nella lingua italiana. Non è solo una questione di cuore, è anche di testa. Testa e cuore», diceva.

Con la testa e col cuore ha scritto oltre 100 titoli, venduto 31 milioni di copie. I suoi libri sono tradotti in tutto il mondo. Sempre lucido e cosciente, amante di Pirandello e Simenon, sapeva anche quanto fossero importanti le parole. «Le parole sono pietre, le parole possono trasformarsi in pallottole, bisogna pesare ogni parola che si dice e far cessare questo vento dell'odio».

Il Commissario Salvo Montalbano è il personaggio più noto della vasta produzione letteraria di Andrea Camilleri, complice anche il successo televisivo della serie dedicata al personaggio, interpretato da Luca Zingaretti.

Con la serie tv Camilleri ha segnato un nuovo record. Si calcola che la serie tv abbia ammaliato circa 1,2 miliardi di telespettatori, con 34 film per la televisione. Tra prime tv e repliche, Montalbano conta 196 passaggi (34 prime tv e 167 repliche). Tra le repliche, il primato spetta a Una faccenda delicata, che alla prima ribattuta (13 marzo 2017) ha totalizzato 9,7 milioni e il 39,7%.

Con Andrea Camilleri «finirà Montalbano - diceva -. Nel momento nel quale finisco io, finisce anche lui», disse lo scrittore siciliano che, per paura dell'Alzheimer, scrisse il finale tredici anni fa. In un'intervista a Fanpage aveva anticipato: «Ma Montalbano non muore, e nemmeno va in pensione. Montalbano è un personaggio letterario e muore come possono morire solo i personaggi letterari».

Felicità secondo Camilleri

«La felicità per me non ha motivazioni, non ne ha mai avute, per me è fatta di cose ridicole», diceva Camilleri, che di aneddoti ridicoli e divertenti ne aveva davvero tanti e amava raccontarli.

Il ricordo più bello per lui era il giorno del matrimonio con Rosetta, l'amore di una vita intera, «la spina dorsale della sua esistenza». «Fu il giorno più allegro della mia vita, con incidenti incredibili». In un'intervista Camilleri raccontò della «notte infame» in cui era tormentato dall'idea di sposarsi o sparire.

L'agitazione culminò quando, indossata la giacca dell'abito, ne scoprì le spalle più strette del solito. La futura moglie lo aveva avvertito, ma lui aveva fatto di testa sua. Davanti all'altare Rosetta gli fece notare il difetto e lui, sbottando, si tolse la giacca, la sbattè a terra e le disse: «E allora sposati uno con le spalle grandi!». Lei gli diede uno schiaffo e poi iniziarono a ridere. Fu poi la moglie a sbagliare, infilando la fede nuziale al dito del prete. Insomma, una vita matrimoniale iniziata con i migliori presupposti.

Le donne

Andrea Camilleri è morto circondato dalle donne della sua vita: la moglie e le tre figlie, sempre pronte a coccolarlo e ad occuparsi di lui. Ha vissuto nell'appartamento in cui vivevano le due consuocere: anche loro, come la domestica Italia, lo viziavano. A Vanity Fair disse: «Se una donna non mi coccola, io ci rimango male, sono troppo abituato».

In un'intervista si disse felice perché aveva avuto una vita fortunata, aveva campato di un lavoro che amava e aveva amato tanto. E poi perché aveva fatto in tempo a scorgere i tratti del viso della pronipotina di cinque anni, nonostante la cecità incombente. C'è sempre una donna nella sua felicità.

Morte

Dopo settimane in gravi condizioni, ricoverato all'ospedale Santo Spirito, nella sua Roma, il corpo di Andrea Camilleri ha ceduto. Nessun rimpianto, alle spalle. Tante sigarette fumate. Nessuna paura della morte. «Alla nascita ti danno il ticket in cui è compreso tutto: la malattia, la giovinezza, la maturità e anche la vecchiaia e la morte. Non puoi rifiutarti di morire perché è compreso nel biglietto. O l'accetti serenamente e te ne fai una ragione o sei un povero coglione!». 

Foto: LaPresse

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