Franca Leosini: «Femminicidio è una parola banale. Esiste il maschicidio?»

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Dal successo di Storie Maledette al ricordo di alcune delle grandi protagoniste di delitti di cronaca nera, fino al segreto per vivere un matrimonio felice: DeAbyDay ha intervistato Franca Leosini.

Ogni volta che torna in tv, il suo nome schizza in trending topic su Twitter. Franca Leosini è uno dei volti più amati della televisione italiana grazie al suo programma “Storie Maledette” che, dal 1994 ad oggi, è diventato un piccolo cult di Raitre per tutti gli appassionati di cronaca giudiziaria. Lo stile di Franca Leosini, il suo rigore e il suo piglio nel condurre sono inconfondibili e anno dopo anno hanno conquistato il cuore dei telespettatori, a sorpresa, anche molto giovani, che la adorano e l’hanno eletta icona indiscussa. La conduttrice tornerà a dicembre su Raitre con un nuovo programma, “Che fine ha fatto Baby Jane” per far luce su cosa succede dopo la detenzione, una volta scontata la pena in carcere. Con lei abbiamo fatto una chiacchierata a 360 gradi, per sapere tutto ma proprio tutto sulla sua esperienza professionale e anche qualcosa sulla sua vita privata.

L’importanza del linguaggio. Lei è celebre per il suo lessico forbito e allo stesso tempo è diventata icona dei social network, spesso criticati anche per aver impoverito il linguaggio.

«Mi permetto di contestarti la parola “forbito”. Mughini direbbe “aborro”. Parlo un italiano corretto. Il problema vero è che in questo momento storico si è impoverito il linguaggio. Quando si usa un lessico che supera la banalità di un linguaggio da supermercato sembra strano. Uso un vocabolario ricco o, certamente, non povero. Le persone che fanno questo tipo di lavoro fanno anche in genere buone letture e questo finisce per arricchire. La cosa grave è vedere il vocabolario ridotto a paginette. Questo è grave anche per i ragazzi, per chi vorrà fare il nostro mestiere. Se mi consenti, la parola forbito la cancellerei dal vocabolario. Se dicessi che ho un vocabolario ricco sarei presuntuosa».

Sa che quando va in onda il suo nome schizza subito in trending topic su Twitter? E’ consapevole di usare espressioni che diventano poi meme sui social? Ne cito qualcuna: una relazione scopereccia, romana quindi puttana, sentimentalmente genuflessa…

«Essere amata dai giovani mi lusinga tantissimo, mi riempie di orgoglio e mi stimola sempre di più ad essere me stessa. La cosa importante è essere sé stessi. I ragazzi intuiscono che quello è un linguaggio autentico, che non esce da un vocabolario. Bisogna avere fantasia anche in questo e usare un linguaggio che entri nel profondo, che segni e che non annoi. I ragazzi sono una cartina di tornasole pazzesca per chi fa il nostro lavoro e con loro bisogna usare un linguaggio autentico, oltre che di qualità».

So che invece la parola femminicidio non le piace...

«La trovo banale e quasi sprezzante. Esiste il maschicidio? Esiste l’omicidio a danno di una donna. Semplificare agevola, ma il termine femminicidio non mi piace proprio. La donna prima è donna, poi è femmina».

Parliamo di alcune donne molto celebri che sono state protagoniste di puntate storiche del programma "Storie Maledette". Le chiedo per ognuna di loro una sensazione, un ricordo. Partiamo con Sabrina e Cosima Misseri...

«Un segno profondo. Un segno di grandissimo dolore, di pietas infinita e di irritazione profonda per la condanna che hanno avuto. Non ci sono termini sufficienti per risarcire una vita. Non bastano dieci vite per risarcire la fine della vita di Sarah Scazzi. Detto questo, quella tragedia è un delitto di impeto. Esiste il codice penale al di là del codice morale. Devo fare un nome, Salvatore Parolisi ad esempio, è stato condannato con l’accusa di aver ucciso la moglie con 29 coltellate. Parolisi prese 29 anni prima, ridotti poi in appello a 18 anni, e sono d’accordissimo perché non basta una vita per risarcire altre vite. Però, per Sabrina e la madre che sono state condannate all’ergastolo, nutro profonda pietà. Con che criterio è stato dato l’ergastolo? Allora per un delitto di impeto si dà l’ergastolo? Non mi sta bene. Se fossi nel loro avvocato farei un appello al Presidente della Repubblica perché lo trovo inaccettabile, in rapporto non solo al codice penale ma anche al codice di equiparazione e rispetto ad altre vicende giudiziarie. Delitti di ben altro peso hanno ricevuto altre condanne. Insomma, mi fanno entrambe una grande pena. Conducono una vita di grande rigore, ho appreso dalla direzione del carcere che con grande dignità stanno realizzando delle mascherine e lavorano entrambe in sartoria».

Un suo ricordo di Patrizia Reggiani Gucci.

«Patrizia intanto è fuori adesso. È una persona molto speciale. Anche quando l’ho intervistata ed era dietro le sbarre per una lunga pena, mi ricordo che sorrise e disse “Io sono Patrizia Gucci”. Ho sempre apprezzato la dignità con la quale ha superato quel periodo di detenzione. Credo che abbia ripreso una vita pressochè normale, anche se sono vicende che la normalità te la cancellano per sempre. So che ha una querelle adesso con le figlie per un problema ereditario. Mi spiace che il suo destino sia segnato sempre , da capitoli lunghi da affrontare».

Cosa mi dice di Gigliola Guerinoni (detta la mantide di Cairo Montenotte, condannata per omicidio di Cesare Brin)?

«Tra tutte le puntate e le persone incontrate, è una delle persone con cui ho avuto un non-rapporto. Con quasi tutte ho sempre mantenuto rapporti personali. Il mio rapporto con lei si è chiuso dopo l’intervista».

In genere cerca di non commuoversi e di non farsi coinvolgere dall’emozione, ma so che le è capitato durante il montaggio della puntata su Mary Patrizio, la signora che affogò il bambino nella vasca da bagno. È vero?

«È verissimo, cerco di non commuovermi. Quando registro la trasmissione è come se fosse in diretta. Non faccio pause. Mary Patrizio mi ha raccontato i dettagli, era come una specie di trance Era come se lei lo vedesse, come se lo vedessi io e mi diceva “giù giù giù”… Anche ora lo sto facendo con la mano. In quel momento in quella vasca da bagno c’ero pure io. Quando ho finito l’intervista ho pianto per un quarto d’ora. E Mary Patrizio consolava me. Forse è stata l’intervista in cui ho avuto maggiore difficoltà emotiva».

Cambiando discorso, suo marito vive a Napoli, lei a Roma. Ha dichiarato: “Dico sempre che quando si ha poco tempo per stare insieme si ha anche poco tempo per litigare!” È il segreto per stare insieme a lungo?

«È uno degli elementi di maggior fascinazione in un rapporto. Non stando sempre insieme, non si usura il rapporto. Io vivo prevalentemente a Roma per lavoro, lui va e viene. Vado a Napoli, dove abbiamo in realtà dimora, per le feste comandate e qualche giorno in estate. Vedersi meno nel quotidiano, secondo me, agevola un rapporto e lo rende più fresco».

Che rapporto ha con le sue due figlie?

«Ottimo come madre. Le vedo poco perché vivono entrambe a Napoli ma ci sentiamo continuamente. Loro questa mamma la vivono molto come una persona che fa un certo tipo di lavoro. Ho sempre apprezzato molto che abbiano capito che tante cose, con loro, non le potevo fare. Sono sempre stata molto presente, ma certe cose non facevano parte della mia vita come accompagnarle alle feste quando erano piccole. Non potevo. Sono entrambe molto orgogliose di me e di quello che faccio. E poi tutto non si può avere dalla vita!».

E lei in tv cosa guarda?

«I talk politici, tutti!».

Tornerà in onda a dicembre con il programma “Che fine ha fatto Baby Jane” con l’intento di raccontare quello che succede dopo la detenzione. Qualche anticipazione?

«Quale che sia la partita della vita, mai scoprire in anticipo le carte. E’ saggezza antica, di intramontabile attualità».

Foto di apertura©Stefano Colarieti /Lapresse

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