Coding in rosa: le donne che hanno fatto la storia della programmazione

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Coding e programmazione: dalla pioniera Ada Lovelace alla creatrice di MySims, le prime innovatrici informatiche indossavano la gonna!

Perché ci sono così poche donne programmatrici? Non c'è una risposta scientifica a questa domanda, ma è pur vero che qualche dato dovrà pur fornire un indizio sulla ragione per cui la scienza della programmazione non piace o non contempla moltissime "adepte". Secondo una ricerca ripresa dall'Independent, le donne scrivono codici meglio degli uomini. Almeno fino a che non rivelano il proprio genere sessuale.

I nostri risultati suggeriscono che anche se le donne possono essere più competenti in generale, i pregiudizi contro di loro esistono comunque”, scrivono gli autori dello studio, che hanno fatto questo test presso il GitHub, un grande archiviodi codice utilizzato da oltre 12 milioni di persone.

Se oggi abbiamo la possibilità di leggere una pagina web, inserita in un sito composto dal codice programmato da qualcuno... Lo dobbiamo anche ad una donna, la prima programmatrice della storia.

Augusta Ada Byron, meglio nota come Ada Lovelace, è nata negli anni Dieci, ma non del Duemila, bensì dell'Ottocento. È stata una matematica inglese, nota soprattutto per il suo lavoro con il calcolatore programmabile ideato da Charles Babbage. Tra i suoi appunti sulla macchina di Babbage c'è anche un algoritmo per generare i numeri di Bernoulli, considerato come il primo algoritmo espressamente inteso per essere elaborato da una macchina.

Per questo Ada Lovelace è spesso ricordata come la prima programmatrice di computer al mondo. Per il suo 197esimo compleanno Google le ha dedicato un doodle. Probabilmente senza di lei - che tra le altre cose era la figlia di Lord Byron - non ci sarebbe stato nemmeno Big G.

Poi ci sono le donne dell'Eniac che, senza alcun manuale o specializzazione o insegnante, furono in grado di programmare uno dei primi computer. Negli anni '40 Kathleen Antonelli, Jean Bartik, Betty Holberton, Marlyn Meltzer, Frances Spence e Ruth Teitelbaum hanno fatto funzionare il colosso nascosto dietro la sigla Eniac, che sta per Electronic Numerical Integrator And Computer. Occupava un'intera stanza ed era pesantissimo. Inaugurato il 16 febbraio 1946, nessuno sapeva come permettergli di rendersi utile.

Pensato per calcolare le traiettorie balistiche durante la Seconda Guerra Mondiale (compito all'epoca affidato alle donne laureate in matematica), Eniac poteva ottenere quel risultato, ma doveva essere programmato. Inoltre, il team di autoproclamate programmatrici doveva trasportare e sostituire cavi, entrare nella struttura per correggere collegamenti e sostituire parti difettose: insomma, un lavoro di testa ma anche di braccia.

C'è anche chi in quel team poteva anche non finirci mai, come Betty Holberton. La donna fu invitata dal suo professore di matematica del College ad abbandonare gli studi per sposarsi e fare figli. Fortunatamente non lo fece. Dopo la missione ENIAC, Betty passò ad altri progetti. Il suo nome è tra le menti più celebri che hanno creato lo storico linguaggio di programmazione noto come Cobol.

Ad ogni modo nel 1997 Le donne dell’ENIAC sono state inserite nella Women in Technology Hall of Fame, sancendo una volta per tutte - anche con un documentario - l'importanza di indossare la gonna durante il 1946, quando nessuno sapeva come trattare un bestione fatto di numeri e cavi.

Quando si parla di programmazione non si può non parlare anche di videogame. Una statistica racconta che il 47% dei giocatori è donna, ma solo l’11% dei disegnatori e dei programmatori è di sesso femminile. Tra le donne che hanno rivoluzionato la programmazione, molte di esse si sono dedicate ai videogiochi. Nel 1978 Carol Shaw ha creato una versione 3D di un gioco classico, a cui tutti hanno giocato a scuola: Tic-Tac-Toe. Essendo una delle prime donne a progettare giochi per computer, la si definì "una visionaria".

Tra le donne che hanno rivoluzionato il mondo della programmazione c'è Amy Hennig. Ha mosso i primi passi da programmatrice con Atari 7800. Il suo primo gioco è stato Michael Jordan: Chaos in the Windy City (1994). Successivamente, ha lavorato alla serie Legacy of Kain e a Jak 3. Dopodiché la sua vita si è legata a doppio filo con Uncharted: Drake’s Fortune (2007) e Uncharted 2: Among Thieves (2009), che l'hanno consegnata all'adorazione dei gamer di tutto il mondo.

Robin Hunicke è conosciuta per il suo lavoro sul gioco MySims, una versione di The Sims rilasciata per la Wii nel 2007. Brenda Romero è la mente dietro Playboy: The Mansion, un gioco di simulazione simile a The Sims, ma prima ha sviluppato una serie di giochi di ruolo sulla magia negli anni Ottanta.

In quegli anni le cosiddette coding girls sembravano un trend in ascesa. Negli Stati Uniti rappresentavano il 35% del settore e per decenni il loro numero è cresciuto molto velocemente. Dal 1984 in poi c'è stato un crollo di quote rosa nella programmazione. Qualcuno ha dato la colpa al cinema, parlando di "maschilismo culturale" che ha scoraggiato le iscrizioni all'università di ragazze desiderose di carpire i segreti dei linguaggi delle macchine. Nel 2015 in Italia solo il 3% di chi si laurea in informatica è donna. Sarà ora di invertire la tendenza?

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