Marin Alsop, la prima donna direttrice dell'orchestra di Vienna

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Nell'era di Time's Up è sempre più importante raccontare i primati, sempre più numerosi, che le donne possono e mettono a segno in tutto il mondo: la storia di Marin Alsop.

«Sono molto onorata di essere la prima», ha detto con molta arguzia al Guardian Marin Alsop, «Ma sono anche scioccata di essere la prima, in questo secolo, e che ci siano ancora posti dove ci sono "prime volte" per donne». Marin Alsop, americana, è una direttrice d'orchestra, nonché la prima donna a essere nominata direttrice artistica della Vienna Radio Symphony Orchestra.

Alsop ha spiegato che per lei sarà un onore ricoprire questo ruolo in una «capitale della musica classica». Ma, oltre al suo ruolo artistico, Alsop dovrà occuparsi di cambiare l'attitudine di questa istituzione austriaca, spesso criticata per il suo approccio retrogrado nei confronti delle donne.

Nell'era di Time's Up e #MeToo, questa è una vera sfida di Marin Alsop

Basti pensare che soltanto venti anni fa la Vienna Philharmonic ha iniziato per la prima volta ad accettare musiciste donne. Nei 26 anni precedenti, in realtà, c'era stata una donna nell'orchestra, l'arpista Anna Lelkes, ma il suo ruolo non era mai stato ufficialmente riconosciuto e in televisione potevano essere inquadrate soltanto le sue mani. Questo per capire quanto fosse maschilista l'ambiente che ora Marin Alsop si troverà a dover riformare e per dare la dimensione della difficoltà del suo compito.

Anche oggi che è aperta alle donne da un ventennio, l'orchestra rimane dominata da figure maschili. Marin Alsop però ha il carisma e l'esperienza per farcela.

Il suo sogno era diventare direttrice d'orchestra da quando aveva nove anni. Ha studiato con Leonard Bernstein, è famosa per uno stile sobrio, ha lavorato a São Paulo e Baltimora, nel 2007 aveva già rotto una barriera diventando la prima donna direttrice di un'orchestra importante.

 

Un post condiviso da medici.tv (@medici.tv) in data:

«La scarsezza di direttrici d'orchestra donna riflette nel microcosmo della musica il resto della nostra società, purtroppo. È una cosa che ha a che fare con la mancanza di opportunità e con la disabitudine nella nostra società a vedere donne in certi ruoli. Ci vuole tempo per adattarsi, sono processi molto lenti».  

PhotoCredit@Respiroemovimento.com

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