LETTURA secondo Chiara Trevisan

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Nonostante l'emorragia di lettori in tutta Italia, il confronto vis-à-vis di Chiara Trevisan riscuote molto successo. Cos'è la lettura e cosa possono ancora dirci i libri su di noi? 

In un Paese come l'Italia, dove si legge sempre meno, viene da chiedersi se abbiamo dimenticato il senso di questo gesto intimo, personale, che stabilisce ancora una relazione uno a uno. Su questo elemento Chiara Trevisan ha scelto di incentrare la sua performance quotidiana di lettrice vis-à-vis. Scende in strada con un carretto di libri e aspetta che le persone, incuriosite, le si avvicinino. Dopo alcuni rituali iniziali, arriva la lettura di un brano.

«Voglio offrire un punto di vista diverso», dice l'artista di strada, che ha trasformato la lettura in un mezzo di ascolto. Perché il vis-à-vis? «Sono anche una domatrice di pulci, - spiega - ma me la cavo bene anche con gli esseri umani. Purché si presentino rigorosamente uno alla volta».

Abbiamo chiesto a Chiara Trevisan di riscrivere la definizione di lettura per il nostro Vocabolario delle Celebrità.

La tua definizione di lettura.

La lettura è un mezzo soprattutto di comunicazione, moltiplica i punti di vista, diverte, conforta, informa, e abitua all'ascolto di voci diverse dalla propria. Consente di stare soli senza sentirsi soli, è uno strumento di relazione, un modo per sostenere le domande, è un allenamento per il cervello e per l'empatia.

Qual è il tuo primo ricordo legato alla lettura?

Mio padre leggeva per me e mia sorella quando eravamo molto piccole, fino ai 10-11 anni. Passando da un letto a un altro, leggeva cose ad alta voce. Ci torno spesso con la memoria, sento il senso di privilegio, il piacere di ciò che ho ricevuto. Sceglieva le cose da leggere in base al suo e al nostro umore. Ci ha letto tutto Rodari, anche i suoi romanzi a puntate.

Cos'è per te oggi la lettura?

Oltre a un piacere, prima di tutto è un lavoro. Spesso è spassoso, mi salva la vita, come quando nei western i buoni vengono colpiti da una pallottola che si conficca in un libro, infilato nel panciotto. Nella raccolta di racconti Svanire (Del Vecchio Editore), Deborah Willis fa dire a un suo personaggio: “[...] per esistere in un’altra pelle, e poi tornare se stesso, con il sapere di altri]”. Per me la lettura, oggi, è questo.

Tu leggi storie per strada ai passanti, Vis-à-Vis: com'è nata questa idea?

Dalla voglia di ascoltare gli altri e dalla mia pratica artistica professionale di 16 anni: sono creazioni dedicate alla relazione uno a uno. Non mi piace stare sul palco. Avevo l'esigenza di qualcosa di nuovo e di sostenibile in un mercato teatrale difficile. Mi interessava andare a lavorare in strada libera: in Piemonte l'arte di strada è stata liberalizzata. Così ho messo insieme le cose che mi appartengono: i libri, il leggerli ad alta voce.

Come funziona Vis-à-Vis?

Ci si incontra e attraverso il mio dispositivo di ascolto – scatola con foglietti con parole chiavi, citazioni, frasi mie – chiedo al mio ospite di scegliere con cognizione di causa 4-5 di questi foglietti. Poi, quando si siede con me, gli chiedo di argomentare queste scelte. Ascolto, accolgo le informazioni. Quando ne so abbastanza, le riordino in tempo reale, vado a cercare il libro che penso sia adatto e che scelgo di leggere. Posso scegliere di sostenere un'idea proposta o di metterla in discussione. Offro un'altra prospettiva: non offro risposte, ma sostengo le domanda.

Qual è l'obiettivo della performance Vis-à-Vis?

L'obiettivo è far sì che la mia performance sia al 70% ascolto dell'altro e 30% di restituzione. I libri sono il mezzo per restituire un punto di vista inaspettato.

Quante persone si fermano per partecipare a Vis-à-Vis?

Ci sono giornate in cui sto lì 4 ore e si ferma una persona, un'altra in cui in un'ora e mezza se ne fermano sei. Da sei anni l'attenzione per l'arte di strada è calata moltissimo: c'è una zombificazione. Torino poi è una città che sta un po' soffrendo. Quello che sto ascoltando ultimamente è un po' terribile.

Cosa c'è ora nel tuo carretto?

Ora nel mio carretto ci sono alcuni must, altri che ruotano. C'è molta poesia contemporanea, romanzi e tanti racconti, editori indipendenti, anche saggi, molta letteratura di sradicati, che hanno perso il loro punto di origine e cercano un nuovo punto di radicamento.

Quanto costa una "consulenza" Vis-à-Vis?

Quando lavoro in strada libera, io suggerisco al mio ospite la possibilità di sostenere l'impresa. È un termine chiaro per dichiarare che questo è un lavoro che continua a casa, con le letture, con le scelte. E che è un'impresa nel senso di scalata bella alta. Anche perché lavorare uno alla volta è un vero e proprio Everest. Dopo aver sperimentato la cosa, le persone sono abbastanza generose. In più molto spesso mi capita che, quando lasciano qualcosa, lo fanno spiegando la cifra con il desiderio che io possa stare ancora lì. Invece, quando lavoro con un contratto su commissione, chiedo un cachet.

Tra i consigli di Gianni Rodari per insegnare ai ragazzi a odiare la lettura, mi colpisce molto questo: "Dare la colpa ai bambini se non amano la lettura". Non amare la lettura è una colpa?

No. Io penso che la lettura sia un'opportunità, una risorsa, un mezzo. Ci si può incappare, la si scopre e la si comincia a utilizzare. Oppure no, se si trovano altre risorse. Io ho letto sempre, ma se lo vado a raccontare in giro, creo un confronto: fa dire alla gente io non sarò mai un lettore. Mi piace più chiedere perché non leggono.

E cosa rispondono?

Mi dicono: perché non ho tempo e parte una conversazione che diventa esilarante e gli faccio contare le ore che passano in coda alla posta, su un mezzo di trasporto o ad aspettare una persona. Mi dicono che sono stanchi o distratti. Spesso le persone non leggono perché non hanno sperimentato il piacere della lettura, non gli è mai capitato qualcosa sottomano che gli piacesse.

Colpa della scuola?

Non diamo la colpa alla scuola. Ho incontrato tanti insegnanti che si sono adoperati per trovare il modo di stimolare la lettura, non dicendo “dovete leggere questo libro”, ma mettendo a disposizione dieci titoli, così che i ragazzi potessero trovare quello giusto. Non c'è il libro che va bene per tutti.

In Italia meno della metà degli italiani (il 42 per cento) legge almeno un libro all'anno: come si può leggere di più? Hai qualche trucco?

Io quest'anno, per curiosità, ho iniziato a fotografare le copertine dei libri che finivo di leggere. Al momento ne ho letti 89. Leggo per lavoro, sono una lettrice molto rapida. La lettura è una questione di allenamento. Leggere di più è come fare un salto mortale: per arrivarci, bisogna fare un casino di addominali, allenare il corpo a quello sforzo. Il cervello funziona allo stesso modo: il non lettore vede le singole righe. Quando leggi, non vedi più le parole, ma si attivano nuove connessioni tra i neuroni che permettono di leggere più velocemente.

Secondo te quale sarà il futuro della lettura?

Boh! Potrei dire quale vorrei che fosse. In Italia quasi tutti scrivono o hanno in progetto di scrivere. La quantità di persone che mi chiedono se scrivo è altissima. Lo danno per scontato. La cosa curiosa è che se si chiede a questa moltitudine infinita se legge, la risposta è “no”, “poco”, “non ho tempo”. Se tutti coloro che scrivono leggessero, la percentuale salirebbe in modo esponenziale e salirebbe anche la qualità delle cose che leggiamo.

Chi è Chiara Trevisan
Plasmata dai micro-spettacoli e dal Teatro di Figura, Chiara Trevisan esplora le potenzialità della relazione vis-à-vis nel terreno performativo. L'artista classe 1972, offre uno spettacolo del Circo di Pulci in Scatola al Valentino's Flea Circus, ma solo per uno spettatore alla volta. 

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