Rifò: dal jeans usato a capi rigenerati, circolari e collaborativi

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L'azienda specializzata nel recupero di cachemire e denim lancerà il Re-Think your jeans, per dare nuova vita ai pantaloni usati.

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È tutta una questione di trama. Lo sanno bene Niccolò Cipriani, fondatore di Rifò, il socio Daniele Ceni ed Eleonora Marini, responsabile marketing e comunicazione dell'azienda che ha fatto del recupero di cachemire, jeans e cotone il centro della propria vita. Il team che opera a Prato ha ripreso in mano le fila della storia tessile del distretto toscano e ha iniziato a tessere un'altra stoffa, intrecciando saperi antichi e necessità moderne. Quelle di una moda più etica, rispettosa dell'ambiente, circolare e collaborativa.

Nasce così Re-Think your jeans, un piano di raccolta di abiti usati – in particolare jeans – a cui ridare nuova vita. «Ci è venuta l'idea di creare un progetto concreto, che potesse essere un servizio per le persone», spiega Eleonora, 27 anni, un laurea in scienze della comunicazione e una specializzazione in informatica umanistica.

La concretezza, l'attenzione al territorio e all'ambiente sono la base di partenza di tutta l'avventura Rifò, capofila della moda green in Italia.

Moda etica: cos'è Rifò

Rifò nasce grazie all'idea di Niccolò Cipriani e Clarissa Cecchi, nati e cresciuti nel distretto tessile di Prato. Il primo obiettivo di Rifò era rigenerare il territorio, riportandolo alla sua antica vocazione di produttori di cardato, un tessuto «fatto per necessità economica, non per vocazione», proprio dalla rigenerazione degli stracci.

L'azienda punta a rigenerare tessuti usati, creando nuovi indumenti di altissima qualità. Oggi si lavorano prevalentemente cotone, jeans e cachemire. «Un chilo di cachemire costa molto di più rispetto al rigenerato, il cui prezzo può arrivare anche a un terzo del normale», spiega Cipriani. Come dire: è green e ci fa anche risparmiare.

Cos'è il Progetto Re-Think your jeans

Dopo essersi affermati con i maglioncini in cachemire rigenerato, Rifò ha investito su quelli ottenuti dalla fibra di denim. Su questa si basa il Re-Think your jeans. Grazie alla partnership con NaturaSì, i consumatori potranno andare nei due punti vendita di Parma e in quelli di Prato, Pistoia e Lucca e lasciare i propri pantaloni smessi. «Il progetto è di economia circolare collaborativa: produciamo qualcosa che sia riciclato e riciclabile, grazie all'aiuto di tutti», spiega Eleonora.

Oltre a NaturaSì, il progetto si fregia della collaborazione di Recooper, specializzati nel recupero di abiti usati, e di Pinori Filati di Prato, che forniscono i filati rigenerati per poter confezionare i capi. «Vogliamo mettere l'accento sulla possibilità di tracciare l'intera filiera», aggiunge la portavoce di Rifò.

Stile vs moda del momento: una sfida senza fine?

Proprio come affermava Natasha Calandrino Van Kleef di NVK DAYDOLL, sembra che chi voglia vestire green ed etico, non abbia modo di appagare il proprio desiderio di essere anche trendy. Lo stile seguito da Rifò è quello della moda emozionale, un trend che si sviluppa rispondendo a due domande: «Questo capo riuscirà a raccontare una storia nella mia quotidianità?» a ancora «Riuscirò a creare un legame col capo?».

«Rifò si rivolge a chi acquista capi classici, senza tempo», come un maglioncino tinta unita da abbinare a un pantalone, senza fantasie alla moda o fronzoli trendy. Ciò non significa che questi capi siano privi di dettagli che li rendano unici.

Cambiare approccio è possibile: i consigli

Lottare contro la voglia di capi destinati a durare una sola stagione è difficile, ma Eleonora ha una ricetta. Oltre a stabilire un legame con il capo, bisogna imparare a leggere le etichette, cosa che «non siamo abituati a fare. Questo ci aiuta a capire la qualità del capo».

Inoltre bisogna imparare a distinguere le varie parole che le grandi aziende utilizzano per il greenwashing del proprio marchio. Non basta scrivere "organico" su un cartellino per creare una maglietta in cotone sostenibile. «Il cotone biologico od organico è comunque una fibra vergine: chiediamoci dunque cosa ha comportato in termini di produzione. Una fibra riciclata ha risparmiato acqua ad esempio»

Guardiamo la provenienza. «Un capo può essere sostenibile, ma fabbricato in Cina, il che significa che è il trasporto a impattare. Per questo per noi è importante continuare a tenere la produzione qui, a Prato, in Italia. Per garantire la massima eco-compatibilità», aggiunge Eleonora. Insomma, per diventare consumatori green la regola fondamentale è essere critici, sempre e comunque, anche di fronte all'evidenza. 

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