ANIMAdVERTE, la pelletteria sostenibile non è un mito

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Una passione per la moda scritta nel dna e alcune idee per cancellare (o almeno provarci) il fast fashion: lei è Laura Tolfo e con le sue borse sta riscrivendo la storia della pelletteria sostenibile.

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Si può cambiare il mondo a colpi di borsette? Secondo Laura Tolfo, mente e anima del brand di moda etica ANIMAdVERTE, sì. Grazie ai suoi studi, ha trovato il modo di incanalare in materiali sostenibili e tracciabili la sua creatività, immettendo sul mercato accessori pensati, unici e soprattutto resistenti al tempo.

Ecco chi è Laura Tolfo, la creatrice delle borse green ANIMAdVERTE.

La moda? Nel dna

Laura Tolfo, 35 anni di Bergamo, ha la passione della moda nel dna. Grazie alla nonna sarta, è cresciuta sempre a contatto con i tessuti e gli abiti fatti a mano. «Sin da piccola sapevo che avrei voluto fare la stilista».

Inizia a coltivare l'attenzione per i materiali sin dai primi lavori nel settore dell'abbigliamento di nicchia, ai tempi del Fashion Deisgn, al Politecnico di Milano. «Già all'epoca ho iniziato a inserirmi in una moda più concettuale, alternativa rispetto alla mass production».

Il punto di svolta è stato incontrare Nanni Strada. Uno stage presso il suo studio ha aperto un mondo nella vita di Laura, insegnandole la progettialità applicata alla moda. Poi è arrivato il primo approccio col mondo degli accessori e della pelletteria. Ha iniziato ad approfondire, fare cosi sulla pelle, sulla concia, conoscere artigiani, fino ad approdare alla pelle conciata al vegetale secondo il metodo toscano.

Il progetto ANIMAdVERTE

Il contatto con le realtà artigianali della pelletteria ha permesso a Laura di comprenere la fatica che si fa per sostenere la prodizione di massa. «Ho iniziato a prendere coscienza di questi problemi, che fino a quel momento non mi avevano mai toccato. Da lì è cresciuto il desiderio di fare qualcosa di davvero green e sostenibile».

Il progetto ANIMAdVERTE vede la luce nel 2015, dopo un corso di moda sostenibile presso Out of Fashion. Lo scopo: creare una collezione sostenibile e green, con un materiale tracciato, conciato al vegetale, certificato dal Consorzio dedicato. Una pelletteria green passa anche per la consapevolezza che nella concia tradizionale ci sono i metalli pesanti come il cromo.

Anima e consapevolezza in una borsa

Il nome deriva dal latino animum adverto, che significa "rivolgi l'animo", "prendi consapevolezza". «Mi piaceva anche l'idea grafica, che fa pensare a qualcosa che ti diverte. E mi piace che la gente lo legga un po' come gli pare», aggiunge Laura. In ANIMAdVERTE Laura si circonda di collaboratori esterni, lavorando, seguendo i principi di sostenibilità e progettualità, concetti che si esprimono anche nella comunicazione, packaging (fatto in cuoio riciclato).

Le sue borse sono multifunzionali, grazie alla possibilità di ripiegarsi per essere conservate senza occupare spazio. Cerca di utilizzare il materiale in purezza, per farlo emergere in tutte le sue caratteristiche, privandolo di ciò che non è necessario. Ed ecco che i tagli al vivo diventano la carta d'identità della vera pelle. La minuteria utilizzata è pochissima. Non ci sono rinforzi: la resistenza di queste borse sta tutta nella forma, nelle pieghe e nelle cuciture.

Moda e sostenibilità: un matrimonio impossibile?

«Premettiamo che di sostenibile al 100 per cento, non c'è nulla. Non bisognerebbe nemmeno comprare - puntualizza Laura - . Bisogna però fare un passo indietro, il che significa comprare meno e comprare meglio». Secondo la stilista bisogna affidarsi agli artigiani, a qualcuno che sai chi è, che ti fa il prodotto. «Questo è già sostenibile, rispetto al capo di una catena che ti dice che sì è fatto in cotone organico, ma in India, sfruttando il lavoro delle persone».

Ma il vero cambio di passo è nell'approccio alla moda: bisogna tornare al locale e all'artigianato, che oggi si fa con programmi di grafica, è ha un'alta formazione. Ma a volte la barriera di accesso economico sembra troppo alta per i consumatori. Le borse di ANIMAdVERTE hanno un costo che va dai 300 ai 500 euro: come fa una teenager a scegliere questo prodotto e non una borsetta da 30 euro?

«È evidente che il sistema economico attuale della moda è problematico, ma oggi siamo a un punto di svolta - spiega Laura -. C'è un vizio di fondo. Se le aziende fanno beni sostenibili ma in grandi quantità, non sono più sostenibili». Poi ci sono gli acquisti compulsivi, alimentati anche dalle tonnellate di vestiti che vengono immessi nei negozi. Quindi secondo la creatrice di ANIMAdVERTE prima di tutto si deve rivoluzionare il modo di consumare. E i lavoratori che oggi campano grazie al fast fashion? «Nasceranno altre figure - spiega Laura -, magari tornando all'artigianato. Saranno coloro che ripareranno i capi di qualità».

«Il problema è comprare sei maglioni l'anno da 15 euro e l'anno dopo cambiarli tutti. Questo tipo di capi sono golosi come i biscotti comprati in saldo al supermercato. Ma a un certo punto, quando hai i problemi di salute, pensi di farti la torta fatta in casa per non farti venire la gastrite. Ecco, con quegli abiti facciamo venire la gastrite al nostro pianeta».  

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