Coronavirus: il racconto degli Italiani in quarantena

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ll Piccolo Museo del Diario di Pieve Santo Stefano raccoglie i diari di tutti i tempi. In occasione dell'emergenza condivide quelli degli italiani che hanno vissuto le epidemie dei secoli scorsi. E sono rimasti chiusi in casa forzatamente, prima di noi.

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Stare a casa, come si ci fosse il coprifuoco. Come se l'emergenza coronavirus fosse una guerra, la guerra dei Millennial. La verità è che dalle prigionie o dalle reclusioni forzate sono nati spesso grandi opere. Anna Frank e Antonio Gramsci insegnano. Per questo l'Archivio diaristico nazionale e il Piccolo museo del diario di Pieve Santo Stefano, in provincia di Arezzo, hanno lanciato l'iniziativa "Italiani in quarantena. Diari dall'isolamento".

L'Archivio e il Piccolo museo sono nati per raccogliere le storie della gente comune, anche le più drammatiche e difficili. È la loro missione. Ora che siamo in casa, reclusi forzati come tanti Antonio Gramsci e Anna Frank, in attesa di poter uscire e tornare alla quotidianità e alla routine, scrivere può salvarci. Ma anche leggere le pagine di chi ci è passato prima di noi.

Infatti, l'Archivio e il Piccolo Museo pubblicheranno sulla loro pagina Facebook una storia ogni tre giorni, fino al 20 aprile. «Ci piace immaginare che anche le memorie custodite nella Città del diario possano tenere compagnia a tutti voi,» si legge in una nota.

L'iniziativa "Italiani in quarantena"

Si avrà così la possibilità di leggere storie a noi sconosciute, che raccontano di altre quarantene e altri isolamenti, di momenti bui che hanno poi lasciato il posto alla luce e alla pace. «Sono le storie degli italiani che hanno vissuto le epidemie dei secoli scorsi, l'internamento nei campi di prigionia e nei lager, l'isolamento dietro le trincee, le quarantene in un'isoletta a mezz'ora di mare della città di New York; e che allora, come adesso, aspettavano il bollettino dell'autorità preposta che recitava la conta dei morti, dei contagiati e dei guariti».

I diari degli italiani in quarantena

Sono già due gli episodi pubblicati nella sezione dedicata agli italiani in quarantena. Nella sua autobiografia Filippina Mincio racconta l'epidemia della spagnola, oggi molto spesso ricordata nelle cronache. Lo definisce un periodo «triste e penoso». «Fu anch’essa un’immane tragedia. Si trattava di una influenza maligna che colpiva grandi e piccini, ma infieriva con maggiore violenza sui giovani, che mieteva senza pietà. [...]Ognuno si curava da sé. Nessuno usciva di casa, neanche i medici [...]Poi, finalmente, un bel giorno, calò il sipario sulla duplice, immane tragedia. L’epidemia cessò. Ci fu l’Armistizio; la guerra finì e i superstiti tornarono a casa, dove moltissimi trovarono lutto e dolore», scrive la donna.

Leggere le emozioni umane legate alla quarantena, trait d'union tra il passato e questo presente, ci permetteranno di scoprire come gli italiani che ci hanno preceduto vivevano le restrizioni, la paura e la speranza, «soprattutto l'urgenza di affidare alla pagina scritta il racconto di quei giorni».

Il tuo diario della quarantena

Inoltre, nel presentare l'iniziativa, l'Archivio dei diari lancia lo sguardo in avanti, a legare idealmente passato, presente e futuro. «Ci piace immaginare che ci sia, fra di voi, chi sta scrivendo proprio in questi giorni il suo diario della quarantena - si legge sulla pagina Facebook - Sarebbe bello, una volta che tutto sarà finito, ricevere questi vostri scritti, farli partecipare magari al Premio Pieve e rileggerli qui a Pieve, quando tutto sarà finito, quando volgendo indietro lo sguardo ci renderemo conto di esserci lasciati tutto alle spalle, felici della nostra normalità, della nostra quotidianità; felici di essere lì, gli uni accanto agli altri, circondati ancora una volta dalle storie».

È il momento di raccontare, di raccontarsi, di creare memoria, di creare ricordi. Come scriveva Anna Frank, «Trovo meraviglioso quello che mi succede, e non soltanto quello che è visibile all'esterno del mio corpo, ma quello che vi si compie internamente. Appunto perché non parlo mai con nessuno di me e di queste cose, ne parlo con me stessa». 

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