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10 frasi tristi per celebrare il Blue Monday

Una raccolta di frasi tristi per entrare a pieno nello spirito del Blue Monday.

Una raccolta di frasi tristi per entrare a pieno nello spirito del Blue Monday.

Bonjour tristesse. Il giorno più atteso da chi ha la lacrima facile è in arrivo: si tratta del Blue Monday, il giorno più triste dell’anno e, anche se è possibile che sia deprimente davvero, è stato “istituito” da una trovata pubblicitaria della compagnia di viaggi Sky Travel, che nel 2005 lanciò una campagna per promuovere vacanze invernali. A “convincere” i potenziali clienti proprio l’esistenza del Blue Monday (“blue” significa triste inglese), ovvero il terzo lunedì del mese di gennaio, data variabile individuata con una formula da un tale Cliff Arnall. Ma perché essere tristi solo un giorno? Perché non esserlo tutto l’anno? Con questa pandemia, poi, si è tristi che è una meraviglia. Intermezzo musicale.

Blue Monday dei New Order, certo. Hit del 1983, brano straballabile ma certamente cupo, anche nel testo. D’altra parte, è una canzone dei New Order, gruppo fondato dai reduci dei Joy Division, dopo che il cantante Ian Curtis si era impiccato a una rastrelliera. Cosa vi aspettavate? Mettiamo però da parte la musica, perché sarebbe troppo facile celebrare il Blue Monday con canzoni tristi. Lo facciamo con delle frasi, capaci di far pensare di più e, dunque, di deprimere maggiormente. Ecco una top (o flop) ten.

  1. Interrogo la tristezza e scopro che non ha il dono della parola; eppure, se potesse, sono convinto che pronuncerebbe una parola più dolce della gioia. Così il poeta e aforista libanese Kahlil Gibran. Il profeta (citiamo così la sua opera più famosa) della tristezza.
     
  2. Le nostre canzoni più dolci sono quelle che parlano dei nostri pensieri più tristi. Tutta l’allegria di Percy Bysshe Shelley, marito di Mary (sì, quella di Frankenstein), che dopo una vita errabonda, tragica e avventurosa, annegò nel mare della Versilia. Ditemi se c’è qualcosa di più triste.
     
  3. Non puoi proteggerti dalla tristezza senza proteggerti anche dalla felicità. Insomma, se desideri che la tristezza non ti faccia male, non puoi nemmeno goderti i momenti di felicità. E “ricordati che devi morire no?”. Grazie Jonathan Safran Foer, ce lo segniamo.
     
  4. Nella profonda tristezza non c'è posto per il sentimentalismo. È definitivo, come le montagne: un dato di fatto. Eccolo. Quando te ne rendi conto non puoi lamentarti. Parole (senza musica) del  "drogato omosessuale pecora nera di buona famiglia", come amava definirsi William S. Burroughs, scrittore padre spirituale riconosciuto della beat generation.
     
  5. Non assaggiamo mai la gioia perfetta, i nostri successi più felici sono sempre contaminati dalla tristezza. Questa l’analisi di Pierre Corneille, uno dei principali drammaturghi francesi del XVII secolo che, appunto, deve essere arrivato a questa conclusione dopo aver realizzato di essere francese.
     
  6. Più a lungo e attentamente guardiamo una storia divertente, più diventa triste. Davvero bella e densa di significato questa frase del paroliere Mogol, che l’ha inserita nel romanzo Le anime morte, pubblicato nel 1842. Come dite? Non è Mogol, ma Gogol, Nikolaj Vasil'evič Gogol? Ok.
     
  7. Perché tutto l’amore mi arriva di colpo/quando mi sento triste, e ti sento lontana? Se lo chiedeva Pablo Neruda nella poesia Abbiamo perso anche questo crepuscolo, tra un consiglio e l’altro dato al postino.
     
  8. Siamo sempre, tragicamente soli, come spuma delle onde che si illude di essere sposa del mare e invece non ne è che concubina. Così parlò, con estremo ottimismo, non Zarathustra bensì Charles Baudelaire, che d’altra parte è conosciuto per la raccolta I fiori del male
     
  9. I lunghi singhiozzi/dei violini d'autunno/mi feriscono il cuore/con monotono languore. Versi tratti da Chanson d'automne di Paul Verlaine: questa prima strofa fu usata Radio Londres per comunicare alla resistenza francese l'imminente avvio dello sbarco in Normandia, che costò oltre 10 mila morti, solo tra gli Alleati.
     
  10. Siamo nati piangendo, viviamo lamentandoci, e moriamo delusi. Ecco, alla fine si può riassumere tutto così, con le parole del sacerdote britannico Thomas Fuller. Che, vissuto nel Seicento, aveva già capito tutto.