Paola Turci: «Ci è vietato assembrarci, ma è quello che ci rende umani»

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A DeAByDay Paola Turci racconta come ha vissuto questo particolare momento di lockdown e l’impatto fortissimo che questa situazione avrà sulla musica.

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Cantautrice libera, coraggiosa e amatissima, Paola Turci è una delle voci più affermate della musica italiana. Il suo ultimo album, “Viva da Morire”, è il quindicesimo in studio di una carriera costellata di grandi successi e canzoni amate da più generazioni: da “Bambini” a “Fatti bella per te” recentemente eseguite, in occasione del concerto del Primo Maggio, in un Auditorium Parco della musica di Roma completamente vuoto a causa dell’emergenza sanitaria in corso. Abbiamo chiesto a Paola Turci come sta vivendo questa particolare situazione e quale sarà l’impatto che la pandemia avrà sul mondo della musica, uno dei settori più colpiti a causa soprattutto dello stop a tutti gli eventi live.

Paola, il coronavirus ha cambiato in qualche modo la lista delle sue priorità?

«In qualche modo sì, questa esperienza ha cambiato la lista delle mie priorità. La priorità adesso, ma penso per tutti, è la salute, poi ognuno ha le sue per quella che è la propria vita. La mia vita è fatta di musica e la musica ora ha la priorità nella mia vita, la musica senza compromessi, quella davvero libera».

Come trascorre le sue giornate in questi tempi difficili tra lockdown e fase 2?

«Devo dire che passano molto velocemente, mi capita di suonare, di essere in diretta su Instagram e di essere in diretta con i miei amici e con chi mi segue. Sto riordinando tante cose che è anche un modo per riordinare la mente, sto leggendo molto, mi manca solo scrivere».

Quali sono secondo lei le principali criticità che questa pandemia ha messo in evidenza?

«La mancata attenzione alla ricerca, alla scienza, alla sanità e alla ricerca dell’uguaglianza sociale. Questi secondo me sono i punti più critici che questa pandemia ha messo in risalto».

Cosa di quello che è stato prima dell’emergenza coronavirus ci consentirà di ripartire?

«Non so se ci sarà una presa di coscienza collettiva che porterà concretamente a dei cambiamenti, ma non credo che tornerà tutto come prima. Se proviamo a essere ottimisti, questa esperienza ci ha insegnato che dobbiamo stare molto attenti e che non dobbiamo sottovalutare il rapporto con la natura e con l’ambiente. Il nostro cattivo rapporto con l’ambiente è stata una delle cause di questa situazione. Mi auguro con tutto il cuore che, una volta che potremo uscire nuovamente di casa, potremo cominciare o ricominciare a rispettare il nostro pianeta. Non c’è molto di quello che è stato detto che ci aiuterà a ripartire. Non è detto che si debba ripartire da zero, ma rispetto a come stavamo prima, la situazione si è aggravata. Noi ci siamo fatti trovare da questa pandemia in una situazione sociale e politica che non giocava a nostro vantaggio. Ora sono i fatti che dovranno parlare».

Quali sono le nuove abitudini che il lockdown ha introdotto nella sua vita e che intende mantenere?

«Ho deciso intanto di non mantenere certe abitudini tipo cucinare pur rimanendo a dieta! Perché è un supplizio! Per il resto, riflettere come si è riflettuto adesso è una cosa importante».

Cosa cambierà nella sua professione? Nella musica e negli eventi live? Quale sarà l’impatto?

«Nella mia professione nella musica negli eventi live i cambiamenti saranno forti e saranno importanti perché è una grave penalizzazione quella che ha subito la musica e l’arte in generale da questa pandemia. Noi siamo quelli che aggregano e che assembrano, ora ci è vietato farlo, è vietato a tutti stare assieme a qualcuno e fare gruppo. È però quello che ci rende umani. Cambierà qualcosa. L’impatto certamente sarà fortissimo».

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