Milly Carlucci e la fase 2: «Credo nella grande capacità degli italiani di riadattarsi»

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A DeAByDay Milly Carlucci racconta come sta vivendo questo particolare momento a livello personale e lavorativo: «Lavoro da casa con gli autori in smartworking, Ballando con le stelle tornerà in autunno». 

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È la regina del sabato sera in tv. Conduce dal 2005 Ballando con le stelle ma sono tantissimi i programmi che ha presentato nel corso della sua lunga e fortunata carriera televisiva.

Milly Carlucci è uno di quei volti che non ha davvero bisogno di presentazione, uno dei volti più popolari della televisione italiana. Se facessimo un gioco e chiedessimo agli italiani chi sono i volti più popolari, lei ci sarebbe di sicuro! Anche Milly, come tutti, sta affrontando l’emergenza legata al coronavirus stando a casa: ha dovuto interrompere, agli inizi di marzo, i preparativi della nuova edizione del suo fortunato programma proprio sul più bello, quando il debutto, fissato subito dopo Sanremo, era ormai imminente e il cast praticamente pronto a ballare ogni sabato sera in tv.

Abbiamo chiesto a Milly Carlucci, protagonista di questa stagione televisiva anche con il programma “Il cantante mascherato”, come sta vivendo questi mesi e cosa pensa di questa situazione, per cercare di capire, tra i tanti punti di vista femminili che stiamo ascoltando, anche cosa succede e cosa si prova quando si fa un lavoro cosi particolare e cosi sotto i riflettori, proprio come quello di Milly Carlucci, che entra nelle case degli italiani dal 1976, anno di debutto in televisione con Renzo Arbore ne “L’altra domenica”.

Milly, le chiedo subito se il coronavirus ha cambiato in qualche modo la lista delle sue priorità?

«È molto facile dire che ha cambiato tutto, mettendo in prima linea la salute, una priorità su cui nessuno ha dei dubbi. Però credo che ci abbia fatto riflettere su un fatto: noi ci siamo sempre sentiti i padroni della natura, ma in realtà non lo siamo. Viviamo all’interno di una catena che è quella della natura. Ma quando quest’ordine ha un sussulto, un movimento diverso da quello che è l’andamento normale, noi facciamo fatica a contenerne gli effetti.
E questo lo dico perché lo stesso tipo di ragionamento va applicato al coronavirus e al nostro tentativo di tener sotto controllo l’epidemia, ma la stessa situazione si ripropone quando parliamo di dissesto geologico, ad esempio, o di fenomeni naturali: non ne abbiamo il controllo.
Questo è una considerazione che ho sempre fatto e che ho ripetuto a me stessa anche in questo momento: dobbiamo renderci conto che noi siamo uno degli elementi della catena della natura, non i padroni».

Come trascorre le sue giornate in questi tempi difficili?

«Stavo preparando Ballando con le stelle e dal 12 marzo siamo rimasti tutti bloccati a casa. Questo trovarsi improvvisamente con i motori fermi, quando andavi a mille all’ora, è molto strano. Ho occupato le mie giornate comunque lavorando, anche da casa, con gli autori. Abbiamo creato un programma web, che abbiamo chiamato Io resto a casa show, per raccogliere anche fondi per la Protezione Civile.
Così abbiamo continuato a esercitare la nostra creatività: abbiamo messo a punto anche un secondo programma. Insomma abbiamo continuato, insieme agli amici autori, a tenere acceso il lavoro, ed è una cosa che tiene la testa in movimento. Poi chiaramente ci sono state anche per me le lunghe dormite, le maratone di serie televisive, la cucina, quello che un po’ tutti abbiamo fatto».

Quali sono secondo lei le principali criticità che questa pandemia ha messo in evidenza nella nostra società? Cosa e come dovremmo cambiare?

«È evidente che noi abbiamo un po’ maltrattato la nostra sanità e non ci siamo preoccupati tanto di una possibile emergenza. Non si può vivere solo nell’oggi, ma bisogna anche pianificare per quando succede qualcosa di anomalo, diverso e grave. Penso che adesso la lezione sia stata capita. Non ce lo dobbiamo dimenticare, perché è encomiabile e commovente lo sforzo di tutti i medici, degli infermieri, di tutti quelli che si sono prodigati per la salute pubblica.
Dobbiamo essere però preparati e prendere coscienza che queste cose, anche in una società così connessa e moderna come la nostra, possono succedere. Per il futuro è bene che tutto il personale che dovrà affrontare queste emergenze sia attrezzato per farlo. Spero davvero che la lezione non venga dimenticata».

Cosa di quello che è stato prima dell’emergenza coronavirus ci consentirà di ripartire? O dovremo riprogettare tutto da zero?

«Io credo soprattutto nella grande capacità degli italiani di riadattarsi alle circostanze, di non essere rigidi mentalmente e di trovare delle soluzioni intermedie. Magari “accroccate”, ma che ci portino fuori dal momento. Ci vorrà del tempo prima di tornare completamente alla società come era prima della pandemia.
Questa nostra duttilità, questa nostra versatilità ci aiuterà a ricominciare. La voglia e il bisogno di lavorare saranno importanti. Molto dovrà essere riprogettato, avremo delle fasi diverse. Per esempio dovremo imparare, per un periodo, a vivere in una società in cui il virus circola e parallelamente noi, pur mantenendo le distanze sociali, saremo tornati al lavoro. Ad un certo punto dovremo anche riaprire le scuole, perché i ragazzi non possono essere tenuti a casa per sempre. E poi, una volta trovato il vaccino, arriverà il momento in cui si potrà tornare a vivere come prima».

Quali sono le nuove abitudini che il lockdown ha introdotto nella sua vita e che intende mantenere?

«Lo smart working innanzitutto! Quante cose siamo riusciti a fare attraverso una webcam? Abbiamo anche imparato a rimanere più in contatto con le persone che sono care, parenti e anche amici attraverso uno schermo, cosa di cui forse finora non sentivamo tanto l’esigenza. Prima ci si sentiva al telefono, ma tanto, avendo la possibilità di incontrarsi, non pensavamo nemmeno alla possibilità di videochiamare. Questo magari conserviamolo, perché rimanere in contatto video avvicina le persone. Io ho tenuto i contatti con mio figlio bloccato in Inghilterra, perché lui lavora lì e ci siamo visti sempre, è stato come toccarsi. È una cosa che sicuramente intendo mantenere».

Come sarà il nuovo Ballando con le stelle?

«Noi speriamo di tornare quest’autunno. Era nei nostri progetti partire nei primi giorni di giugno ma poi i protocolli di sicurezza e tutto quello che c’era da fare per mandare in onda un programma cosi complesso non ce lo hanno consentito. Speriamo che tutto sia pronto, dal punto di vista della sicurezza e della salute. Per tutti i lavoratori del gruppo di Ballando con le stelle, non solo per i concorrenti ma per tutto lo staff. Cercheremo di fare un Ballando con le stelle il più possibile fedele a se stesso! Non vorremmo fare un programma “deformato” dal coronavirus. Dovremo avere delle attenzioni particolari nel nostro modo di lavorare. Probabilmente ci saranno ancora misure di sicurezza da adottare per la salute, ma questo vorremmo che non incidesse sul risultato che vedrete a casa. Perché deve essere un momento di divertimento, di liberazione e di grande sorriso. Dopo tutto quello che abbiamo passato ci meritiamo davvero di sorridere».

Foto apertura: LaPresse

 

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