Divertimento

Quell’americanata dell’Inauguration Day

In occasione dell’insediamento di Joe Biden, Lady Gaga canterà l’inno nazionale. E al Campidoglio si esibirà anche Jennifer Lopez, perché a Washington la politica è anche spettacolo.

In occasione dell’insediamento di Joe Biden, Lady Gaga canterà l’inno nazionale. E al Campidoglio si esibirà anche Jennifer Lopez, perché a Washington la politica è anche spettacolo.

Da una prospettiva italiana, che l’Halftime Show sia più atteso del Super Bowl è già piuttosto bizzarro. Che diventi un grande spettacolo anche l’insediamento del nuovo presidente alla Casa Bianca, con star della musica chiamate a esibirsi in quel di Washington, beh, lo è ancora di più: a “discolpa” degli statunitensi c’è da dire che per loro l’Inauguration Day è effettivamente un evento, mentre noi abbiamo avuto 66 esecutivi in 75 anni (e ci apprestiamo al 67°). Inoltre, che americani sarebbero se non facessero appunto americanate, ovvero (la Treccani ci viene in soccorso) «imprese eccentriche, sorprendenti, esagerate e talvolta un po’ pacchiane, in base all’immagine stereotipata dei modi e delle manifestazioni in uso negli Stati Uniti»?

Lady Gaga e J. Lo per Biden

Nessuna immagine stereotipata, in realtà, anzi. Basti pensare che in questo Paese l’inno nazionale viene suonato prima di ogni evento: anche all’inizio di un rodeo, come se ci fosse qualcosa di patriottico nel prendere al lazo un vitello. In occasione dell’Inauguration Day di Joe Biden, l’onore di cantare The Star-Spangled Banner toccherà nientepopodimeno che a Lady Gaga. E, dopo il giuramento con la mano sulla Bibbia da parte del neo presidente (e di Kamala Harris), si esibirà sul palco allestito sul fronte ovest del Campidoglio anche Jennifer Lopez: un’icona latina dopo quella Lgbtq+, tutto fantasticamente inclusivo e spettacolare. Da Capitol Hill alla televisione a stelle strisce, nello stesso giorno andrà in onda lo speciale Celebrating America, con protagonisti tra gli altri Bruce Springsteen, John Legend, Foo Fighters, Justin Timberlake, Demi Lovato e chissà chi altro: praticamente un Live Aid.

Trump presidente snobbato

Decisamente meno glamour l’insediamento di Donald Trump. Che, dopo una sequela di rifiuti, per l’inno nazionale si era dovuto “accontentare” dell’allora 16enne mezzosoprano Jackie Evancho (salita alla ribalta qualche anno prima grazie ad America's Got Talent), mentre la cantante Cristiana Marlana VanHoose si era esibita nel classico gospel How Great Thou Art.

Obama, che spettacolo d'insediamento

Evidentemente, alle star piace democratico: a “cantare” The Star-Spangled Banner durante il secondo Inauguration Day di Barack Obama (2013) era stata addirittura Beyoncé (e addirittura in playback, ecco il perché delle virgolette), già protagonista del ballo inaugurale del 2009, anno in cui invece a Capitol Hill si era esibita una leggenda come Aretha Franklin con il brano patriottico My Country 'tis of Thee, mentre l’inno nazionale era stato appannaggio dei Sea Chanter, ovvero il coro della marina militare. Ma è bene ricordare che, a poco più di 24 ore dall’insediamento di Obama, al Lincoln Memorial si era tenuto il concertone We Are One, con la prezzemolina Beyoncé, Mary J.Blige, Bon Jovi, Sheryl Crow, Stevie Wonder, Usher, U2, John Legend e tanti altri.

La reunion dei Fletwood Mac per Clinton

A cantare l’inno nazionale per i due Inauguration Day di George W. Bush furono altrettanti membri dell’esercito, cioè i sergenti Bradley Bennett (2005) e Alec T. Maly (2001). Due esibizioni in tono minore ma comunque indovinate per un Paese abituato a esportare democrazia con le sue truppe. (e adottata anche da Bush senior nel 1989, con il sergente Alvy Powell). Curiosamente, nel 2001, assieme a diverti artisti country, si esibì a un evento preinaugurale anche Ricky Martin, ben lontano dal coming out. Da George W. Bush a Bill Clinton: nel 1993 il suo primo insediamento vide la mezzosoprano Marilyn Horne cantare The Star-Spangled Banner, ma soprattutto la reunion della formazione 1974-1987 dei Fleetwood Mac, di cui aveva usato il brano Don’t Stop nella campagna elettorale. A cantare l’inno nazionale quattro anni dopo fu invece Santita Jackson, figlia dell’attivista per i diritti civili Jesse.

Da Reagan a Eisenhower

Andando a ritroso nel tempo, l’onore di intonare l'inno è stato affidato a profili molto diversi, per così dire. Per Ronald Reagan, ad esempio, cantò prima la sconosciuta Juanita Booker e poi il coro della marina (che lo aveva già fatto per Lyndon B. Johnson nel 1965), mentre nel 1977 Jimmy Carter scelse Isaac Goodfriend, sopravvissuto all’Olocausto. Interessante Richard Nixon, che dopo aver affidato l’inno nazionale al Mormon Tabernacle Choir nel 1969, quattro anni dopo optò per la "First Lady of Jazz" Ethel Ennis. E John F. Kennedy, uno per cui avrebbe cantato addirittura Marilyn Monroe? Per il suo Inauguration Day cantò, molto “banalmente”, la contralto Marian Anderson, proprio come quattro anni prima per il secondo insediamento di Dwight D. Eisenhower.

Foto: LaPresse