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Vita (forse) di Madame Claude

«Ci sono due cose per cui la gente sarà sempre disposta a pagare. Il cibo e il sesso. E io non ero brava a cucinare». Ecco chi era Fernande Grudet, la maîtresse che ha ispirato il film di Netflix.

«Ci sono due cose per cui la gente sarà sempre disposta a pagare. Il cibo e il sesso. E io non ero brava a cucinare». Ecco chi era Fernande Grudet, la maîtresse che ha ispirato il film di Netflix.

Netflix è famosa per le sue serie, da The Crown a Stranger Things fino a Narcos, senza dimenticare La casa di carta. Viene però spesso accusata di non proporre film interessanti. Falso: basti pensare a pellicole (originali) come Da 5 Bloods, Mank, Il processo ai Chicago 7, The Irishman e Storia di un matrimonio, nonché a prodotti europei come il nostro L'incredibile storia dell'Isola delle Rose o il francese Madame Claude, da poco disponibile sulla piattaforma di streaming. Ecco le cose da sapere sulla donna che lo ha ispirato.

La vita da romanzo della "regina della prostituzione"

Madame Claude racconta la storia di Fernande Grudet, ex prostituta e maîtresse francese che, negli Anni Sessanta, arrivò a gestire un giro di centinaia di ragazze, al servizio di clienti facoltosi, celebri e potenti. Lo fa tra realtà e finzione, visto l’alone di mistero che ancora oggi la vita e le origini della “regina della prostituzione”: il film si basa infatti sull’autobiografia parecchio romanzata della stessa protagonista, che già aveva ispirato un film nel 1977.

Origini avvolte nel mistero

Nata ad Angers il 6 luglio 1923, Fernande Grudet scrisse nella sua autobiografia di avere origini aristocratiche, padre imprenditore e di essere cresciuta in convento: in realtà, pare che il papà vendesse snack in una stazione ferroviaria. Raccontò anche di aver combattuto nella Resistenza francese contro l’occupazione nazista. Su questo non ci sono certezze. Forse era ebrea, forse durante la seconda guerra mondiale passò un periodo di prigionia nel campo di concentramento di Ravensbruck. Forse si era inventata tutto. Chissà. Gli anni della sua giovinezza sono tuttora avvolti nel mistero.

Da prostituta a protettrice

Più chiaro quello che accadde in seguito. Dopo la guerra, Fernande Grudet si guadagnò da vivere come commessa e agente immobiliare, prima di diventare prostituta. Arrivata a Parigi negli Anni Cinquanta, riceveva in un appartamento in rue de Marignan, non lontano dagli Champs Elysées. Per sua stessa ammissione non una grande bellezza (denti storti e naso importante, poi ridotto con un intervento chirurgico), si rese conto di essere portata più alla gestione degli affari che all’intrattenimento dei clienti e decise di diventare lei stessa protettrice. Si inventò una nuova identità, Claude appunto, e acquistò un edificio con 12 stanze al 32 di rue de Boulainvilliers: il Residence de la Muette, il suo bordello d’alto bordo.

L'esercito delle Claudettes

Madame Claude alla scrivania, le “Claudettes”, così si chiamavano le sue ragazze, pronte a soddisfare i desideri dei facoltosi clienti. Che le prenotavano per telefono: da qui la definizione “call girls”, da lei stesso coniata. Un sistema discreto, decisamente lontano dalla prostituzione di Pigalle e dei vicoli di Parigi. Dall’esclusivo bordello di Madame Claude passavano politici francesi e stranieri, ministri e presidenti, diplomatici, imprenditori, star transalpine e hollywoodiane. I nomi sono noti, perché li ha fatti lei: tra i più noti, Gianni Agnelli, Gheddafi, lo shah di Persia Mohammad Reza Pahlavi, Aristostele Onassis, Marlon Brando e John F. Kennedy, che chiese a Madame Claude una sosia di sua moglie Jackie, ma in versione disinibita.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Madame Claude reclutava ragazze che non erano riuscite a far decollare le loro carriere di modelle o attrici, ma anche studentesse della Sorbona. Requisiti? Bel viso, corpo perfetto, portamento elegante e bravura a letto. Insisteva affinché si spogliassero durante il colloquio e poi le faceva “testare” da uomini di fiducia, che stilavano dettagliate relazioni sulle prestazioni. Una volta superato questo primo “scoglio”, le claudettes venivano istruite in letteratura e storia francese, vestite con abiti di alta sartoria e, nel caso fosse servito, sottoposte a interventi di chirurgia estetica per incontrare i gusti dei clienti.

Madame 30%

Madame Claude tratteneva il 30% delle entrate delle claudettes, che variavano a seconda del loro livello. La tariffa base era di 500 franchi per due ore, ma per alcune ragazze ne servivano 15 mila per una notte. Le claudettes di altissimo livello, poi, potevano costare anche 10 mila dollari al giorno. In ogni caso, le ragazze potevano tenersi eventuali regali: gioielli, vestiti, auto di lusso, oltre ai viaggi spesati in giro per il mondo. Una volta, Madame Claude provò a reclutare Joan Collins, che aveva incontrato a Los Angeles insieme a Yvonne Bricusse, moglie di Leslie, compositore premio Oscar: «I vostri mariti non devono sapere. Credo che potremmo fare abbastanza soldi per comprare alcuni piccoli extra», disse loro. Le due rifiutarono, ma per niente indignate dall’offerta. Anzi.

Finita l’epoca di De Gaulle e Pompidou, le cose iniziarono a precipitare per Fernande Grudet con l’approdo all’Eliseo di Valéry Giscard d’Estaing. Nel 1976, anno che vide l’inasprimento della lotta alla prostituzione, a Madame Claude furono chiesti 11 milioni di franchi (oltre 5 milioni di euro) di tasse non pagate. Che non aveva. Dopo aver sposato uno svizzero per ottenere la cittadinanza elvetica, scappò negli Stati Uniti, dove sposò (di nuovo) un barista omosessuale, sotto la falsa identità di Claude Tolmatcheff e con l’obiettivo di una green card.

Gli ultimi anni

Aprì persino un ristorante a Pacific Palisades, località balneare di Los Angeles, prima di essere denunciata ai servizi di immigrazione e costretta a tornare nel 1986 in Francia, dove scontò quattro mesi di carcere. Uscita di prigione, si fece intervistare dalla tv, poi il tentativo di tornare al vecchio lavoro: nel 1991 mise in piedi un nuovo un giro di prostituzione, smantellato dopo un solo anno. Arrestata di nuovo, finì ancora in cella. Una volta scontata la pena, anziana, sola e ormai nonna (aveva avuto una figlia a 17 anni, cresciuta da sua madre), Fernande si trasferì definitivamente in un appartamento di due stanze a Nizza, dove morì a causa di un ictus il 19 dicembre 2015, all’età di 92 anni.

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