Divertimento
Divertimento

Intervista a Valeria Rossi: «Tre parole? È una canzone taoista»

Amata e odiata. "Tre parole" compie 20 anni: ne parliamo con Valeria Rossi che porto' al successo il tormentone estivo per eccellenza. 

Amata e odiata. "Tre parole" compie 20 anni: ne parliamo con Valeria Rossi che porto' al successo il tormentone estivo per eccellenza. 

Chi ha vissuto il 2001 non è uscito indenne. La sentiva nei corridoi dei supermercati, nei negozi mentre ci si provava una camicia, in qualsiasi discoteca o festa di piazza, in tv praticamente a tutte le ore, in radio, negli autogrill, negli stabilimenti balneari, persino tra le bancherelle dei mercati. Il pezzo non fu un successo solo italiano ma divenne popolare in tanti altri paesi come Giappone e in molte nazioni dell’America Latina. “Dammi tre parole sole cuore amore” era il ritornello di "Tre Parole", canzone d’esordio di Valeria Rossi che nel giro di poche settimane scalo’ qualsiasi classifica giocandosi ogni primato con la rivale di quell’estate, la pluriconosciuta e famosa Kylie Minogue che stava dominando l’estate con “Can’t get you out of my head”. Diventò cult anche il videoclip della canzone realizzato in pieno stile anni ’90 - un po’ come le sigle di Friends e Beverly Hills 90210 – in cui Valeria Rossi era in scena in un continuo momento di backstage in cui entravano e uscivano delle persone. 

L’estate di sole cuore amore ce la ricordiamo in tanti ma abbiamo voluto fare di più e abbiamo chiamato proprio lei, Valeria Rossi, per scambiare tre parole su questo successo senza tempo che uscì il 7 maggio del 2001. E che nel suo piccolo, diventò una pietra miliare della musica italiana contemporanea diventando uno dei tormentoni estivi per antonomasia.

Ciao Valeria!  Intanto bisogna fare gli auguri di Buon Compleanno a Tre Parole. Stai festeggiando?
Eh sì! Sai che incredibilmente la stanno apprezzando più adesso di allora? Stanno vedendo altri lati della canzone, non solo quello ye-ye. Credo che nel frattempo ci sia una sensibilità diversa. Molti avevano etichettato la canzone come “commerciale nonsense”. In realtà è un testo profondamente taoista, ho fatto la stessa scuola che ha fatto Battiato che ha abbinato l’ascesi alla materia. In tutte le sue opere si intravede. Ed è giusto – sia chiaro - che si intraveda e basta. C’è un certo tipo di messaggio metaforico e sottile, un lavoro enorme. Paradassolamente le nuove generazioni, che non hanno quel tipo di convenzione stereotipata, e non vivono piu questa separazione netta tra musica commerciale e altre tipologia di musica la capiscono meglio. Oggi più di allora. Sono più fluidi.

Torniamo all’estate del 2001: ci fu un testa a testa nelle classifiche tra te e Kylie Minogue. Che ricordo hai di quei mesi?
Grande frenesia. Avevo esperienza come autrice e compositrice - avevo un contratto con la Sony – ma non avevo esperienza di palco e bagni di folla. Il fatto che sia scoppiata da zero a mille è stato un po’ forte per me, ho iniziato a gustarmi il tutto più in là. Tre parole ha davvero avuto una storia anomala, non ha seguito un percorso predefinito. Il pezzo ha vinto il Festivalbar ma pensa, quando la Bmg portò il brano a Salvetti a maggio inizialmente non fu preso. Il brano poi andò talmente bene che l’organizzazione dovette inserirmi nelle puntate già definite del Festivalbar, dovettero trovarmi posto. La canzone però non compare nella compilation di quell’anno! Pazzesco!

C’era del pregiudizio su Tre Parole?
C’era del pregiudizio tout court. In Italia si etichetta tutto. Tre parole ebbe davvero un percorso strano. Pensa che fu selezionata per Sanremo Giovani quell’anno, sono arrivata tredicesima e c’erano dodici posti. E’ stata una corsa ad ostacoli!

La canzone quindi ti scoppiò tra le mani. Fu un successo impressionante. Hai avuto timore di questo effetto proporompente?
Mi arrivano ancora lettere dal Cile, dal Giappone ad esempio. Non tanti brani italiani hanno varcato così le frontiere. Ero sicuramente un pochino spaesata, tipo "dove sono, chi sono?. Ora ho imparato tanto, La scuola che ho fatto mi ha insegnato tanto, anche a gestire le cose che succedono. Come dice Caparezza nel testo di “Ti fa stare bene”. Non avendo avuto parametri, lì prendevo tutto, non facevo selezioni. Così però dopo un po’ si spegne il fuoco sacro interiore. Dopo mi sono presa i miei tempi. Secondo me il segreto è essere lenti. E bisogna vedere le cose sul lungo termine! 

Oggi insegni?
Sì, ho sviluppato un mio metodo di insegnamento che passa attraverso la simulazione del dolore perché parto dal mio vissuto storico e per esperienza. Tutte queste distinzioni e confini tra ruoli lasciano il tempo che trovano anche rispetto all’artista e alla persona comune, il non artista. Dietro c’è un bisogno di esprimere sempre le proprie sofferenze. E si supera esprimendo i propri talenti. Con questa tecnica, che passa dalla simulazione del dolore, si arriva al canto. E’ molto terapeutica. Sto facendo anche una formazione di psicoterapia perché secondo me l’obiettivo non è il palco del festivalbar ma il palco della vita, per tutti. 

So anche che giochi a calcio.
Sì esatto! Anche questa è un’anomalia. A 50 anni mi sono regalata questa esperienza, questo nuovo inizio. Non mi era mai piaciuto il calcio. Piano piano mi sono appassionata e ho iniziato a vederne vari lati belli come il gioco di squadra e l’impegno che esso comporta, come l’allenarsi anche a gennaio, anche sotto la pioggia ad esempio. Non si può mollare. Gioco in una squadra di calcio femminile, a Vedano al Lambro. 
 

Cosa ti ha dato Tre parole e cosa invece ti ha tolto?
Nessuno toglie nulla a nessuno. Mi ha dato tantissimo tanto che ora sto restituendo. Anche con questa “festa” per i vent’anni della canzone per la comunità che mi ha seguito. Pensa che una coppia di sposi mi ha mandato una foto con le loro fedi su cui hanno fatto incidere le parole “sole cuore e amore”. E’ proprio il momento di festeggiare questa canzone!

Sai che c’è un’intera generazione che si è interrogata sul testo di Tre Parole. Ad esempio, ci spieghi il passaggio “ha rabbia gatto che” o “arrabbia gatto che”?
Quelli sono gli strafalcioni delle trascrizioni. Non è che il gatto ha la rabbia! Non è così letterale. Si parte della parte “subcorticale”. Te l’ho detto poi che la canzone è taoista! 

Il titolo originale che volevi dare alla canzone era “Sei il tuo guaritore”
Sì, era un testo molto profondo. Nello spazio di una canzone non si poteva fare una dissertazione accademica! Devo dire però che inconsciamente questa comunicazione subliminale è arrivata. 

I numeri di Tre parole

Tre parole, pubblicata il 7 maggio 2001, fu un successo clamoroso in quell’anno e divenne una delle canzoni tormentoni estive per eccellenza. Ancora oggi, quando si parla di hit estive, viene citata “Tre parole” come esempio. I numeri per l’epoca erano impressionanti: due dischi di platino, premio rivelazione al Festivalbar 2001 e seconda posizione tra i singoli più venduti di quell’anno, con più di 100.000 copie vendute. La versione spagnola della canzone si chiama “Tres palabras”. 
Divento’ cult anche il videoclip della canzone realizzato in pieno stile anni ’90, un po’ come le sigle di Friends e Beverly Hills 90210: la cantante era in scena in quella che sembrava una prova del video, un momento di backstage in cui addetti ai lavori, truccatori e operatori continuamente entravano in scena. In questo video surreale entrava anche un ragazzo vestito da ape interpretato da Edoardo Gabriellini. 

Foto apertura: LaPresse