Chi è Nadia Murad, premio Nobel per la pace 2018

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La ex schiava sessuale dell'Isis Nadia Murad oggi ha 25 anni: fu catturata quando ne aveva 21. Ha ricevuto il premio Nobel per la pace  2018 per i suoi sforzi nel porre fine all’uso della violenza sessuale come arma di guerra.

Nadia Murad ha ricevuto il premio Nobel per la pace per i suoi sforzi mirati a porre fine all'uso della violenza sessuale come arma di guerra. Questo premio - che ha condiviso con il medico congolese Denis Mukwege - giunge dopo diversi anni di interventi di Nadia, che ha girato il mondo per raccontare le crudeltà subite dal popolo yazida da parte dell'Isis. Lo scopo era spingere l'auditorium ad aiutare la sua comunità.

Oggi l'Isis non c'è più e il popolo yazida, schiavizzato e brutalizzato dai militanti, è stato lentamente reintegrato nella società irachena.

Ecco chi è Nadia Murad, la donna che ha contribuito a mettere sotto gli occhi di tutti il genocidio compiuto ai danni della sua gente.

Nadia Murad aveva 21 anni quando è stata catturata dai miliziani dell'Isis. Era il 2014. Alle spalle, una vita normale. Era la più piccola di tanti fratelli, ma si considera più fortunata di loro, perché era riuscita ad andare a scuola, a studiare. Si stava preparando per superare dei corsi di scuola superiore. "Sognavo di fare l’insegnante di storia o di lavorare in un salone di bellezza, come estetista”, ha raccontato.

Poi l'Isis è arrivato anche al suo villaggio. Era il 15 agosto 2014. Quel giorno 700 fra uomini e donne vennero rapiti, trascinati verso la periferia del villaggio e uccisi. Con loro, anche i suoi sei fratelli, le loro mogli, i suoi nipoti. Nadia ne ha ritrovato i corpi in una fossa comune.

Dopo questo assaggio della violenza dei miliziani, questi sono tornati per rapire con la forza sessanta donne: alcune - come la madre di Nadia - furono massacrate perché troppo vecchie per essere schiavizzate. Da quel momento per Nadia iniziò la vita da schiava sessuale dell'Isis.

Insieme ad altre 150 ragazze di età compresa tra i 9 e i 28 anni, Nadia è stata rinchiusa all'interno di veri e propri centri di distribuzione, dove i miliziani costringevano le donne a vivere e dove venivano usate e sfruttate come schiave sessuali.

Ci usavano per tutto il tempo che volevano, poi una volta finito ci riportavano al centro. Io sono riuscita a fuggire, a differenza di tante altre ragazze meno fortunate", ha raccontato Nadia.

Dopo esser riuscita a fuggire, Nadia ha vissuto per circa un anno in un campo profughi in Iraq. Poi è riuscita a emigrare in Germania grazie al sostegno di Yazda, associazione che fornisce aiuto e supporto alle vittime sopravvissute dell’Isis.

Sempre grazie a Yazda, Nadia ha portato la sua storia davanti al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Il suo obiettivo è quello di sensibilizzare la comunità e i media su quello che è stato definito un vero e proprio “genocidio”.

Più di 6500 tra donne e bambini sono stati costretti a vivere sotto le continue minacce degli uomini del Califfato, mentre 1200 bambini maschi sono stati strappati alle loro famiglie e addestrati come futuri jihadisti. Tra questi c’è anche mio nipote Malik”, ha raccontato tra le lacrime la giovane sopravvissuta.

Oggi Nadia Murad ha vinto il premio Nobel per la Pace. Il Time l'aveva già inserita tra le 100 persone più influenti al mondo. Lei, come Malala Yousafzai e le altre Millennial che stanno cambiando il mondo, non si stanca di portare in giro la sua storia. Che pesa. "Ho due fardelli - ha raccontato in un'intervista al Time - Uno è la mia memoria, il secondo è la mia responsabilità. Devo essere sicura che le mie compagne non soffrano come me". 

Foto: LaPresse

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