Franceska Mann, la ballerina che si oppose al nazismo

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Resistere anche quando tutto è perduto: questo l'insegnamento che la danzatrice polacca, anche a più di 75 anni dalla sua morte, lascia dietro di sé.

Tanto coraggio e intelligenza: sono questi i tratti salienti di Franceska Mann, ballerina polacca morta ad Auschwitz per mano dei nazisti. Le sue origini l'avevano strappata alla danza, sua grande passione e lavoro. Aveva intrattenuto stuoli di uomini, tra cui i più alti gerarchi nazisti che, una volta al campo, l'avevano riconosciuta e “guardata”. Si sarebbero pentiti di quelle occhiate lascive.

In occasione della Giornata della Memoria, raccontiamo la storia di Franceska Mann, la ballerina che si oppose al nazismo

Danza, che passione!

Franceska Mann nacque a Varsavia il 4 febbraio 1917. Da piccola iniziò a studiare danza, passione che condizionerà tutta la sua vita. Infatti, negli anni Trenta era una delle ballerine più apprezzate nella capitale polacca. Si esibiva con il nome di Lola Horovitz. Nel 1939, in piena febbre nazista, arrivò al quarto posto di una competizione internazionale di balletto a Bruxelles. Ma alla fine del 1943 gli ingaggi iniziarono a scarseggiare nel ghetto di Varsavia. Sì, perché Franceska era ebrea.

La trappola Hotel Polski

Nel 1943 Himmler ordinò l'immediata e completa liquidazione del ghetto della città. Franceska insieme a molti altri ebrei che avevano acquistato documenti di cittadinanza di paesi neutrali, principalmente del Sud America, si trasferì nella parte ariana di Varsavia, per la precisione all'Hotel Polski, al numero 29 di Dluga Street. Pessima strategia: la struttura era una trappola della Gestapo, messa su con l'aiuto di alcuni collaborazionisti, per catturare gli ebrei. Ne furono consegnati a migliaia.

L'incontro con Josef Schillinger

Il 23 ottobre 1943, a soli 26 anni, Franceska salì su uno dei famigerati treni diretti ad Auschwitz. Erano in centinaia. Quando il treno si fermò, dissero loro che era solo una tappa intermedia verso la Svizzera. Poi iniziarono a far scendere i passeggeri e a separare gli uomini dalle donne. Qui Franceska incontra Josef Schillinger, Rapportführer al Crematorio II del campo di Auschwitz.

Signore e signori, a nome dell’amministrazione del campo, vi porgo il benvenuto! Mi dispiace aver dovuto arrestare il vostro viaggio, ma le autorità svizzere hanno chiesto che prima di entrare in Svizzera veniate disinfettati per evitare di portare malattie sul loro territorio”, disse Schillinger.

Franceska, mortificata di vergogna assieme alle altre deportate, iniziò a spogliarsi e - come da ordini dei militari - a deporre gli oggetti preziosi. Intanto Schillinger e Wilhelm Emmerich la osservavano. E capì di essere al campo di Auschwitz-Birkenau e di avere una chance di salvarsi.

Danza, la salvezza!

Così, mentre si spogliava, improvvisò uno spogliarello. Prima sollevò la gonna, poi si tolse la camicetta, appoggiandosi a un palo per togliere una scarpa. E proprio con quell'arma improvvisata colpì Schillinger sulla fronte. Approfittando della confusione, gli prese la pistola e centrò l'ufficiale allo stomaco con due colpi. Ferì anche Emmerich, ma solo a una gamba. Questo incidente lo farà zoppicare per tutta la vita. Fu l'inizio del caos: anche le altre donne si unirono alla rivolta.

Ma i tedeschi repressero tutto nel sangue, con mitragliatrici e granate. Anche la coraggiosa Franceska morì e il resto delle donne finì nelle camere a gas. Ma non tutto fu inutile. “L’eroica azione di una donna debole di fronte a una morte certa, diede sostegno morale a ogni prigioniera. Ci rendemmo subito conto che se avessimo alzato una mano contro di loro,quella mano poteva uccidere; anche loro erano mortali". Resistere, sempre e comunque, anche davanti a una morte certa, è uno dei tanti modi di conservare l'umanità. 

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Foto: Di Zakład fotograficzny: "Van - Dyck" - Photo Archives Digital copy from NAC (Narodowe Muzeum Cyfrowe)

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