Caterina, albergatrice: «Quest'anno vinceranno le mete meno fortunate»

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Buona parte degli italiani quest'anno si sposterà nel Belpaese. Basterà a salvare l'Italia del turismo? Come cambieranno le nostre vacanze ai tempi del coronavirus? La testimonianza di Caterina Celenza, imprenditrice alberghiera e Presidente di Federalberghi Chieti.

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«Salvare il salvabile, è quello che ci aspetta».
Caterina Celenza, 35 anni, imprenditrice alberghiera e Presidente di Federalberghi Chieti, si prepara ad affrontare un'estate, quella 2020, che si affaccia all'orizzonte nel segno dell'incertezza. A Vasto gestisce l'Hotel Acquario, un bell'albergo immerso in un parco di 2 ettari e affacciato su un mare protetto. Il coronavirus ha messo a dura prova la sua come tutte le strutture ricettive del Belpaese.

Quest'anno la maggior parte degli italiani trascorrerà le vacanze in Italia. Persino i più esterofili stanno dirottando alla bell'è meglio armi e bagagli verso spiagge, borghi e bellezze (meglio se nascoste e solitarie) del Belpaese. Sarà la rivincita del turismo di prossimità, dicono. Ma basterà, questo, a salvare l'Italia del turismo? Come sarà la convivenza col Covid-19? Il virus favorirà o ostacolerà una possibile svolta green?

Raccontami un po' di te, della tua storia, della tua struttura.

«Ho iniziato a lavorare in albergo da ragazzina, poi ho proseguito con i miei studi di economia, a Roma. Nel 2002 è venuto a mancare mio padre, quindi ho deciso assieme a mia madre e ai miei fratelli di prendere in mano le redini dell'hotel. Mi piace molto questo lavoro, lo faccio con passione e dedizione. L'Hotel Acquario insiste su una zona di mare protetta, nella riserva naturale di Marina di Vasto, che offre uno dei tratti di costa più belli dell'Abruzzo. E d'Italia. Il mare è raggiungibile attraverso 50 metri di dune selvagge e protette».

Come vi state preparando a questa estate 2020?

«Stiamo lavorando per dare la possibilità ai clienti di poter soggiornare in sicurezza. Ci stiamo facendo aiutare molto dalla tecnologia e dall'ingegno: stiamo istallando per esempio un' app per permettere alle persone di poter ordinare cibi e bevande in spiaggia o in camera. Nel frattempo sto seguendo corsi su come adeguarsi con le normative, intraprendere nuovi contatti empatici con i clienti, gestire l'emergenza».

Come cambierà secondo te il turismo ai tempi del coronavirus? Parlo di mete, scelta di tipologia di strutture... tipologia di prenotazioni. Quali saranno gli effetti sulla domanda e sull'offerta?

«Secondo me quest'anno vinceranno le mete meno fortunate. Le località meno battute. Se dovessi decidere, ad esempio, con la mia famiglia, se andare a Vasto o in una meta più affollata, andrei a Vasto. Perché lì so di trovare 50 persone sulla spiaggia e non 5mila. Quindi la ricerca della meta un po' meno conosciuta e un po' meno battuta influirà sulla destinazione. Sicuramente la faranno da padrone le mete in quelle regioni dove c'è stato un basso contagio, dove ci si sente un po' più sicuri».

Si ipotizza che gli italiani tenderanno a privilegiare il turismo di prossimità, sia per riscoprire (e sostenere) l'Italia, sia perché i lunghi spostamenti potrebbero essere complicati... 

«Sì, la tendenza sarà questa. E io per prossimità intendo al massimo 3-4 ore di macchina. Se c'è un problema tutti vogliono avere la sicurezza di poter, nel giro di un paio d'ore, mettersi in macchina e tornarsene a casa».

Sarà un'occasione per riscoprire le nostre bellezze da parte di chi si era sempre dirottato verso l'estero...

«Certo. Sarà un momento per andare alla scoperta di mete un po' più sconosciute: i borghi, la natura.... Quei luoghi dove sappiamo di non trovare grande affollamento».

La pandemia ha portato alla ribalta alcune questioni ambientali che non possiamo far più finta di ignorare. E queste settimane di confino ci hanno fatto riflettere molto... Alla velocità e allo stress, al desiderio di volere "tutto e subito" del pre-corona virus, si reagirà pensando alla fragilità della vita. Pertanto, è probabile che ci saranno proposte turistiche più slow che fast. Si va secondo te più verso un turismo lento e sostenibile? Ci sarà insomma una svolta "green" secondo te? Un cambiamento dell'offerta e della domanda in questo senso?

«Questo è un bellissimo discorso e io ti parlo come persona che ha una struttura che insiste su una riserva naturale. Stavamo lavorando per ottenere delle certificazioni finalizzate a diventare una struttura green a tutti gli effetti perché ne abbiamo le caratteristiche: avevamo per esempio eliminato i bicchieri monouso dai buffet, proposto colazioni con prodotti home-made. In questi anni abbiamo lavorato proprio in questa direzione. Purtroppo questa cosa adesso mi diventa molto difficile mantenerla: non potrò più somministrare prodotti sfusi, dovrò somministrare prodotti confezionati. Quindi torniamo al problema della plastica, del monouso. Un'altra questione aperta è quella della sanificazione di sdraio e lettini con prodotti a base di cloro e alcol (di green c'è veramente poco): io insisto su una riserva naturale dove questa cosa non è permessa. Ne stanno tanto parlando ma non ci mettono nelle condizioni di farlo».

Come ti immagini le vacanze al mare 2020? Dovremmo abituarci a una nuova normalità in spiaggia.

«Io sono fortunata ... qui abbiamo tanto spazio. I nostri ombrelloni sono già a 3m e 20 di distanza, se mi dicono di metterli a 3 metri e mezzo non mi cambia molto. Mi rendo conto che altre località più frequentate hanno un problema grosso su questo. Noi abbiamo spiagge enormi con grandi spazi liberi, aperti. Ma sono ottimista, credo che questo virus finirà nel giro di qualche mese e già a luglio-agosto si tornerà a una pseudo normalità. Ovviamente tutta la parte degli eventi, un settore che ha bisogno di mesi e mesi di organizzazione, verrà meno. Se si dovessero rialzare i contagi non ci sarà un'estate. Se dovessero continuare a scendere io credo che nel giro un mese 40 giorni torneremo a una pseudo normalità».

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