Viaggi
Viaggi

Turismo del buio e del silenzio: dove andare per vedere cieli incontaminati

Ecco alcune destinazioni dove riscoprire che aspetto ha davvero il cielo sopra le nostre teste

Ecco alcune destinazioni dove riscoprire che aspetto ha davvero il cielo sopra le nostre teste

Gwyneth Paltrow – la citiamo spesso, ma solo perché è una pioniera dei trend più interessanti in ogni ambito della vita quotidiana – ha lanciato lo starbathing come il nuovo rituale wellness da fare almeno una volta nella vita. Distendersi all’aperto, sotto un cielo davvero buio, senza telefono e senza rumore. Niente telescopi, niente app, niente notifiche. Solo noi e la volta celeste. Se sembra un’idea radicale, è perché fino a qualche decennio fa si chiamava semplicemente “guardare le stelle”: un’attività che non richiedeva né prenotazione né spiegazione, tutt’al più un po’ di conoscenza astronomica. Poi le città hanno acceso sempre più luci, e quell’esperienza – millenaria, gratuita, accessibile a tutti – è diventata un lusso.

Oggi si chiama noctourism – o turismo del buio e del silenzio – ed è uno dei trend di viaggio che nel 2025 è cresciuto di più. Secondo i dati di Booking.com, il 62% dei viaggiatori vuole raggiungere destinazioni con cieli bui. Il 72% vuole sperimentare lo starbathing di paltrowiana divulgazione. Il 57%, invece, vuole tornare a interrogare i misteri delle costellazioni. Millennials e Gen Z guidano la tendenza, ma chi ricorda il cielo di vent’anni fa – prima che le città raddoppiassero le loro luci – forse ne sente il richiamo meglio di chiunque altro.

Dark Sky Reserve: i santuari del buio certificati

DarkSky International è il sito che raccoglie i Dark Sky Places:  oggi sono più di 200 in 22 Paesi, per più di 160.000 km² di territorio protetto. In Europa sono attive 31 Dark Sky Parks, 15 Dark Sky Reserves e 15 Dark Sky Communities. La scala di valutazione di questi luoghi si chiama Scala di Bortle: va da 1 (buio assoluto) a 9 (cielo urbano). I siti certificati oscillano tra classe 1 e classe 4. Più basso è il valore, più il cielo è buio e ricco di stelle

In Europa

L’Europa custodisce luoghi straordinari. Il Parco Nazionale dei Brecon Beacons, in Galles, è stato tra i primi a ottenere la certificazione di International Dark Sky Reserve. Oltre 500 km² protetti, antichi siti megalitici allineati con eventi astronomici, osservazioni guidate tutto l’anno.

In Irlanda, la contea di Kerry offre di notte un cielo eccezionalmente buio, dove l’oceano incontra le costellazioni. In Scozia, l’isola di Coll ha il palo della luce più vicino a 32 chilometri. Francia e Germania guidano la classifica con rispettivamente 7 e 4 riserve certificate, due delle quali nel 2025. 

In Italia

L’Italia non ha ancora nessuna località certificata internazionalmente: l’inquinamento luminoso nel Belpaese cresce tra il 2% e il 10% ogni anno. Qualcosa però si muove. L’Appennino reggiano sta lavorando per la prima certificazione italiana, puntando su luoghi come il Passo di Pradarena e il Centro Laudato Sì a Bismantova.

Le Dolomiti dell’Alto Adige – Patrimonio Unesco – custodiscono cieli tra i più bui d’Europa, in particolare in Val Pusteria e nel Parco Naturale Fanes-Sennes-Braies, dove misurazioni recenti attestano valori di qualità altissima sulla Scala di Bortle. 

Vacanze in monastero: quando il silenzio è la struttura

C’è un’altra forma di turismo del buio che non passa dai telescopi, ma da qualcosa di più antico: il soggiorno in un monastero, un eremo, un’abbazia. In Italia ci sono oltre 2.000 strutture religiose aperte ai viaggiatori (non solo ai pellegrini). Le prenotazioni sono in costante aumento. Ad arrivare sono soprattutto quarantenni, cinquantenni e giovani universitari, credenti e non, alla ricerca di un ritmo diverso.

Le regole sono semplici: silenzio, orari condivisi, stanze senza televisione. In cambio gli abitanti abituali di questi luoghi offrono cieli senza smog luminoso, natura intatta, notti davvero buie.

L’Eremo di Camaldoli, immerso nella foresta casentinese in Toscana, ospita famiglie nelle case coloniche sparse nel bosco, lontane dai centri città. Il Monastero Benedettino di Monte Oliveto Maggiore, tra Montalcino e Montepulciano, offre l’antica foresteria del XVI secolo: la sera, al calar del sole, si ascoltano i canti gregoriani dei monaci. Il Convento di San Francesco del Deserto, raggiungibile solo sulle barche dei frati nella laguna veneziana, è a cinque chilometri da Venezia e completamente fuori dal tempo.

Per chi vuole spingersi oltre, c’è l’Eremito in Umbria: un eremo laico del ’300 a 1.200 metri di altitudine, nel cuore della Riserva Unesco dell’Elmo, senza wi-fi né televisione, cena vegetariana consumata in silenzio, meditazione e passeggiate nel bosco. 

Borghi silenziosi: l’Italia che non si vede

Secondo i dati Istat 2025, sono circa 50 i comuni italiani sotto i 100 abitanti. La maggior parte si trovano tra Lombardia e Piemonte, spesso arroccati oltre i 1.000 metri di quota. Sono i luoghi dove il turismo lento ed etico ha trovato terreno fertile, e dove i cieli notturni restano ancora intatti. Nel 2025 gli italiani hanno cambiato rotta, lasciando sempre più spesso le grandi metropoli per riscoprire questi microscopici aggregati di case e umanità. La tendenza è stata documentata da Loquis, la piattaforma di travel podcast geolocalizzati, che ha registrato un interesse crescente per destinazioni fuori dai circuiti più battuti.

Santo Stefano di Sessanio, borgo medievale in Abruzzo, è stato trasformato in un albergo diffuso che permette di vivere il paese dall’interno, non di osservarlo da fuori. In Umbria, il Cammino dei Borghi Silenti è un percorso ad anello di 90 chilometri con credenziale ufficiale – il logo è un cerchio di cerchi concentrici, simbolo del silenzio. Da Tenaglie si attraversano Acqualoreto, Toscolano, Civitella del Lago: luoghi dove il tempo sembra essersi fermato.

In Val Maira, il comune di Macra (41 abitanti) è porta d’accesso alla cultura occitana e ai sentieri più integri delle Alpi. Acquacanina, nel Parco dei Monti Sibillini, custodisce l’Abbazia di Santa Maria di Rio Sacro in una valle isolata: il tipo di luogo dove il silenzio non è assenza, ma materia.

Darkness wellbeing: perché il buio ci fa bene

Recenti studi hanno dimostrato che la costante interferenza di luci artificiali nelle ore notturne altera il ritmo circadiano, portando a disordini psicologici e depressione. Per questo il turismo del buio è collegato direttamente a quello che oggi viene chiamato darkness wellbeing.

Non si tratta di nostalgia romantica, ma di biologia. Infatti, la produzione di melatonina riprende il suo ciclo fisiologico già dopo una sola notte in un luogo davvero buio, e il sonno migliora in modo misurabile. Secondo l’Atlante Mondiale del Cielo Notturno, oltre il 99% della popolazione europea vive sotto cieli inquinati dalla luce artificiale. In più – triste, ma vero – intere generazioni non hanno mai visto la Via Lattea.

Per chi si chiede come “si affronta” il buio, basti dire che non serve attrezzatura specializzata: bastano 20-30 minuti immersi nell’oscurità per adattare la visione notturna e una torcia a luce

rossa. Per chi preferisce un approccio strutturato, l’Italia offre eventi dedicati: l’Astronomy Festival delle Dolomiti (luglio), lo Star Party del Monte Amiata (agosto), il Festival delle Stelle del Gran Sasso in estate.

Fuori dai confini, Formentera ha il riconoscimento di destinazione Starlight. Sull’isola greca di Paros, il resort Cosme propone una Stargazing Platform con le costellazioni della mitologia greca e il suono delle onde come colonna sonora.

Dove comincia il viaggio

Il cielo stellato è lo spettacolo più antico del mondo, l’unico gratuito e accessibile a chiunque si allontani dalle luci. Che si scelga un’abbazia tra i castagni, un borgo con settanta anime o una riserva certificata in Galles, quello che si cerca è sempre la stessa cosa: un luogo dove il buio non fa paura, ma ci aiuti a ritrovarci. Forse l’unica vera domanda da porsi – prima di prenotare il prossimo viaggio – è quando è stata l’ultima volta che abbiamo visto la Via Lattea.

Foto di apertura di Ryan Hutton su Unsplash