E’ scoppiata la moda del social cooking

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Dopo la condivisione delle auto con BlaBlaCar e dei divani con Airbnb, è ora il turno della buona cucina con il social cooking. 

Dopo la condivisione delle auto con BlaBlaCar e dei divani con Airbnb, è ora il turno della buona cucina con il social cooking. 

Uno dei più importanti trend che nel corso di questi ultimi due anni ha registrato un notevole sviluppo è quello del social-cooking o, come l’ha chiamato la BBC, peer-to-peer dining.

In pratica, se sei bravo a cucinare, se hai una casa accogliente e pulita e se vuoi fare nuove conoscenze, magari guadagnando anche qualche soldo extra, puoi mettere su una specie di mini-ristorante a casa tua senza avere una licenza.

Il social-cooking, iniziato negli Stati Uniti, si è sviluppato con velocità in tutto il mondo raggiungendo anche il Vecchio Continente e ovviamente l’Italia, patria del buon cibo

Dopo il successo della condivisione della propria auto con Bla-Bla-Car e del proprio divano con Airbnb, la sharing economy punta alla condivisione del pranzo o della cena.

Sono state principalmente tre le startup che per prime hanno intuito le potenzialità di questa nuova realtà: VizEat, Bookalokal e EatWith.

A loro ben presto si sono aggiunte altri “social restaurant” come Gnammo, Mahksc, Cenaconme e Wearelovers.

Queste startup hanno dato vita a una community i cui membri acquistano e vendono esperienze culinarie da valutare.

Accedere alla community è semplice, basta iscriversi e proporsi come chef oppure come ospite: in questo secondo caso si cerca l’evento più vicino a cui poter partecipare dietro pagamento.

Il successo di questo genere di esperienza è dato soprattutto dall’informalità del servizio offerto: chi gestisce l’App guadagna una percentuale su ogni transazione, ma la maggior parte del ricavo spetta a chi ha organizzato la cena, tanto che per qualcuno quest’attività è diventata un secondo lavoro.

Questa formula ha destato una certo allarme tra i ristoratori di professione ma in fin dei conti si tratta di un’esperienza più simile a una cena tra amici e come tale non intaccherà i guadagni dei ristoranti.

Foto © olly - Fotolia.com

I numeri del social-cooking

EatWith al momento conta circa 500 cuochi in trenta differenti Paesi, mentre VizEat addirittura oltre mille ospiti in ben cinquanta Nazioni.
 

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