Cos'è il disturbo oppositivo provocatorio

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Quelli che ingenuamente sono stati per anni definiti capricci e maleducazione in realtà sono le spie del disturbo oppositivo comportamentale: ecco quando è il caso di chiedere aiuto al pediatra.

Ci sono i bambini irrequieti come Leonardo, affetto da ADHD, sigla dietro la quale si nasconde il disturbo da deficit dell'attenzione e iperattività. Poi ci sono i piccoli che invece di mettere all'esterno il proprio disagio, lo comprimono dentro di sé, subendo la depressione infantile. E poi ci sono quei bambini per cui finora non si era trovata migliore etichetta di “capricciosi” o “maleducati”. Sono quelli che dicono sempre no a tutto, ai compagni, ai genitori, alle maestre.

E invece dietro questi comportamenti si nasconde una patologia molto seria, da non trascurare: il DOP, disturbo oppositivo comportamentale.

Abbiamo chiesto alla dottoressa Nerina Fabbro, psicologa e psicoterapeuta presso il servizio di neuropsichiatria infantile dell'azienda sanitaria universitaria integrata di Udine ASUI UD, di descriverci il fenomeno.

Innanzitutto sgomberiamo il campo da un equivoco preliminare: «il DOP non coincide con l'ADHD. Si tratta di un disturbo da comportamento dirompente, legato al controllo degli impulsi e della condotta», spiega la psicologa. Mentre la depressione infantile è un disturbo che il bambino subisce dentro di sé, sia l'ADHD che il DOP si manifestano all'esterno: per questo sono definiti disturbi esternalizzati. Spesso tuttavia le due patologie vanno insieme. Il DOP si associa all'ADHD, ma è meno frequente il contrario.

L'origine del DOP è da rintracciare nel temperamento del bambino e nella familiarità del comportamento. Infatti, molto spesso ci sono parenti vicini al bambino, genitori o altre figure, che presentano i sintomi del disturbo. Quando si parla di temperamento ci si riferisce «all'espressione psicologica della nostra parte biologica, frutto del nostro corredo genetico», specifica Fabbro. Il DOP può acuirsi quando le modalità educative non sono consone a queste caratteristiche. Ci può essere da una parte la forte rigidità del genitore che punisce e dice no, ma anche la sua incoerenza, qualora cerchi una strada "più dolce" per gestire la situazione.

Tra i sintomi del disturbo oppositivo comportamentale ci sono alti livelli di rabbia, provocazione, opposizione, tali che rendono molto difficile l'adattamento del bambino a contesti familiari e sociali. Il bambino va spesso in collera, litiga con gli adulti, sfida attivamente o si rifiuta di rispettare le regole dei grandi, irrita deliberatamente le persone, spesso accusa gli altri per i propri errori, ripetendo come un mantra «Non è colpa mia». Può essere suscettibile, facilmente indispettito dagli altri, dispettoso, vendicativo.

Se si manifestano 4 o più dei sintomi sopraelencati, siamo davanti a un caso di DOP. Questi comportamenti disfunzionali compaiono in età precoce, intorno ai 6 anni ma anche prima. «Bisogna tuttavia fare attenzione - spiega Fabbro -. Il passaggio critico è intorno ai 2-3 anni, quando il bambino impara a parlare. Se dice sempre no, ha dei momenti di rabbia o delle problematiche di comportamento, siamo nella normalità almeno fino a che non ha gli strumenti - il linguaggio - per esprimersi».

«Dobbiamo preoccuparci quando queste manifestazioni sono intense e frequenti, e quando penalizzano il bambino nello stare con gli altri». In questo le maestre sono valide aiutanti dei genitori, che possono segnalare l'insorgenza dei sintomi.

Se le maestre della scuola dell'infanzia evidenziano dei comportamenti riconducibili ai sintomi del DOP, se ne deve parlare con il pediatra così che possa valutare se c'è troppa ansia nella lettura dei comportamenti o se la situazione merita davvero l'attenzione di uno specialista. Inizia qui una terapia family based, un percorso condiviso tra genitori e bambini che collaboreranno per gestire al meglio il disturbo oppositivo provocatorio. «La patologia non va trascurata per evitare che si cronicizzi», puntualizza l'esperta.

«Il genitore è una grossa risorsa, lui sta con il bambino per la maggior parte del tempo e deve aiutarlo ad agire in modo diverso», riproponendo le strategie messe a punto in terapia.

L'errore da non fare con un bambino DOP è quello di appiccicargli addosso un'etichetta. «Condividere con il bambino l'etichetta diagnostica è uno sbaglio perché potrebbe anche trattarsi di un fenomeno passeggero, che scompare in età evolutiva - spiega Fabbro -. Etichettandolo si toglie al bambino l'opportunità di cambiare, di evolversi. Bisogna invece normalizzare al bambino lui stesso, dicendogli che si sta lavorando tutti insieme sul fenomeno».

Alcuni consigli per i genitori di bambini DOP:

«Ricordiamo che con bambini così problematici si tende a esaspera i comportamenti negativi, come le punizioni e i divieti. Meglio valorizzare i comportamenti positivi. Lavorando di più con il rinforzo, dando un piccolo premio per qualcosa di positivo fatta dal bambino, si può migliorare il quadro generale», spiega l'esperta. Infine, stabiliamo un momento in cui il tempo dedicato è solo per il bambino, per la relazione genitori-figlio, uno spazio in cui trascorrere del tempo insieme dedicandosi la massima attenzione. 

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