Debitori Anonimi, come uscire dal tunnel. La storia di Marina

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Un'erboristeria fallita, centomila euro sperperati, una vita frenata da quella che, senza vergogna, lei definisce una “malattia”. Storia di morte e resurrezione di una debitrice compulsiva.

Questa è una storia in cui il buono e il cattivo sono incarnati dalla stessa persona. Il debitore è il cattivo, schiavo di un demone – l'indebitamento compulsivo – che lo spinge a spendere e spandere, a chiedere prestiti ad amici e parenti, a preferire l'acquisto di un televisore da mille euro al pagare l'affitto. Il debitore però è anche il buono, che si salva da solo, grazie a Debitori Anonimi.

Marina, nome di fantasia, è una di loro. A cinquant'anni ha alle spalle abbastanza guai e abbastanza forza per raccontare la sua storia di morte e resurrezione economica, avvenuta proprio grazie all'associazione nata sulla stessa scia di Alcolisti Anonimi. Dopo aver mandato in fumo centomila euro, la sua amata erboristeria, oggi fa felicemente la badante.

Non ha paura di ammettere: “Purtroppo non so gestire il denaro”.

Il primo campanello d'allarme è suonato a vent'anni. “Lavoravo in un ingrosso per parrucchieri e avevo sforato col bancomat. Il direttore della banca ha chiamato casa, sono tornata a casa ed è successo il putiferio. Mio padre ha coperto il debito, ma da allora non ho più voluto un bancomat”.

Tuttavia quella sensazione di avere sempre qualcuno che si occuperà dei suoi problemi, le è rimasta. “Nella mente del debitore compulsivo scatta l'idea: 'Decido che voglio comprarmi un mega televisore e penso che qualcuno mi aiuterà ad arrivare a fine mese, così acquisto e non pago l'affitto”, racconta Marina.

I soldi rappresentano qualcosa di più di quello che sono”, spiega Marina, che è stata anche una mangiatrice compulsiva. “Frequentavo un altro gruppo di 12 passi dedicato al cibo, e quando ho conosciuto i Debitori Anonimi ho capito che dovevo frequentare anche quello”. Marina definisce l'indebitamento compulsivo “una malattia spirituale, un vuoto da riempire. Sento di esser nata con una dipendenza, da cui si può guarire seguendo il programma”.

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Foto: Kaspars Grinvalds © 123RF.com

In tutte le dipendenze arriva il momento in cui, con presunzione, si pensa di potercela fare da soli. Per Marina è stata l'anticamera del momento più buio. “Avevo creduto di aver capito tutto. Avevo lasciato andare un po' il programma e in sei mesi mi sono fumata centomila euro, la vendita di una casa. Allora mi sono resa conto che se non frequentavo il gruppo, se non mi mettevo a lavorare seriamente sulla mia dipendenza, non ce l'avrei fatta. L'erboristeria è andata a gambe all'aria”.

Mi sono fumata la vita. Per indebitamento non mi sono fatta una famiglia”, aggiunge Marina.

Le persone attorno a Marina nel gruppo di Milano raccontavano di situazioni peggiori delle sue: “Ma tutte erano rifiorite” e questo le ha dato il coraggio di continuare a investire nella sua rinascita. Di quel suo primo incontro presso i Debitori Anonimi, Marina ricorda di essersi sentita a casa. “Sentivo parlare la mia lingua, sentivo che era il posto giusto per me”.

Il gruppo Debitori Anonimi è strutturato proprio come il gemello più famoso, quello degli Alcolisti. Anche qui ci sono gli “sponsor”, persone a cui telefonare per avere sostegno psicologico in momenti di difficoltà. “Ad esempio alcuni di noi hanno paura di entrare all'Agenzia delle Entrate. Allora scatta la telefonata sandwich: chiamo il mio sponsor prima di entrare e dopo esserne uscita”.

Poi ci sono le riunioni di decompressione, incontri con altre due persone scelte, con cui si discute delle cose che si vuole fare, della propria situazione finanziaria, per mettere a punto dei piani d'azione. Grazie anche a questo importante supporto, Marina ha trovato il suo primo lavoro dopo la fine della sua attività imprenditoriale.

I debitori devono poi tenere un taccuino di spesaal centesimo, che non è un resoconto giornaliero ma è un modo anche di tenere sotto controllo anche il proprio umore – spiega Marina –. Ad esempio una volta ero arrabbiatissima con un coinquilino e sono scappata per comprare una borsa”.

Anche Marina è rifiorita, un'ulteriore testimonianza che il programma Debitori Anonimi funziona e che tutti possiamo avere una seconda possibilità. “La mia vita oggi è scandita dal lavoro. Ho ripreso a studiare, voglio diplomarmi. Faccio un lavoro che molti ritengono brutto, ma che a me piace molto. Porto il programma anche con la mia vecchietta. Sento di avere una vita piena”.

Una soluzione esiste – dichiara Marina, rivolgendosi a tutti coloro che pensano o temono di soffrire del suo stesso disturbo – I gruppi a me hanno dato tantissimo e mi aiutano a gestire il denaro in modo equilibrato, spendendo meno ma con equilibrio. Vivere liberi dall'ossessione “ho i soldi, non ho i soldi” è possibile”. Ma per farcela davvero ci vuole l'aiuto giusto e il coraggio di chiederlo.

Foto apertura: olegdudko © 123RF.com

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