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Eco-ansia: i rimedi per affrontarla e vivere meglio

La salute mentale passa anche dalla crisi climatica. Le forme di ansia legate alla paura degli effetti del riscaldamento globale sono ormai sempre più diffuse: scopriamo come si manifestano e come si combattono. 

La salute mentale passa anche dalla crisi climatica. Le forme di ansia legate alla paura degli effetti del riscaldamento globale sono ormai sempre più diffuse: scopriamo come si manifestano e come si combattono. 

Negli ultimi anni si sente parlare sempre più spesso di eco-ansia, una forma di ansia legata alle preoccupazioni per il cambiamento climatico, l’inquinamento e il futuro del nostro pianeta. Non si tratta solo di un disagio passeggero: per molte persone diventa un pensiero costante, che influisce sull’umore, sul sonno e persino sulla capacità di fare progetti per il futuro. In questo articolo approfondiremo meglio l'argomento, scoprendo cos’è l’eco-ansia, da cosa nasce e soprattutto quali sono i rimedi più utili per affrontarla e ritrovare un equilibrio.

Eco-ansia: cos’è e cosa significa

Partiamo innanzitutto dalla definizione per inquadrare meglio il problema. L'eco-ansia è una forma di disagio psicologico legata alla consapevolezza della crisi ambientale, in particolare al cambiamento climatico, alla perdita di biodiversità e al degrado degli ecosistemi. Si manifesta come ansia persistente, preoccupazione, senso di impotenza, paura per il futuro e, in alcuni casi, tristezza o rabbia, soprattutto quando la persona percepisce che i danni ambientali sono gravi, irreversibili o fuori dal proprio controllo.

Il principale teorizzatore dell'eco-ansia è il filosofo ambientale Glenn Albrecht. Sebbene sia celebre soprattutto per aver coniato il termine solastalgia (il dolore provato quando il proprio ambiente domestico cambia in modo traumatico), Albrecht ha sistematizzato il concetto di eco-ansia all'interno delle cosiddette "sindromi psicoterratiche". Il filosofo definisce l'eco-ansia come «la sensazione generalizzata che le basi ecologiche dell'esistenza siano in procinto di crollare». Il termine è stato poi ripreso dall'American Psychological Association, che ha validato scientificamente il concetto nel report "Mental Health and Our Changing Climate".

Benché l'eco-ansia non sia ancora stata riconosciuta come una patologia psichiatrica ufficiale, il tenomeno è un fenomeno sempre più diffuso, soprattutto tra i giovani. Chi ne soffre vive con la costante paura degli effetti dei cambiamenti climatici: eventi estremi, perdita della biodiversità, scarsità di risorse e conseguenze sulle generazioni future. Questo può portare a un senso di impotenza e di frustrazione che alimenta ulteriormente l’ansia.

I sintomi più comuni dell'eco-ansia: sintomi più comuni


I sintomi dell'eco-ansia non sono legati a una patologia definita nel senso clinico tradizionale, ma rappresentano una serie di risposte emotive, cognitive e fisiche a una minaccia percepita come globale e irreversibile. Si manifestano quindi attraverso una rosa molto variegata di disturbi che coinvolgono la sfera emotiva e psicologica, l'ambito cognitivo e infine quello della qualità della vita.

Sintomi emotivi e psicologici

I sintomi emotivi e psicologici dell'eco-ansia sono solitamente fra i primi a manifestarsi e comprendono: 

  • Senso di impotenza: sentirsi piccoli e inutili di fronte all'immensità del problema climatico.
  • Senso di colpa (Eco-guilt): provare vergogna o colpa per le proprie abitudini quotidiane (es. usare plastica, viaggiare in aereo).
  • Tristezza e lutto ecologico: un profondo dolore per la perdita di specie animali, ghiacciai o paesaggi naturali.
  • Rabbia e frustrazione: spesso rivolte verso i governi o le generazioni precedenti per la mancanza di azioni concrete.
  • Fatalismo: la sensazione che sia "ormai troppo tardi" per cambiare le cose.

Sintomi cognitivi

I sintomi cognitivi dell'eco-ansia riguardano invece il modo in cui i pensieri influenzano la vita quotidiana e comprendono:

  • Ruminazione: pensare ossessivamente a scenari catastrofici futuri.
  • Difficoltà di concentrazione: fatica a focalizzarsi sul lavoro o sullo studio a causa della preoccupazione ambientale.
  • Eco-paralisi: l'incapacità di agire o prendere decisioni (anche ecologiche) perché ci si sente sopraffatti.

Sintomi fisici e somatici

Nei casi più acuti, l'eco-ansia si manifesta nel corpo come un disturbo d'ansia generalizzato, la cui sintomatologia comprende:

  • Disturbi del sonno: insonnia o incubi legati a disastri naturali.
  • Sintomi psicosomatici: mal di testa, tensioni muscolari, tachicardia o senso di oppressione al petto.
  • Alterazioni dell'appetito: mangiare in modo compulsivo o, al contrario, perdere interesse per il cibo.
  • Attacchi di panico: possono verificarsi in risposta a notizie particolarmente allarmanti o eventi meteorologici estremi.

Eco-ansia: le cause principali

Le cause dell’eco-ansia sono legate soprattutto all’aumento della consapevolezza verso le questioni ambientali. Alcuni fattori che la alimentano costantemente sono:

  • Notizie costanti e allarmanti sui cambiamenti climatici e le catastrofi naturali
  • Esperienze dirette di eventi climatici estremi (alluvioni, incendi, siccità)
  • Sensibilità personale elevata verso la natura e l’ambiente
  • Percezione di impotenza rispetto alla gravità dei problemi ambientali
  • Pressione sociale a “fare la propria parte”, che può generare senso di colpa

Come affrontare l'eco-ansia: i possibili rimedi 

La buona notizia è che l'eco ansia puà essere gestita. Bisogna tenere però presente che affrontarla non significa curare una malattia nel senso stretto del termine, ma piuttosto imparare a gestire una risposta emotiva razionale a un problema reale. La psicologia moderna suggerisce diverse strategie per trasformare l'angosciante senso di impotenza in una forza costruttiva. Ecco i passi fondamentali consigliati dagli esperti:

  • Validazione e accettazione

Normalizza le tue emozioni: il primo passo è capire che la tua ansia è un segno di empatia e consapevolezza, non una debolezza. Non sentirti "sbagliato" se provi paura per il futuro del pianeta.

Datti il permesso di sentire: riconoscere la rabbia o il lutto ecologico aiuta a evitare che queste emozioni si accumulino in modo esplosivo o paralizzante.

  • Gestione dell'informazione (Dieta mediatica)

Evita innanzitutto il doomscrolling, ovvero limita la fruizione di notizie catastrofiche e allarmistiche sui social media. Scegli momenti specifici della giornata per informarti da fonti autorevoli. Inoltre puoi cominciare a cercare notizie positive: bilancia le brutte notizie leggendo storie di successo, innovazioni tecnologiche verdi e progressi normativi per coltivare la cosiddetta "eco-speranza".

  • Trasformare l'ansia in azione

L'impotenza è il motore principale dell'eco-ansia. Agire aiuta sicuramente a recuperare il senso di controllo e a gestire anche il senso di colpa:

Puoi quindi apportare quotidianamente piccoli cambiamenti: modificare le proprie abitudini (dieta, trasporti, consumi) riduce il senso di colpa ambientale, Allo stesso modo, puoi diventare un attivista: unirsi a gruppi o ad associazioni locali un forte valore terapeutico perché riduce l'isolamento e aumenta la percezione di impatto reale.

  • Riconnessione con la natura e cura di sé

Anche coltivare la tua biofilia è importante: comincia quindi a trascorrere più tempo nel verde (parchi, boschi, mare) perché in questo modo aiuterai a regolare il sistema nervoso riducendo allo stesso tempo i livelli di stress.

Anche le discipline olistiche di consapevolezza possono aiutarti. Il grounding e la mindfulness, ad esempio, aiutano a riportare la mente al presente quando i pensieri catastrofici sul futuro diventano ossessivi.

  • Supporto professionale

Ultimo punto, ma non meno importante: se l'ansia diventa invalidante (impedisce di dormire, lavorare o avere relazioni serene), è utile rivolgersi a psicoterapeuti specializzati in psicologia ambientale o ansia climatica.

Ricorda inoltre che l’eco-ansia di per sè è il riflesso di una maggiore sensibilità verso il pianeta e il futuro: non va vista solamente come un limite, ma come un segnale di attenzione e consapevolezza. Trasformare questa preoccupazione in azioni concrete, individuali e collettive, è il modo migliore per ridurre l’ansia e al tempo stesso contribuire a un cambiamento positivo.

Foto di apertura: Freepik