La violenza sulle donne ai tempi del coronavirus

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Eliana D'Ascoli, psicologa psicoterapeuta di Telefono Rosa, spiega come difendersi materialmente e psicologicamente dalla violenza domestica 

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Fuori c'è il coronavirus. Dentro c'è l'aguzzino. Il terrore è ovunque, sembra che non ci sia via di scampo per le donne (o gli uomini) che vivono nell'eterna paura di essere picchiate, stuprate, umiliate e offese dai propri partner. Situazioni tenute a bada con la normale distanza delle giornate lavorative, diventano intollerabili con la convivenza forzata. E si teme di essere in trappola, già morte non per il virus, ma per le botte.

Ma anche in tempo di quarantena c'è chi lavora per proteggere le vittime di violenza domestica. C'è il Telefono Rosa (attivo dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 19) e il 1522 (numero nazionale attivo h24 per 365 giorni all'anno, in diverse lingue). «Sapere che c'è la possibilità di fare anche solo una telefonata per una consulenza legale o psicologica è fondamentale per queste persone» spiega Eliana D'Ascoli, psicologa psicoterapeuta di Telefono Rosa.

La violenza sulle donne ai tempi del coronavirus: come difendersi.

Gli effetti della convivenza forzata

Dall'inizio del lockdown italiano e del supporto telefonico di Telefono Rosa non ci sono dati statistici ufficiali su un reale aumento dei casi di violenza domestica in Italia. Tuttavia le pagine di cronaca hanno recentemente raccontato il caso di una donna di 45 anni decapitata dal figlio ventenne a Roma. Il ragazzo soffriva di disturbi psichiatrici e, dopo aver ucciso la madre, ha tentato anche di ammazzare la sorella di 15 anni.

«La convivenza forzata può esasperare situazioni pregresse. In una situazione come questa la gente la sclera e questo va al di là del fenomeno della violenza di genere. Va ad accentuare tutti quei comportamenti che in altre situazioni sono più o meno contenuti – spiega la psicologa – Nelle prime due giornate di assistenza da remoto ho registrato un incremento di aiuti psicologici rispetto al supporto legale. Hanno bisogno di uno spazio, di una valvola di sfogo, dove poter trovare un po' di sostegno».

La violenza ha una sua ciclicità. C'è il momento di tensione, quello degli oggetti sbattuti, delle occhiatacce. Poi il conflitto esplode: botte, violenza sessuale o verbale. Seguono le scuse, in cui la persona violenta non si prende mai le proprie responsabilità. Si scusa, è vero, ma chiede all'altro di non innescare il meccanismo (“non lo faccio più se continui a cucinare male”, ad esempio). Con la riconciliazione il ciclo si chiude, tutto torna come prima. «Si incastrano due personalità che hanno bisogno l'una dell'altra. Non far innescare il processo è difficile».

Cosa fare se si subisce la violenza

«Se si subisce violenza, bisogna subito chiedere aiuto – sottolinea D'Ascoli – Bisogna chiamare o il Telefono Rosa o il 1522. Si possono contattare sia telefonicamente che via chat, il modo più facile per evitare di farsi sentire. Il 1522 può mandare immediatamente una pattuglia o un'ambulanza sul posto».

Se la situazione non richiede l'intervento della polizia o di un'ambulanza, si può contattare il 1522 o il Telefono Rosa anche per ricevere supporto psicologico o legale (sia civile che penale). I servizi sono gratuiti. «Ciò serve anche a capire cosa fare quando la quarantena sarà finita – aggiunge la psicologa – Il messaggio che vogliamo mandare è che non sono sole e ricordiamo che la violenza è un motivo valido per uscire dalla propria abitazione».

A volte le donne chiamano il Telefono Rosa per raccontare ciò che avviene in casa, le difficoltà legate alla convivenza forzata, la fatica di reggere situazioni del genere. «A volte anche l'aver raccontato è qualcosa che aiuta a decomprimere l'ansia e la paura accumulate. È importante che loro sappiano che ci sono questi servizi perché pensare di essere abbandonate a se stesse è terribile».

Rimanere in casa con la paura di essere aggredite in questo momento storico è ancora più difficile del solito. Gestire la paura è necessario, anche se per chi vive con il proprio aguzzino è impossibile. «Cerchiamo di mantenere le distanze quanto più possibile – consiglia la psicologa – magari dormendo in camere separate. Cerchiamo insomma di gestire la situazione quanto più possibile».

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