special

SOS violenza sulle donne: lo speciale

Violenza psicologica, violenza fisica, stalking. Sono questi alcuni dei modi con cui si può manifestare la violenza sulle donne, un fenomeno che oggi diventa emergenza. Scopriamo come combatterlo, come scappare da situazioni difficili e come trovare aiuto, anche online.

Vai allo speciale
PEOPLE: L'ATTUALITA'

“Il mio virus si chiama Giorgio”, la campagna per supportare le vittime di violenza domestica

Telefono Donna e Fondazione Cariplo puntano i riflettori sulla difficilissima situazione in cui si trovano le donne bloccate in casa con compagni violenti. La violenza domestica diventa un carcere da cui è impossibile scappare, soprattutto durante il lockdown.

Telefono Donna e Fondazione Cariplo puntano i riflettori sulla difficilissima situazione in cui si trovano le donne bloccate in casa con compagni violenti. La violenza domestica diventa un carcere da cui è impossibile scappare, soprattutto durante il lockdown.

Non sempre stare a casa è il modo giusto per restare al sicuro. Infatti, le vittime di violenza domestica durante il lockdown finiscono per ritrovarsi bloccate in casa con il loro peggior incubo: un compagno violento, le cui pulsioni e reazioni, in un’epoca di estremo stress, vicinanza forzata e nessuna valvola di sfogo, aumentano esponenzialmente.

La campagna di Telefono Donna e Fondazione Cariplo a sostegno delle vittime di violenza domestica

Una bomba a orologeria pronta a esplodere, insomma, su cui le associazioni che si occupano di assistere le donne vittima di violenze hanno voluto puntare i riflettori. Telefono Donna e Fondazione Cariplo, in particolare, hanno lanciato una campagna di comunicazione a sostegno delle vittime di violenza con l’obiettivo di arrivare a chi subisce - o a chi conosce casi di questo genere - portando sostegno.

La campagna di comunicazione ha un impatto molto forte: è composta  infatti da una serie di primi piani in bianco e nero di volti tumefatti, accompagnati dal claim “Il mio virus è Pietro, Non è il virus a farmi paura, Non andrà tutto bene... “.

     

Le misure anti-contagio imposte dall’emergenza Covid-19 hanno letteralmente consegnato le vittime nelle mani dei carnefici - spiega Stefania Bartoccetti, presidente di Telefono Donna - Le donne che subiscono maltrattamenti nell’ambito della loro convivenza oggi sono costrette a vivere senza sosta ciò che rappresentava già un incubo in precedenza. Uscire, fuggire, rifugiarsi da parenti, amiche, è diventato impossibile in questo periodo. Per anni si è lavorato su come uscire dal maltrattamento, sulla prevenzione, sulle sanzioni, sulle pene, siamo abituate all’azione, non eravamo preparate a fornire un supporto sapendo di non poter fermare la violenza. Adesso è fondamentale inventarsi una modalità per essere presenti in questi contesti in cui nessuno che non sia familiare può entrare. È vitale supportare la solitudine e la rassegnazione delle vittime nell’isolamento, perché per loro l’unico significato metaforico che assume la casa, il nido d’amore, è quello di un carcere. Un carcere affettivo in cui scontano con terrore, ansia, e spesso con il rischio della loro incolumità, una unione che invece credevano fondata sull’affetto reciproco, un carcere psicologico e un carcere emotivo fatto di parole, gesti, e comportamenti violenti che in questa vicinanza forzata subiscono con ancora più frequenza di sempre” 

Fondazione Cariplo ha deciso di appoggiare e sostenere l’iniziativa: “Questa campagna usa toni molto forti perché abbiamo bisogno dell’attenzione del pubblico, abbiamo bisogno che se ne parli - conclude Bartoccetti - Il comportamento dell’uomo che perpetua la violenza domestica è assimilabile a quello del “virus”, si intrufola nella vita di una donna subdolamente, supera le sue difese, la indebolisce gradualmente, fino a ucciderla, anche se l’epilogo spesso si consuma in maniera violenta. Il nostro è l’ennesimo tentativo di aprire una breccia nell’omertà nella paura, per dire a quelle donne non siete sole, sappiamo in quale situazione vi troviate, sperando che abbiano il coraggio di chiamarci e che non saremo costrette a raccogliere i cocci quando tutta questa emergenza sarà finita”.

ti potrebbe interessare