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Invecchiare ci renderà felici (ma solo se lo vogliamo davvero)

Gli studi dicono che nella vita c'è un punto di svolta, in cui torniamo a essere felici. Questo momento coincide più o meno con la terza età. E se si è sposati, è meglio

Gli studi dicono che nella vita c'è un punto di svolta, in cui torniamo a essere felici. Questo momento coincide più o meno con la terza età. E se si è sposati, è meglio

Quando penso alla vecchiaia penso a una frase pronunciata da Jep Gambardella in La Grande Bellezza. «La più consistente scoperta che ho fatto subito dopo aver compiuto 65 anni è che non mi va più di perdere tempo a fare cose che non mi va più di fare». Ho 38 anni e mi considero a pieno titolo un'appartenente alla categoria di persone definite adulte. Non temo il tempo che passa: temo solo le cose che non riesco a fare, le esperienze che non mi è concesso vivere per cause contingenti. Scivolo verso la mezza, la terza e (speriamo) persino la quarta età serenamente. La mia consolazione è una sola: solo "da grande" riuscirò davvero a fare come Jep, a non perdere più tempo nel fare cose che non mi va più di fare. E, di conseguenza, sarò felice.

Invecchiare fa tornare ad essere felici, scriveva Monica D'Ascenzo sul Sole 24 Ore a luglio 2020, l'anno più nefasto della storia umana recente. Un anno in cui invecchiare è un problema, perché puoi diventare uno di quegli anziani che si ammalano nell'RSA oppure essere semplicemente un soggetto a rischio. Un atto di coraggio, dunque, affermare che invecchiando si torna a sorridere. Aggiunge: se sposati ancora meglio. Sarà vero?

I numeri della felicità

A rispondere alla domanda ci aiutano prima di tutto i numeri. Secondo diversi studi sembra che la felicità nella vita umana disegni una grande curva ad U: siamo felici da bambini, poi via via sempre meno, fino a raggiungere un fondo a circa metà della nostra vita. Poi c'è un turning point, un momento di svolta, in cui la curva della felicità torna a risalire. 

Uno studio sui dati di Gallup World Poll relativi a 46 Paesi al mondo ha dimostrato che questo punto di svolta varia da Paese a Paese. In Italia la risalita comincia a 55 anni, ma c'è da dire che la nostra è una curva timida: anche da bambini non siamo molto felici.

Raggiungere il fondo e risalire la china prima degli altri significa avere molti anni felici davanti. Le nazioni con un turning point più basso sono anche quelle che si posizionano più in alto nella classifica del World Happiness Report (2015). La Danimarca - fra i Paesi più felici al mondo - ha un turning point sotto i 45 anni. La Repubblica Ceca - secondo Paese meno felice al mondo - cambia umore a 69 anni. Gli effetti si vedono anche sul Pil: popolazione felice, conti felici.

Matrimonio e felicità

Nonostante il tasso di divorzi aumenti, secondo l'Istat in Italia ci si sposa sempre più tardi, ma lo si fa di più (+2,3%, dati 2018). I riti civili hanno superato quelli religiosi, sono aumentate le unioni tra persone dello stesso sesso e cresciuta la quota di matrimoni misti, in cui uno dei coniugi è straniero. 

Si tratta di un dato interessante nella prospettiva di una vita più felice. Infatti, gli studi dimostrano che gli sposati sono mediamente più felici nella vita dei single, che si trovano a soffrire molto più degli ammogliati intorno ai 50 anni. La risalita a quel punto diventa sempre più dura.

Invecchiare felici: qual è il segreto?

Raggiungere il turning point può avere diversi significati. Per alcuni, coincide con la sicurezza economica e la disponibilità di tempo, che permette di viaggiare e togliersi tutti quegli sfizi che si sogna per una vita. Per altri sta nella realizzazione di chi ci sta attorno - figli, nipoti -, che può dare quella tranquillità che ci porta a rallentare e a concentrarci su noi stessi.

Le librerie sono piene di consigli su come vivere al meglio la vecchiaia. Prendersi cura di sé, abbracciare nuovi interessi, procurarsi nuovi stimoli, fare amicizia: i suggerimenti si sprecano. Eppure molti hanno paura di invecchiare per i tranelli di quel corpo che spesso trascuriamo. O per paura di malattie che ci portano a dimenticare tutto, compreso l'essere felici. Come diceva Rita Levi Montalcini, «Io non sono il corpo: sono la mente». E se la mente non c'è, allora si può temere di non avere più niente.

Eppure la vecchiaia non mi fa paura. Penso a quel momento come al punto in cui potrò finalmente dire tutto ciò che mi passa per la testa, senza curarmi delle opinioni degli altri (che, sono sicura, è la frase di qualche eroina del cinema che mi è scivolata via dalla memoria). Solo quando si è abbracciata la volontà di cambiare, solo al turning point - che inizia dentro la nostra testa e non nel nostro corpo - ciò che torna ad essere importante è il nostro sorriso. Non è forse questo il segreto per essere felici? Un passaggio possibile in ogni momento, è vero, ma con l'esperienza di una vita sulle spalle, ci si libera della zavorra inutile più facilmente e si inizia davvero a volare.

Foto apertura: Andrey Kiselev - 123RF