Trotula de' Ruggiero, la donna che osò descrivere il corpo delle donne

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Nel suo trattato si interrogò sulla salute, il loro benessere e le cure adeguate. Fu la prima a mettere in dubbio l'assioma per cui se una donna non ha figli è solo colpa sua. Oggi Manni ripubblica il suo Trotula Major 

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Nel Medioevo le donne avevano due destini. Sposarsi e fare figli, morendo di parto in pochi anni e/o rimanendo vedove e indifese giovanissime per colpa di una crociata. Oppure essere uccise tra mille tormenti, accusate di essere streghe. Pochissime potevano sperare in una realizzazione personale. Abbiamo dovuto aspettare il 1678 per avere la prima donna laureata, Elena Lucrezia Cornaro. Ma le donne che, seppur nel silenzio, hanno dato lustro alla scienza sono state numerose. Nell'XI secolo, a Salerno, Trotula de' Ruggiero teneva testa ai medici della Scuola Salernitana con le sue teorie sulla salute e le cure per il corpo delle donne. La Sinfonia del corpo, traduzione libera dal latino De passionibus Mulierum Curandarum (Sulle malattie delle donne), è il primo trattato sulla salute e le patologie delle donne. In Italia sono i tipi di Manni Editore a riportarlo in libreria. Scrivendo questo libro, Trotula de' Ruggiero di fatto ha fondato la medicina di genere.

Ecco chi era Trotula de' Ruggiero e peché il suo trattato è ancora oggi pura avanguardia.

Chi era Trotula de' Ruggiero

Si sa molto poco della vita di Trotula de' Ruggiero. Si dice che abbia vissuto a Salerno intorno al 1550. All'epoca il capoluogo salernitano era una città aperta agli scambi economici e culturali con tutto il Mediterraneo. In questo crogiuolo culturale Trotula frequentò la Scuola Medica di Salerno, il primo centro di cultura non controllato dalla Chiesa. Era un luogo di studi talmente famoso da essere considerata la prima università d'Europa. Trotula fu prima studentessa e poi insegnante. Sposò il medico Giovanni Plateario, da cui ebbe due figli che seguirono le orme dei genitori in campo scientifico.

Le idee innovative di Trotula

Trotula partorì tantissime idee innovative, partendo da una riflessione sul suo tempo. «Perciò dunque, in quanto le donne sono di natura più deboli degli uomini e in quanto sono assai spesso tormentate nel parto, frequentemente sono soggette a malattie, che riguardano particolarmente gli organi adibiti al servizio della Natura. D’altro canto, le donne non osano rivelare al medico, per la condizione di fragilità dovuta al pudore e alla vergogna, le preoccupazioni per le malattie che le colpiscono nelle parti più intime. La miserevole condizione delle donne, e la grazia di una in particolare che mi ha colpito il cuore, mi hanno indotta a trattare con chiarezza le malattie femminili al fine di poterle curare».

In prima battuta, Trotula iniziò a pensare alla prevenzione come l'aspetto principale della medicina. Sosteneva l'importanza dell'alimentazione equilibrata, dell'attività fisica e dell'igiene. Basti pensare che solo a metà Ottocento il medico ungherese Ignaz Semmelweis scoprì che lavandosi le mani - un gesto semplice e spesso sottovalutato - si potevano salvare molte vite, evitando la sepsiConosceva le erbe ed era in grado di curare e alleviare ogni dolore con le piante del suo giardino e quelle delle colline della zona. Tutto questo senza ricorrere all'astrologia o alla preghiera. Una donna libera, una donna contro gli stereotipi. E, se per l'epoca avrebbe potuto benissimo finire condannata come strega, Trotula era molto rispettata, riconosciuta e stimata dai più grandi uomini della medicina del tempo. Tra i suoi tanti titoli, c'era anche quello di Sanatrix Salernitana. Gli studi di quella che veniva chiamata magistra, docta mulier rivoluzionarono le conoscenze in campo ginecologico. Si interessò di ostetricia e malattie sessuali. Cercò nuovi metodi per rendere il parto meno doloroso. Si interessò di pratiche per il controllo delle nascite. Si occupò di infertilità, spostando l'attenzione dalle donne agli uomini per ricercarne le cause, in netto contrasto con le teorie mediche dell'epoca. Scriveva:

«Vi sono donne che non riescono a concepire, vuoi perché son troppo magre ed emaciate, vuoi perché son troppo grasse e le carni intorno alla vagina la comprimono, impedendo la penetrazione del seme. Altre hanno una vagina talmente rilassata e scivolosa che non riescono a trattenere il seme, che fuoriesce dalla matrice (nel linguaggio medico medievale, utero - ndr.). Questo può accadere anche per responsabilità del maschio se un seme troppo liquido che, a causa della sua liquidità, scivola via dalla vagina. Altri uomini hanno i testicoli troppo freddi e secchi, e difficilmente, o mai, il loro seme è fecondo».

Il De passionibus Mulierum Curandarum (Sulle malattie delle donne, noto anche come Trotula Major) le fu richiesto da una nobile donna e si rivolgeva a un pubblico femminile, intimorito dall'idea di parlare delle proprie malattie ai medici uomini. Per comprendere il portato rivoluzionario dell'opera, basti pensare che nel primo capitolo si parla di diversità di genere. Tra i temi trattati nel Trotula Major c'era la verginità. La medichessa medievale prescrisse anche dei consigli per aiutare le donne che avevano avuto rapporti sessuali prima del matrimonio. All'epoca la scoperta poteva causare grossi problemi. Per aiutarle a farle passare per vergini, Trotula consigliava un astringente:

«Prendi degli albumi di uova e mischiali con l'acqua di cottura di puleggio ed erbe calde simili; lava bene con questa mistura calda la vagina, poi bagnaci dei pannolini nuovi di lino e ponili nella vagina, ripetendo l'operazione tre o quattro volte al giorno»

Scrisse anche il De Ornatu Mulierum (Sui cosmetici, noto anche come Trotula Minor e tradotto da Manni in L'armonia delle donne. Trattato medievale di cosmesi con consigli pratici sul trucco e la cura del corpo), un libro dedicato alle malattie della pelle e alla loro cura. Qui l'autrice si occupa di bellezza, di pomate ed erbe medicamentose per viso e capelli. Rimarca l'importanza di bagni e massaggi per conservare la bellezza estetica, che lei considerava il segno di un corpo sano e in armonia con l'universo.

Trotula de' Ruggiero: oblio e riscoperta

Si dice che Trotula de' Ruggiero fosse soprannominata Sapiens matrona e che fosse una delle donne più belle del suo tempo. Pare che il suo funerale, avvenuto nel 1097, sia stato seguito da una coda di tre chilometri. Una delle prove della sua esistenza è la menzione fatta da Geoffrey Chaucer in uno dei Racconti di Canterbury, anche se la figura di Trotula qui finisce in un contesto di pensiero misogino. Tuttavia questa citazione dà una misura della grandezza del personaggio. Nel corso dei secoli il testo fu trascritto più volte, ma si perse memoria della femminilità della sua autrice. Così gli amanuensi iniziarono ad attribuire le idee di trotula a un fantomatico medico maschio Trottus. Nel XIX secolo alcuni storici, tra cui il tedesco Karl Sudhoff, esclusero la possibilità che una donna avesse potuto scrivere un'opera così importante. La presenza di Trotula fu così duramente stralciata dalla storia della medicina. A recuperarne la dignità e la genialità della scienziata furono alcuni storici italiani alla fine dell'Ottocento. Furono loro a stabilire l'autorità di Trotula e l'autenticità delle Mulieres Salernitanae, una schiera di donne la cui esistenza è provata da numerose testimonianze.

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