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A m'arcord: bon ton, libertà e lettere d'amore

Dalla donna moderna alla casalinga anni '50, dalla drogheria alla spesa online, dalle lettere d'amore alle chat di WhatsApp. Appassionanti scorribande temporali con Lucia Del Pasqua.

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Tempo Libero

Apologia delle lettere d'amore

La carta odora, il telefono no. Perché dovremmo tornare a scrivere lettere d'amore e dire addio a whatsapp schematici e messaggi sgrammaticati.

Non ho ancora capito se scrivere lettere d'amore sia romantico perché è nostalgico (e io amo la nostalgia), più personale, o perché rappresenti la metabolizzazione di un’epoca che non c’è più (questa spiegazione garberebbe molto a Baricco).

Forse è semplicemente un cono con tutti e tre i gusti, forse è più facile dire “si stava meglio quando si stava peggio”, o forse devo solo ammettere che mi mancano i pen-friends e che mi piacerebbe trovare dentro la cassetta delle lettere una busta con scritto il mio nome a mano, e smetterla con forse vacue elucubrazioni.

Io mi rifiuto. Non posso sentire frasi del tipo “scrivilo te perché io non so più scrivere”, perché la calligrafia non è solo un’arte abbastanza democratica che racchiude in sé estetica e poesia, ma è anche un pezzo di noi, del nostro cuore che si trasferisce su un foglio di carta.



Io mi rifiuto di ricevere solo Whatsapp schematici e a volte sgrammaticati, invece che messaggi fatti d’inchiostro non digitale.

L’anno scorso io e Leonardo abbiamo fatto una specie di patto: per tutta l’estate ci saremmo dovuti scrivere delle lettere, dato che lui era in Veneto e io qui a Milano.
Dopo due giorni dalla spedizione iniziava il panico: “Oh Leo, t’è arrivata?”, gli chiedevo.
Non ancora, sai…”.

Grazie al nostro giochino delle lettere abbiamo scoperto che trovare francobolli non è facile come lo era una volta, che le Poste Italiane ci mettono un sacco di tempo a far giungere le lettere, e che alcune potrebbero anche non arrivare. Insomma, se un Whatsapp lo vedi subito, una lettera potresti anche non vederla mai.

Abbiamo imparato ad essere più pazienti, a trasformare la smania che avevamo di ricevere la missiva in esaltazione, e che se un messaggio non raggiunge il destinatario, né subito, né mai, non è la fine del mondo.

Quanto mi sono infastidita però a non capire il 40% di quelle lettere, e a doverle rileggere settantadue volte, io che leggo ormai veloce come un fulmine. Però quelle pagine erano per me. Leonardo era andato dal tabaccaio a comprare le buste, s’era messo in camera sua a scrivere, ogni tanto aveva tirato qualche riga per gli errori, e dentro mi aveva messo dei minuscoli pensieri, fiorellini o stickers.
S’era “sbattuto”, ecco.
La carta poi odora, il telefono no.
È una questione di tempo? Il motivo per cui non scriviamo più lettere è perché non c’è più quello? Non credo. Penso sia un discorso di tolleranza, e noi non tolleriamo più di aspettare, né di stare lì a decifrare geroglifici fatti con zampe di gallina.

I messaggi devono essere immediati, e le lettere non lo sono per almeno una decina di motivi.
Però provate ad ammettere il contrario: quando ricevete dei pezzi di carta, con il vostro nome scritto su, non toccate il cielo con un dito?

Autore: Valentina Mele e Lucia Del Pasqua
Regia: Valentina Mele
Montaggio: Valentina Mele
Grafica: Fabio Danisi
Produzione: TwoShot
Executive producer: Adriana Penati