Diritti LGBT in Africa, un continente sempre più omofobo

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L'ultimo paese a scatenare una vera e propria caccia ai gay è stata la Tanzania. L'Africa resta il continente più repressivo in materia di omosessualità.

Dal 5 novembre il governatore Paul Makonda ha dichiarato una vera e propria guerra alla comunità LGBT in Tanzania. La lotta del rappresentante 36enne, fedelissimo del presidente John Magufuli, inizierà a Dar es Salaam, la capitale economica del Paese. Lo stesso Magufuli si è fatto promotore della chiusura delle cliniche per la cura dell'Hiv perché "sospettate di promuovere l'omosessualità", portando dunque avanti una politica repressiva.

Ma la Tanzania non è l'unico paese in Africa, dove da molti anni è in atto una vera e propria "caccia alle streghe" in materia di diritti LGBT. Oltre la metà degli africani crede che l'omosessualità sia contro natura e ontologicamente errata. Lo stesso vale per i Paesi del Medio Oriente e per decine di altri Stati che guardano a sud est del mondo.

Alcune nazioni come l'India muovono i primi passi verso l'inclusione e l'accettazione legale, ma "cancellare" l'omofobia è tutta un'altra storia. Ma in Africa la strada sembra ancora lunga e difficile.

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Foto: Timothy Hodgkinson © 123RF.com

Essere gay in Africa

Sono 32 su 54 gli stati africani dove essere gay è un reato e le pene variano da nazione a nazione. In 11 di questi le pene sono state inasprite negli ultimi cinque anni. In altri 22 stati del continente, apparentemente più tolleranti, non esistono leggi che criminalizzano pratiche LGBT, ma ciò non vuol dire che siano socialmente accettate.

Molto spesso non si parla esplicitamente di atti omosessuali, ma ci si appella alla difesa del "buon costume" o della "pubblica morale". In molti casi è vietato persino associarsi liberamente per creare realtà di aggregazione attorno al tema LGBT.

In quasi tutti i 32 Stati Africani viene condannata e perseguita l'omosessualità maschile e femminile. In alcune parti del continente, è vietata invece solo quella maschile.

Omosessualità e pena di morte in Africa

La pena di morte per atti sessuali compiuti con persone dello stesso sesso è prevista in Sudan, dove vige la Shari'a, la legge islamica; in Nigeria, dove la Shari'a è rispettata in alcune parti del paese e dove basta essere sostenitori di associazioni gay per finire in carcere fino a 10 anni; in Somalia, dove la Shari'a è in vigore nel Sud del Paese; in Mauritania. Tra questi la Nigeria è considerata il paese più omofobico dell'intero continente africano.

Africa: omosessualità e carcere

In Uganda si rischia l'ergastolo. In Camerun oltre al carcere (5 anni), si deve anche pagare una multa. Carcere anche in Burundi, Senegal (5 anni di prigione), Gambia e Zambia (fino a 14 anni di prigione) e Ghana. L'omosessualità è vietata anche in Algeria, Egitto (considerato il più importante “Stato-carceriere” di gay al mondo), Libia, Etiopia, Angola, Botswana, Mauritania, Guinea, Liberia.

L'ex presidente dello Zimbawe Robert Mugabe ha dichiarato che gay e lesbiche "sono peggio di maiali e cani": dal 1995 il suo governo ha portato avanti campagne contro gli omosessuali. Qui è vietata però solo l'omosessualità maschile.

Il Marocco prevede una detenzione che varia dai 6 mesi ai 3 anni, ma qui l'omosessualità non è perseguita con la stessa ferocia di altre nazioni, benché resti vietata sia quella maschile, sia quella femminile. Stessa elasticità anche in Tunisia e Algeria, dove è illegale ma tollerata.

Nel 2012 il presidente del Malawi Joyce Banda ha sospeso le leggi contro la sodomia, anche se resta illegale. L'obiettivo è rendere il paese gay-friendly, ma fino ad allora sia gay che lesbiche rischiano fino a 14 anni di prigione.

Tra i paesi che condannano solo l'omosessualità maschile ci sono Sierra Leone, Ghana, Togo, Kenya, Namibia. Anche se condanna solo la sodomia tra uomini, la Tanzania è il simbolo della crudeltà con cui la comunità LGBT viene perseguitata nel continente più difficile dove essere gay.

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Foto: Timothy Hodgkinson © 123RF.com

Omosessualità: cosa ne pensano gli africani

Un sondaggio condotto dal PewResearch Center di Washington ha rivelato che il 98% dei nigeriani, il 96% cento dei cittadini di Senegal, Ghana e Uganda, e il 90% dei keniani è convinto che la società non debba accettare l’omosessualità, ma combatterla. Inoltre, il 96% degli africani è convinto che la legge sia giusta e che l'omosessualità sia un reato gravissimo.

Tra le ragioni all'origine di questo odio nei confronti della comunità LGBT potrebbe esserci la cultura della "propagazione della vita" molto diffusa in Africa, dove tutto ciò che ostacola la procreazione è visto come atto negativo. Ciò vale per l'omosessualità quanto per l'aborto o la sterilità di una donna.

Ma diversi studi dimostrano che l'omosessualità è presente nelle culture ancestrali africane, molto prima dell'arrivo del colonialismo. Già nelle testimonianze dei primi esploratori inglesi e portoghesi nel sedicesimo secolo si parla di sesso fra uomini in alcune tribù del Congo e di matrimoni poligamici in Angola. Quindi sembra che l'odio verso l'amore tra persone dello stesso sesso sia un altro frutto dal sapore molto amaro prodotto dal colonialismo, che ha diffuso culti religiosi come il Cristianesimo.

“Lo Stato non ha il diritto di punire le persone in base a chi amano”: a dirlo fu Barack Obama durante un incontro con il presidente keniano Uhuru Kenyatta. Qui l'omosessualità è punita con pene fino a 14 anni di reclusione. L'obiettivo è cancellare la possibilità di quella pena non solo per gli stranieri, ma per tutti. 

Le eccezioni

Il Sudafrica, come si sa, rappresenta un’eccezione: qui, infatti, alle persone dello stesso sesso è riconosciuto il diritto di sposarsi. Anche qui, tuttavia, si è registrato negli ultimi anni un trend allarmante, con un incremento degli episodi di intolleranza e dei crimini omofobi.

Capo Verde, Mauritius, Sao Tomé, Principe e le Seychelles hanno decriminalizzato l'omosessualità.

Foto di apertura: Timothy Hodgkinson © 123RF.com

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