Essere gay nella Turchia di Erdogan

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La Turchia sta affrontando una dura ondata repressiva rivolta verso la comunità LGBT. All'origine di queste azioni non c'è solo il pugno duro del governo, ma anche una coesione sociale dell'opinione pubblica contro gli omosessuali. 

La Turchia è l’unico Paese musulmano del Medio Oriente dove l’omosessualità non è proibita per legge. Ciò non significa però che tutti gli appartenenti alla comunità LGBT abbiano vita facile.

Infatti l'opinione pubblica a maggioranza musulmana ritiene l'omosessualità qualcosa da combattere. Per questo la legge, che non vieta l'amore tra persone dello stesso sesso, prevede il reato di esibizionismo pubblico per cercare di mettere un freno al fenomeno.

Fra Gay Pride negati e una fortissima discriminazione sociale, essere gay nella Turchia governata da Recep Tayyip Erdoğan sta diventando sempre più difficile.

Diritti LGBT: cosa dice la legge turca

L'omosessualità è stata legalizzata durante l'impero ottomano, nel 1858. Anche nella Turchia moderna l'amore tra persone dello stesso sesso è legale, sin dalla fondazione di questo giovane stato, avvenuta nel 1923. Tanto che secondo la convenzione di Ginevra le persone appartenenti alla comunità LGBT hanno il diritto di richiedere asilo nel Paese.

Tuttavia le coppie formate da persone dello stesso sesso non hanno le stesse protezioni legali disponibili per le coppie eterosessuali. I transessuali sono stati autorizzati a modificare il loro genere giuridico dal 1988. Non ci sono divieti per i film con contenuti LGBT.

Ciò che manca è una legge contro le discriminazioni riguardanti l'orientamento sessuale e l'identità o l'espressione di genere: benché questi argomenti siano stati legalmente discussi, non hanno ancora una legge che punisca gli atti discriminatori perpetrati ancora oggi da una società generalmente conservatrice. Per punire i gay vengono utilizzati gli articoli del codice penale che regolamentano l'esibizionismo pubblico e i reati contro la pubblica morale.

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Foto: evrenkalinbacak © 123RF.com

Le discriminazioni nell'esercito

Poi c'è l'oscuro capitolo legato all'esercito. In Turchia il servizio militare obbligatorio si applica a tutti i cittadini turchi maschi tra i 18 ei 41 anni, ma le forze turche discriminano apertamente gli omosessuali impedendo loro di servire nei militari. Violando gli obblighi previsti dalla Convenzione sui diritti umani, usa l'omosessualità come unica "malattia" per l'obiezione di coscienza, non riconosciuta nel Paese.

Nell'ottobre 2009 la relazione della Commissione Europea sull'allargamento ha affermato: «Le forze armate turche hanno un regolamento sanitario che definisce l'omosessualità come una malattia psicosessuale e identifica gli omosessuali come inadatti al servizio militare. I turchi che dichiarano la loro omosessualità devono fornire prova fotografica. Un piccolo numero è stato sottoposto a esami medici umilianti». Ora non c'è più la dimostrazione, ma dichiarare la propria omosessualità rimane motivo di espulsione per ufficiali e studenti.

La prigione per gay

Nel 2014 il ministro della giustizia Bekir Bozdag ha dichiarato l'avvio di un programma di protezione per i detenuti, costruendo celle separate per i reclusi gay e transessuali. «Chi abbia manifestato la propria omosessualità non sarà con gli altri detenuti nelle aree comuni, neanche durante le attività sociali della prigione», ha detto Bozdag ad un deputato dell’opposizione.

La repressione durante il gay pride

Dal 2014 il Gay Pride non riusciva ad ottenere i permessi per sfilare. La prima edizione di questa manifestazione si tenne a Istanbul nel 2003, trasformando il Paese nel primo stato musulmano a permettere l'evento. Nel 2017 la prefettura di Ankara ha sospeso tutte le manifestazioni organizzate dalle associazioni LGBT fino a data da destinarsi. È bastato il comunicato stampa per cancellare con un colpo di spugna anche solo il diritto a manifestare.

Ma le associazioni hanno sfidato il divieto, lanciato per "ragioni di sicurezza", e la festa si è trasformata in un incubo. Migliaia di manifestanti sono stati colpiti da proiettili di gomma e idranti. Una decina di militanti sono stati arrestati. Secondo il comitato organizzatore della Settimana dell’Orgoglio Gay di Istanbul, gli arrestati sono stati obbligati a sentire preghiere del Corano nelle auto della polizia.

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Foto: Hakan Can Yalcin © 123RF.com

L'opinione pubblica

Le azioni repressive del governo di Erdogan riflettono un'ostilità sociale nei confronti della comunità LGBT. Secondo un sondaggio della World Values Survey del 2013, nove turchi su 10 non vorrebbero avere omosessuali tra i vicini di casa. Uno studio del Pew Research Institute indica inoltre che il 78% dei cittadini in Turchia rifiuta l’omosessualità.

Secondo il professore Hakan Ylmaz, intervistato da Sarah Baldiserra, «la Turchia ha molte facce diverse». Da una parte ci sono le persone moderne. «Poi c'è la maggioranza, il cui livello di tolleranza è molto minore. La maggioranza non accetta alcuna forma di diversità. Non accettano niente al di fuori del modello di persona musulmana, bianca, eterosessuale, di sesso maschile».

Le minoranze restano senza voce. «La minoranze non hanno alcun diritto perché nella società turca l’opinione della maggioranza governa e alle altre voci non viene dato ascolto», spiega Hakan, che sottolinea come le libertà siano state tolte una ad una, fino a trasformare le minoranze in qualcosa di invisibile, ma "da combattere".

Foto apertura: Engin Korkmaz © 123RF.com

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