Lolita secondo Yvonne Sciò

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Indimenticabile nello storico spot di SIP e sul palco di Non è la RAI, Yvonne Sciò racconta il segreto delle ninfette capaci di accendere quelle grandi passioni, così ben raccontate da Vladimir Nabokov nel suo capolavoro 'Lolita'.

«Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta...». Cominciava così, Vladimir Nabokov, a raccontare in Lolita il suo demone incarnato in una giovane ragazza, ancora troppo piccola per essere donna, ma già femmina nello spirito e nei giochi di seduzione. Siamo nelle pagine di un libro e, vista dalla carta, la natura di una Lolita forse non fa così paura.

Con l'esplosione della tv commerciale e l'ipersessualizzazione del racconto televisivo, le "lolite" sono arrivate ovunque. Il picco ce lo ha spiegato bene il programma di Gianni Boncompagni Non è la RAI: tante ragazzine in short e toppini, costumi da bagno sgambatissimi, permanenti vaporose, intente a giocare, ballare e divertirsi. 

Abbiamo chiesto a Yvonne Sciò, la meno longeva tra le ragazze di Non è la RAI (restò solo tre mesi), oggi attrice e regista impegnata nel racconto al femminile, di definire per il nostro Vocabolario delle Celebrità così una lolita.

La sua definizione di Lolita

Lolita è giocare a fare le donne senza esserlo. Quando guardo le foto di quel periodo [Non è la RAI, ndr.], c'è un'innocenza nello sguardo che la vita poi ti toglie, perché ti incattivisce. Quando sei molto giovane sei piena di sogni e di speranze: credo che essere lolita sia una cosa legata all'età e, per conservarla, si deve preservare quello sguardo sui sogni. Essere lolite è anche un modo di approcciare la vita, un modo di fare. La spensieratezza va bene, ma non bisogna cascare in certe trappole, anche quelle dell'occhio.

Cosa significa essere "lolite" oggi?

Penso che sia molto diverso essere una lolita oggi in Italia ed esserlo in America. Da ragazza cresciuta in Italia è interessante vedere le differenze in relazione alla questione #MeToo. Noi siamo più abituate, anche ai linguaggi. Ho incontrato Harvey Weinstein: ti mangiava con gli occhi, ma non mi ha fatto nulla di quello che si racconta. Mi sono saputa anche un po' difendere. Poi, essendo abituata all'essere una donna in Italia, stai attenta: magari può succedere una volta, ma non la seconda.

A proposito: cosa ne pensa del Movimento #MeToo?

Ci ha aiutato a voltare pagina. Non penso alle donne, alle attrici famosi, penso alle donne comuni, alle lavoratrici molestate sul luogo di lavoro. Che per avere un lavoro devono fare cose strane. Molti approfittano delle persone più deboli, ma anche quando sei un lolita puoi sentirti un oggetto. Bisogna essere un po' scaltre. Se ti ci trovi dopo anni, allora c'è qualcosa che non va.

yvonne

Foto: LaPresse

Quando pensa a "lolita" qual è la parola o l'aggettivo che vi associa nella sua mente?

Mi viene in mente un'immagine di una bambina con un occhiale a goccia e un lecca lecca: un passaggio di ormoni che attraversa un corpo acerbo. Penso a quel momento congelato nel tempo.

Secondo lei qual è oggi il rapporto mediatico con le lolite?

Quando le mie amiche vengono in Italia rimangono scioccate dal fatto che le donne in tv siano ancora molto nude. Secondo me è sbagliato, l'immagine della donna non è quella. Non c'è bisogno di essere mezze nude per essere sexy. Con Internet poi, tutto è stato rivoluzionato.

Qual è la parte da lolita che conserva ancora oggi nella sua vita?

Sono passati molti anni, ma conservo la coscienza di "non fare proprio schifo". La consapevolezza del proprio fisico è importante, ma non ci si può fermare a quello. Una donna deve fare qualsiasi cosa, ma fare. Essere solo una bella ragazza, una bella lolita, non basta, perché ci sarà sempre qualcuno più bello, più alto di te, più sexy di te. La vita ti dà tanto ma bisogna crescere e imparare a sbagliare. Quando sei molto giovane, quando sei una lolita, pensi di cambiare il mondo, che puoi arrivare alle stelle e non vuoi limitarti. Ma sento che ancora devo crescere, sbagliare tanto e imparare tanto.

Chi è Yvonne Sciò

 Yvonne Sciò è un'attrice, modella e regista italiana. Classe 1969, è divenuta famosa nella seconda metà degli anni Ottanta, lavorando come modella. A portarla alla celebrità la campagna pubblicitaria dell'azienda telefonica SIP: in quello spot era un'adolescente innamorata che passa il tempo al telefono, a chiedere al proprio innamorato: «Mi ami? Ma quanto mi ami? E mi pensi? Ma quanto mi pensi?». Il programma di Gianni Boncompagni Non è la RAI le ha permesso di conquistare una grande notorietà, ma rimase nel cast per pochi mesi. Volata negli Stati Uniti si dedica al cinema: ha recitato per Pupi Avati, i fratelli Tavianni, Martin Donovan, Jean Marie Bigard. Ora è anche regista: al suo attivo ha due documentari, Roxanne Lowit Magic Moments e Seven Women, incentrato su sette donne di successo che hanno lasciato il segno nel mondo.

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